mercoledì 17 agosto 2011

sguardi: istruzioni per l'uso

Una serata d'agosto. Youssouf ed io facciamo ripetizioni di aritmetica alla snia. Un etto di addizioni tagliate fine, mezzo litro di moltiplicazioni, qualche sottrazione per gradire, tabelline ed equivalenze q.b. e poi giriamo e facciamo cuocere a fuoco lento.
Youssouf mi dice che per fare le tabelline, ad esempio quella dell'8 che è "veramente difficile", lui e i suoi amici maliani quando ancora viveva in Mali erano abituati a scrivere tante sbarrette verticali sia per contare il numero da moltiplicare, in questo caso l'8, sia per calcolare la moltiplicazione da fare. Mi spiego meglio per calcolare 8 x 2 lui di solito scriveva su un quaderno questo: |||||||| ||||||||. Figuratevi se doveva farsi tutta la tabellina ci sarebbe potuto rimanere tutto il giorno. "Te lo scordi" gli dico "se pensi di metterti a scrivere tutte ste sbarrette come i carcerati. Devi imparare a fare i calcoli a mente!". E mi sorprende Youssouf perchè si trova un meccanismo tutto suo che mi sembra geniale: avere un punto di riferimento nel mare della tabellina. Ad esempio per la tabellina dell'8 sa con certezza e in fretta che 8 x 5 = 40. Le moltiplicazioni prima e dopo il 5 diventano semplici. Cioè non sempre ma mi sembra questa un'ottima intuizione.
Finiamo la rispetizione e ci dirigiamo verso il cancello che è chiuso. "E mo?" faccio io. "Chiamo Balablè!" risponde Youssouf. "Balable? Balà con gli occhi sempre semichiusi che non ti guarda mai in faccia?" chiedo io. "Si lui, Balable!" mi dice Youssouf. Infatti Balablè non mi guarda mai in faccia quando gli parlo anche dopo esserci stretti vicendevolmente e lungamente la mano con grandi pacche e sorrisi a contorno. Non c'è niente da fare: parliamo e lui mi schifa sempre, non mi guarda mai. Nemmeno a lezione! Poi mi accorgo che Balablè non guarda nemmeno Youssouf mentre scherzano e Youssouf gliene dice di tutti i colori per via della bicicletta e della sua pancia. C'è un vizio di forma allora! Chiedo a Youssouf come mai Balablè non guardi negli occhi i suoi interlocutori e Youssouf mi spiega che è normale in Africa che le persone non si guardino negli occhi. E' una questione di rispetto. Guardarsi negli occhi invece è sintomo di maleducazione o di provocazione. Dunque se due uomini si guardano dritto negli occhi si può stare sicuri che voleranno botte da orbi prima o poi. Mentre se avrete occasione di vedere un adulto suonarle ad un ragazzo apparentemente senza motivo allora potrete mettere in conto l'eventualità che il giovane abbia maleducatamente fissato l'adulto che risentito di tanta arroganza ha pensato bene di insegnarli le buone maniere. Buone almeno nel suo emisfero. "Dunque" gli chiedo "quando parliamo e io ti guardo negli occhi tu sei a disagio?". "Alcune volte si" mi confessa Youssouf. Allora io comincio a guardarlo fisso qualunque cosa mi dice o gli dica. E lui giù a ridere insieme a me, senza guardarmi però. "Sto imparando un po' a fare come voi" ammette Youssouf ma la prova del nove ancora deve arrivare: i saluti. Quando ci salutiamo infatti non possiamo fare a meno di provare ad imitare i costumi dell'altro. Allora Youssouf prova a guardarmi ma è più forte di lui non ci riesce e fissa il palo della luce che si trova alle mie spalle. Io provo a non guardarlo ma non gliela fò e sistematicamente guardo dritto negli occhi Youssouf che sta sempre sintonizzato sul palo alle mie spalle. Non smettiamo un secondo di ridere e ci salutiamo finalmente con l'augurio di risentirci e rivederci presto, io Youssouf e il palo della luce.