mercoledì 12 settembre 2012

il paese dei ventilatori

Fuori piove, anzi pioveva quando ho pensato che avrei voluto iniziare così questo racconto. Fuori piove e il paese dei gatti e dei piccioni si scopre impreparato ad accogliere questa pioggia. Si perchè nel paese, in ogni paese, ci trovo gatti e piccioni, piccioni e gatti. Sono così tanti che andrebbero censiti e nei pannelli informativi che si incontrano al confine, quelli che ti dicono "benvenuti al paese tal dei tali, gemellato con il paese pinco palla che è sempre o francese o tedesco, il paese di questo o quel prodotto tipico, ecc ecc" insomma su questi pannelli informativi il sindaco del paese dovrebbe indicare anche come è composta la popolazione "in questo paese convivono 1000 donne, 700 uomini, 500 gatti e 800 piccioni. Si prega di notare che il censimento soprattutto per i piccioni è suscettibile di continue variazioni data la natura volatile e antipatica del soggetto". Insomma nel paese dei gatti e dei piccioni piove e le "sore", solitamente comode a chiacchierare tra loro sulle loro sedie nei vicoli del paese, si ritrovano a mandare accidenti alla pioggia all'unisono. Le sore sono le donne del paese che nel loro tempo libero si incontrano e scambiano opinioni, osservazioni, pettegolezzi, ricette e chi più ne ha ne mette. Per vostra informazione il tempo libero e dunque il tempo di stazionamento nei vicoletti è direttamente proporzionale all'età. Se non le conosco, quando ci passo in mezzo si zittiscono e aspettano che mi allontani per ricominciare a chiacchierare. Se invece le conosco il mio passaggio non invade la loro riservatezza e posso anche permettermi di fermarmi ad ascoltarle "perchè quest'anno non ci sono i soldi nemmeno per i ventilatori" fa una donna anziana "macchè ventilatori, gli sbandieratori. non ci sono i soldi nemmeno per gli sbandieratori" la riprende la nuora.
Fuori continua a piovere e le sore si lamentano correndo, chi può, per ripararsi. "Certo che quando fà caldo perchè fà caldo, quando piove perchè piove, me sto sempre a lamentà!" confessa una donna ridendosela divertita sotto una novità attesa da tanto tempo soprattutto dagli agricoltori. E sul tema sono molto ben informato. Infatti quando esco dal negozio di prodotti tipici locali sò tutto delle noci e delle nocciole. L'impiegata del negozio, un po' annoiata credo per l'assenza di clienti è stata infatti molto contenta e prolissa nel raccontarmene tutta la filiera agricola senza dimenticarsi nemmeno una virgola. E tra le tante altre cose mi confida che "la noce è così, un anno si e un anno no. L'anno scorso c'è gente che ha fatto centinaia di migliaia di euro. Quest'anno invece è proprio andata male. E' tutto secco. Per non parlare delle castagne infettate da quest'insetto cinese!". " 'Sti cinesi! stanno dappertutto. Mo pure nell'agricoltura!" si arrabbia facendole eco l'uomo che ho raccattato per la strada a diverse decine di km da dove poi l'ho lasciato che mi chiedo ancora che ci stesse facendo così lontano. A piedi per giunta. "E' tutto secco" rincara quest'uomo fissandomi cogli occhi piccoli dietro due fondi di bottiglia "E' tutto secco e a Roma costa tutto caro!" me lo ripete così tante volte che mi convinco del fatto che quest'uomo lo usi come un intercalare come il mio "in verità". Strada facendo mi chiede "quanto costa a Roma una casa? quanto costa a Roma la terra? Ehhh.. a Roma costa tutto caro!" ma soprattutto valla a trovare la terra a Roma. Cerco di spiegargli che bisogna andare in periferia a cercarla ma poi in verità costa tutto caro a Roma e mi arrendo. Lo lascio alla stazione. Ho appena finito di ripetergli il mio ennesimo rifiuto ad una ricompensa che lui si ostinava a volermi pagare per il passaggio ricevuto che mi saltano in mente le parole lapidarie con cui un uomo si è rivolto alla moglie rea forse di aver battuto cassa una volta di più "i soldi è il padre dei vizi!" le fa lui con un sorriso tra il serio e il divertito. Forza la chiusura della portiera e si allontana colla sua panda rossa sgangherata lasciando ai posteri una nuvola di terra. In effetti le strade provinciali tagliano grandi distese di campi coltivati e mi capita spesso di attraversare banchi di terra alzati dai trattori intenti a dissodare i terreni secchi, quest'anno più che mai. Non mi sono sorpreso dunque del dito di terra sotto cui ho trovato la mia auto dopo uno sterrato fatto, con molte preoccupazioni sulla compatibilità terreno-auto, alla ricerca di un lago tascabile infrattato là dove devi proprio volerci andare perchè altrimenti nemmeno a perdercisi ci si arriva. "Non farti far paura dagli occhi!" diceva un operaio al collega ed io ci pensavo mentre sfidavo il fuori pista con la mia auto da città fidandomi e forse incoraggiandola ad essere anche qualcosa di diverso da ciò per cui è stata concepita. O forse mi autoincoraggiavo. Comunque ora sono a mangiare una pizza a distanza di km e di giorni. So far so good.