Milano. Sono al mercato rionale del mio quartiere. Finora popolato da extraterrestri parlanti una lingua incomprensibile, oggi al mercato c'era la gente che conosco, incontro e saluto. Riesco a scambiare battute comprese e ribattute che si muovono sul ponte della comunicazione.
D'accordo, so dove sono: anche puntando il dito sul prodotto riuscirei a portarmelo a casa. E poi basta pagare. Ma oggi è diverso.
C'è il sole.
Non nascondo la mia cadenza finora timidamente coperta pensando di far bene così per farmi capire. Una delicatezza di cui solo io m'accorgo. Artefice involontario perchè si sà paese che vai usanze che trovi.
"Me darebbe un po' de costa de sedano?"
Le labbra, i denti, la bocca, tutto il corpo, lo sento lo percepisco, all'unisono accompagnano e si mescolano alla cadenza che è mia. Mi appartiene. Sebbene a Roma chi mi conosce mi dica che non sembro per niente romano, e pure a Milano me lo dicono, pazienza. A me piace così.
Sento, non rappresento, non voglio essere una caricatura. Mi paro di fronte alla gente, non mi nascondo, il più spontaneamente romano possibile. Il daimon dialettale si manifesta.
"Imparerai a parlare romano" mi ha detto Alessandra una volta. Non avevo capito a cosa mi sarebbe servito. Faccio ancora pratica.
E non dimentico