venerdì 18 ottobre 2013

amarcord: il riordino della fila

Un anno fà, un giorno d'autunno, nella sala d'attesa del medico di base.
Le parole tra le persone presenti in sala d'attesa sono poche, concentrate in pochi attimi e ben selezionate. Nella maggior parte del tempo regna il silenzio rotto dal ciancicare della gomma tra i denti, dai fogli di giornali girati, da qualche colpo di tosse o qualche starnuto ma dipende dalla stagione, e dalle parole lontane del medico chiuso col paziente di turno dietro la porta del suo studio. Porta alla quale chi più chi meno butta lo sguardo con fare indifferente oppure infastidito oppure ancora col piglio di chi "ho un sacco di cose da fare non posso stare qui a perdere tutto sto tempo. e poi che c'avranno mai da dirsi!". insomma tutti, chi più chi meno - ritengo l'età un buon elemento discriminante - sperano che questa porta si apra il prima possibile. E quando finalmente questo accade tutti all'unisono si distraggono dai propri passatempo ed anche chi sonnecchiava si desta d'un tratto e puntano il mirino prima su chi esce e poi su chi entra. "Meno male che ha fatto presto" dice tra i denti una signora al marito "vedi di fare altrettanto altrimenti.." mi immagino che stia pensando scrutando l'eletto di turno con tale intensità da perforare il muro figuriamoci le orecchie del malcapitato. Mal comune mezzo gaudio vale solo quando c'è il mal comune. Entrato il paziente la sala è rigenerata, emozionata, vibrante. Il silenzio si romperà di lì a poco. Scatta il momento del riordino della fila. "Allora chi c'è dopo?" e poi "ma quante persone ci sono prima?" e ancora "chi è l'ultimo?". E' così ogni volta che il medico cambia paziente. Uno esce, un altro entra e chi aspetta automaticamente si occupa del riordino della fila d'attesa che monopolizza le parsimoniose conversazioni in sala, rianima gli astanti che si incontrano e scambiano parole, battute anche divertenti ma è un baleno perchè tutto si comsuma in 10 minuti poi di colpo si tornano a sentire le lontane parole del medico, il ciancicare della gomma tra i denti, il rumore dei fogli di giornale girati, i colpi di tosse o gli starnuti, ma dipende dalla stagione. e ora silenzio!

domenica 13 ottobre 2013

Istantanee: l'antiracconto del 25 aprile

Milano, un giorno d'autunno.

.. volevo, dovevo scrivere del 25 aprile anche quest'anno. "Mi raccomando scrivi!" mi dice Marco quest'estate a cena. E io "certo!" ho detto ma non sapevo quanto dura sarebbe stata la faccenda. D'estate è tutto più facile. Si può fare anzi dire di fare tutto ed anche di più. Tanto è estate, tanto è vacanza quindi mica si deve fare oggi. E' estate perbacco. Domani.. anzi no parliamone tra una settimana, anzi meglio tra due.
Vostro onore l'impegno e il tempo ce l'ho messo, glielo assicuro! Non sono rimasto con le mani in mano. Non è che mi ritrovo oggi come il giorno prima degli esami che uno sta li a maledirsi per non aver lavorato come una formica e per aver cantato come una cicala. Chi l'ha detto poi che la formica sia l'archetipo vincente! Si ho cantato! Ma mi sono dato anche da fare.

Ho pensato.

"Grazie! so' boni tutti! Che ce vo'.." direte voi. Eh non lo so ma io ho pensato e ripensato davvero a cosa scrivere ma sempre sempre sempre tornavano a galla le immagini e gli odori dei 25 aprile precedenti che si andavano ad infilare proprio negli spazi che quello recente non aveva riempito provocando un gran mischione avvolgente. Quindi? Quindi ho compreso oggi appunto solo dopo l'ennesimo tentativo che non potevo e non posso raccontare un'esperienza che ho vissuto solo un giorno. Non posso perchè se è vero che il 25 aprile è sempre, è anche vero soprattutto che il 25 aprile è tutti i giorni preparatori che lo precedono. Secondo me..
...non può esserci 25 aprile senza che Marco indaghi il tempo col suo telefono.
...non può esserci 25 aprile senza il montaggio dei gazebo in piazza nuccitelli meglio se sotto la pioggia.
...non può esserci 25 aprile senza passare ore nella cucina della SNIA a tagliare, sbucciare, impastare, ridere e poi ancora e ancora...
...non può esserci 25 aprile senza trascorrere ore sul campo di calcetto a fischiare correre discutere classificare fischiare di nuovo e stramazzare alla fine per la stanchezza che ti fa venire le visioni.
...non può esserci insomma 25 aprile senza ogni secondo trascorso in compagnia delle compagne e dei compagni della SNIA che sono per me il 25 aprile.
Confesso vostro onore, non posso raccontare. Ma posso solo ricordare il 25 aprile perchè quest'anno non l'ho vissuto ma l'ho pensato. A parte il torneo di calcetto naturalmente che ho vissuto, questo si posso ben dirlo perchè c'ero fino alla fine fino alle visioni, col cuore dei fratelli, col cuore di chi pensa che si giochi non per partecipare ma per vincere soprattutto e quando in palio praticamente c'è solo una vittoria umida e stanca.

Maledetta nostalgia canaglia!

"Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l'avara formica.
Io sto dalla parte della cicala,
che il più bel canto non vende, regala."
(G. Rodari)