Capranica, 1 gennaio 2015, ore 9:00.
Mi sveglio col sole in faccia e non è una metafora, non è una licenza poetica. La giornata nel viterbese è piena di sole e quando apro le finestre della mia camera per mettere il becco fuori e vedere il primo essere umano del primo dell'anno perchè è risaputo che tutto, dal pranzo alle viti del mondo, dipende dalla prima persona che incontri il primo gennaio, insomma quando apro la finestra io e la mia camera veniamo invasi dal sole. Richudo però in un batter di ciglia perchè insieme al sole è pure entrato un freddo polare e tutti gli orsi in fila per due mano nella mano. L'equazione è presto fatta: se tanto sole sta a tanto freddo allora risolvo colla radice quadrata delle terme. E così, convinto dalle mie elucubrazioni logico-matematiche che covavo già da milano, ancora arrovellato in questi pensieri ed un po' a disagio per l'invasione polare mi metto in cammino sulla strada statale 2bis veientana.
Ammetto che alle terme io ci sto talmente bene che se potessi ogni sera ci farei un salto. Proprio come facevano l'antichi che oltre a magna' i cocci e butta' i fichi appunto andavano alle terme. Pago, mi spoglio, mi tuffo. Due bracciate e sono già in mezzo alla pipinara. Come un tricheco mi faccio largo tra la massa di gambe, culi, braccia e teste accatastate davanti alle bocche d'acqua calda sulfurea. Non pensiate che sia cosa semplice peró. Eh no, infatti la piscina che è all'aperto ha un disivello esagerato e dove c'è l'acqua bassa l'acqua è proprio bassa che t'arriva alle caviglie mentre dove l'acqua è alta è proprio alta ed oggi la differenza è ulteriormente accentuata dalla temperatura perchè l'acqua alta è davvero fredda. Dunque siamo tutti ammassati all'acqua bassa davanti alle bocche d'acqua calda che guardiamo a volte con piacere e a volte con dolore. Perchè dopo esserti guadagnato uno spazio tra un gluteo e un menisco devi anche trovare la posizione esatta spingendo un po' a destra e un po' a sinistra per trovare il flusso. Il flusso è la giusta combinazione di correnti e una volta che l'hai trovata sei in pace sebbene si debba sempre tenere la guardia alta per evitare che altri come te prima si facciano largo a spallate per trovare il proprio flusso. E se ti sposti sei fregato, perdi il flusso e ti trovi in mezzo a correnti o troppo fredde o troppo bollenti che ti sembra di esser finito tra scilla e cariddi: se sei arrivato a questo punto caro mio mettiti l'anima in pace perchè non hai alternative, ti devi alzare e beccarti un'altra bella fregatura. Quando ti alzi infatti non puoi far altro che allontanarti dato che il tuo spazio quello che avevi conquistato a suon di spintoni non esiste più. La comunità di trichechi si è spostata rimodellandosi ed occupando lo spazio da te liberato. E tu sei li in piedi che cerchi una via di fuga camminando come un airone per non acciaccare piedi mani gambe e ginocchia e nel frattempo coprendoti il corpo come puoi dal freddo che ti gela. Per la cronaca e per fortuna non ho dovuto assumere la posizione dell'airone.
Quando viene il tempo di mangiare lo stomaco brontola che lo sentono pure all'acqua alta e decido di sperimentare la tecnica della lumaca: striscio via sgusciando lentamente fino all'uscita. L'esperimento riesce, mi rivesto e riparto finalmente verso un ottimo piatto di pasta in quel di Sutri. La gente della prima trattoria che avevo puntato si gira simultaneamente quando apro la porta: io sorrido e dico "buongiorno!" ma nessuna risposta d'incontro. Chiudo salutando e sbuffando anche perchè non c'era posto per me e tanto ero affamato che non mi sono goduto la bellezza del locale: croccante fuori, avariato dentro. La seconda trattoria che visito è invece un buco di nome e di fatto. Entro e sono accolto dal buongiorno dei commensali. E' amore a prima vista. C'è mancato poco che gli chiedessi d'essere adottato quando stavo mangiando la torta di mele. Questa torta un po' secca andava chiaramente intinta nel vino dunque così ho fatto col poco vino che era rimasto nel bicchiere. La trattora mi guarda, cerca il mio sguardo e quando ci sintonizziamo mi fa "Aspe', lascia perde' quer vino. Prendete questo, tutta 'n'artra storia" e mi porta un vino dolce, tipo vin santo "ma molto mejo" le fa eco il marito, che manda me e la mia torta di mele in un brodo di giuggiole e poichè la torta me la sono mangiata inzuppata io ci sono andato due volte.
La strada del ritorno a Roma al tramonto era di un arancione commovente.