Smettete di essere ansiosi per la vostra anima, di ciò che mangerete o di ciò che berrete, o per il vostro corpo, di ciò che indosserete. Non vale l'anima più del cibo e il corpo più del vestito? (Gesù in Matteo 6: 25-34)
E' l'estate del 2012. Sono al mare di Santa Severa, proprio sotto il vecchio castello medievale. Un granchio mi cammina sul piede. Me ne accorgo, mi muovo e lui sgattaiola via anzi sgrancaiola via dato il suo stile orizzontale di darsi alla macchia anzi all'acqua. Me lo guardo finchè posso, finchè non scompare quindi riprendo il mio tram tram fatto di poche cose semplici: del resto sono appollaiato su uno scoglio nella posizione yogica della lucertola. Uno scoglio tra molti scogli, popolati principalmente da granchi e circondati da ampie distese di alghe che finchè le mangio insieme al ramen sono deliziose ma nell'acqua ne ho il terrore. Sono uno dei pochi essere umani a preferire lo scoglio, il resto è a godersi l'arenile poche centinaia di metri più in là. Più comodo, più social, più pipinara peró. A me piace così, ora e qui. Lo scoglio piatto che mi ospita ha spazio solo per me ed è questa la condizione necessaria e sufficiente per la mia missione. Il bagno in mare dagli scogli mi spaventa e voglio esorcizzarlo. Mi mette a disagio non poter vedere e controllare quanto mi accade sotto. E se un alga sta aspettando il momento buono per allacciarsi alla mia caviglia e tirarmi giù? E se i pesci decidessero di banchettare colle mie ginocchia e farci un brodino?... La verità signori della corte è che immerso nell'acqua ho la percezione di quanto sia piccolo rispetto alla natura e questo è disarmante. Ogni volta che decido di buttarmi la negoziazione è cosa lunga: sondo il fondale, guardo dove mettere i piedi, scanso i ricci, evito i granchi, mi domando come avrebbe fatto Amleto (ne sono quasi certo) se fosse stato al mio posto teschio in mano "mi tuffo o non mi tuffo questo è il dilemma". Alla fine caro Amleto la risposta da prendere è sempre quella che risolve, quella maturata ascoltandosi in profodità. Io mi tuffo Amle'! e mi godo il mare. Immediato è il refrigerio dalla calura estiva di agosto: l'acqua frigge sulla mia pelle come l'olio in padella quando cucino i supplì. Il contrasto termico è tale che quando entro "Boom!" abbatto la barriera del suono, o dell'acqua sarebbe meglio dire. A mollo, mi giro e mi rigiro, galleggio come un tronco alla deriva o quando ho gli occhiali ne approfitto per studiarmi la fauna marittima. Esco, mi appollaio di nuovo, leggo, mangio, osservo i granchi e così via 5 o 6 volte al dì per tutti i giorni di ferie. Prescrizione non-medica ma che fa bene.
Di queste prescrizioni mi piace riempirmi le tasche perchè dopo le prime volte in cui si gusta la novità tutto diventa abitudine e l'abitudine porta con se conoscenza e sicurezza.
Mi piacciono le abitudini e sono certo che anche ad Amleto piacessero. Anche il granchio è abitudinario, per non parlare del mare che urta di continuo contro il mio scoglio senza stancarsi. Re delle abitudini è peró il ragno che ospito nella mia casa di Milano. Coabitiamo oramai da diversi mesi e io ogni settimana gli smonto la tela. Non è per cattiveria ma rischio di finire come lo stregone amico bucolico di Gandalf. Lui, il ragno, ogni volta si rimette li a rimontarla esattamente come era prima. Io la smonto e lui la rimonta, uguale. Che penso chi glielo fa fare, al posto suo me ne andrei nella casa accanto invece no persiste. Resta, resiliente, resistente. Anche questo ci accomuna credo, la resilienza. La vera difficoltà è nel capire il confine col masochismo. Camminare sull'abisso è davvero un'arte complessa e riuscire a farlo consapevolmente è un vero traguardo.
Mi riempio le tasche di prescrizioni non mediche perchè fanno bene, con esse apro la mia mente. Alcune sono piccole novità che diventano in fretta routine dunque abitudini portando con se la voglia di provarne delle nuove. Altre sono tali che non diventano mai routine nel senso comune cioè pur diventandolo non stancano mai perchè portano con sè l'emozione del cambiamento: come recitare per intenderci. Di simile, tra me e il ragno dico, c'è la necessità di sopravvivere eppure lui non si cruccia e non diventa irrequieto come me. Lui forse sa che è inutile essere ansiosi perchè "l'ansia non aggiungerà un giorno in più alla sua vita". Puó un ragno saperne più di me? Non lo so, ma io gli smonto la tela. Tanto per non perdere l'abitudine.