venerdì 25 luglio 2014

25 aprile 2014: tutto il mondo in un campetto

bella Toripgna, bella Torpignattara\borgata dove il razzista ha la sua bara\amiamo anche Prenestino Labicano\se sei con noi adesso alza la tua mano
(da "Il lago che combatte" di Assalti frontali & Il Muro del Canto)


“Scrivi!”
Era tanto che non me lo diceva Alessandra. Ma io sto a Milano, lei c’ha un pupo e non viviamo più le stesse esperienze. Ci sono sempre gli ideali condivisi, i valori, il senso della lotta comune e fraterna che così concretamente ho sentito e vissuto alla snia, ma una cosa è sentire insieme che è importante e meno male che c’è ma tutto un altro paio di maniche è fare insieme. Non che a Milano non ci sia da fare ma oggi non mi appartiene. Così, non vedo l’ora di darmi da fare per il 25 aprile del prenestino-pigneto che sento anche mio nonostante la distanza spazio-temporale.

Prima cosa, prima di tutte, mi divora la curiosità di vedere il lago della snia che sì ho visto ma dall’alto, dal parco delle energie, scostando i rami degli arbusti e con un occhio a non finire di sotto. La mattina presto era partito un corteo da centocelle per gridare e rivendicare l’urgenza di mettere fine a qualunque tipo di speculazione sul lago della snia perché sia definitivamente consegnato al quartiere e alla città. Il corteo sarebbe finito proprio a ridosso del lago ma quando sono arrivato il corteo era ancora lontano. Allora io, che m’ero fatto in bici la strada per piazzale prenestino da roma ovest, una volta toccato il cancellone verde ero stanco e sudato come se avessi corso la parigi-roubaix sul pavet. Che poi ‘sto pavet non è altro che una strada fatta de sanpietrini. Solo che i francesi lo chiamano “pavet”. Voi mette “Nibalì vinsce in volatà sur pavet de la parigi-roubaix” con “Nibali vince in volata sui sanpietrini dei fori imperiali”? Vabbè, lasciamo perdere. Comunque decido di non raggiungere il corteo per tirare il fiato e prendermi il tempo per esplorare questo spazio mai visto così da vicino e per giunta tutto sommato in solitaria. A passo lento osservo scrupolosamente le strutture fatiscenti diroccate piene di storie che ho pensato “avecce qualcuno a raccontarmele” starei ancora li a sentirle ed invece camminando camminando incontro Roberta che invece delle storie fà “Bella Giallù, come stai? viè qui e damme ‘na mano”. Quanto ho aspettato questo momento?! C’era infatti anche un’avanguardia della snia ad acchitare lo spazio di ristoro che presto avrebbe accolto la gente del corteo. Che infatti di li a poco entra pure lei dal cancellone verde di piazzale prenestino: una fiumana infinita si riversa all’interno dell’area. Quando finalmente avevo trovato chi avrebbe potuto raccontarmi le storie che cercavo mi rendo conto che, tra una chiacchiera con Ella e un giro del lago con Emiliano, tra una pizza ingurgitata e gli abbracci sparsi con le amiche e gli amici, i compagni e le compagne ritrovate, s’era fatta l’ora di andarmene per preoccuparmi del torneo. Per la cronaca, quando imbocco l’uscita dal solito cancellone verde la fiumana del corteo stava ancora entrando.

Carico come uno sherpa di maglie e palloni mi dirigo al campo di piazza persiani – nuccitelli. Ma prima di arrivarci, ammetto che trovare maglie e palloni è stata un’impresa. “Sta lì, negli armadietti della palestra” mi dice Marco mentre è dietro al bancone del ristoro che con la sua calma olimpica distribuisce panini alla folla ammucchiata e affamata. “Ma sì” penso “in fondo sono sempre state lì”. Piuttosto mi preoccupo del resto perché mi affida le chiavi del campetto. Mi guarda e non dice niente ma il silenzio era pieno di avvertimenti. Ricevuto, come al solito. Presto mi accorgo di aver sottovalutato la “questione sacca” perché in un anno la palestra della snia è stata rivoltata e delle maglie e dei palloni negli armadietti, figuriamoci della pompetta per gonfiarli, nemmeno l’ombra. Panico! Comincio la caccia al tesoro che per fortuna finisce bene perché trovo tutto, pure la pompetta, e perchè mi dà l’opportunità di vedere come la palestra della snia stia cambiando. Solo che non me la godo perché è così quando c’ho in testa un obiettivo, che era trovare-maglie-trovare-palloni-trovare-pompetta-gonfiare-palloni, è quello che riempie la testa e c’è poco tempo per il resto. Insomma uomini! famo ‘na cosa e famola bene.

Quindi dicevo, ora sì, carico come uno sherpa di maglie puzzolenti, perché so’ le stesse da 4 anni a questa parte nel senso che non sono mai state lavate prima, e palloni gonfi mi butto al campetto dove mi aspetta Enrico del centro riserva nuova. E poi ci sono Emiliano e Francesco e gli altri affezionati al torneo che incontro una volta l’anno ma ogni volta è sempre una festa piena di abbracci perché il calcio è così, lega, rende complici nelle attese, rende fratelli negli avvenimenti. In realtà ho avuto un bel da fare a farlo capire a due ragazzi senegalesi che a un certo punto hanno cominciato a stracciarsi le vesti e ad insultarsi reciprocamente. L’immancabile rissa tra due giocatori bravi, grintosi, alti ‘na cifra che non è stato facile convincere il mio corpo ad infilarsi e per fortuna che li tenevano, ma indisciplinati e al torneo del 25 aprile ‘ste cose non sono ammesse. Anche perché poi chi lo sente Marco. Quindi fuori dal campo non prima però che l’animo si fosse raffreddato e si fossero stretti di nuovo la mano. Metastronzi, Pigneto superiore, i Triger della scuola popolare di italiano pigneto-prenestino della snia, poi Morena, Campobasso, San Michele, Atletico Fans e le due formazioni del centro Riserva Nuova: queste le 9 squadre del torneo, tutto il mondo in un campetto dall’Africa Subsahariana all’Asia passando per l’Europa e il Medio Oriente. Dopo aver risolto la delicata e costante pratica dei tacchetti, fischio l’inizio del torneo. Giochiamo 26 partite, una via l’altra, senza soluzione di continuità e sempre sorprendentemente coll’immancabile voglia di vincere. Perché diciamolo chiaro, caro il mio Pierre de Coubertin, un torneo si gioca per vincerlo e secondo me pure tu lo avresti pensato e detto se avessi visto che ogni pallone conteso è una questione di principio, ogni gol un trionfo, ogni palo una disperazione e ogni fallo un grattacapo per l’arbitro. Perchè in teoria è proprio sul fallo che l’arbitro deve essere deciso e preciso anche nel cambiare idea, cosa che a onor del vero è accaduta pochissime volte, dato che si gioca la fiducia e le orecchie dei giocatori per tutto il resto del torneo. Intimamente però mi piace pensare che in pratica dentro questo campetto ciò che emerge più di ogni altro è l’amore per questo sport che parla una lingua sola, che ti fa chiudere un occhio quando le squadre si mischiano perché c’è sempre qualcuno che manca e c’è sempre qualcuno che subentra a torneo iniziato, quando si commettono errori in buona fede o si compiono falli per irruenza e per la voglia di arrivare fino in fondo perché quando stai li dentro sai che ti capita prima o poi di commettere un errore o di aver bisogno di un rinforzo e conti sul senso di reciprocità che accomuna gli animi di tutti.

Però quanno c’è da puli' se ne vanno tutti, altro che.. fratelli viziati! Ma sì, va bene così. D’altronde anche io come partecipante di un torneo non mi sono mai preoccupato del dopo-torneo perché dopo c’è sempre e solo la gioia della vittoria o lo sconforto della sconfitta a far compagnia.
Così mentre le pulizie rituali riconsegnano ai proprietari (proprietari?!) un campetto più pulito di prima, la premiazione dei vincitori, per la quale mi infilo sul palco della piazza facendomi spazio tra un ottone e uno spartito della Pigneto orchestra, consegna loro una fresca birra.

venerdì 6 giugno 2014

la crisalide e l'uomo anziano

"La concezione del TAO rispecchia l'ordine della Natura, il senso dinamico che produce tutte le forme esistenti attraverso e per mezzo dell'interagire delle due polarità: Yang il Creativo che simboleggia l'energia del Cielo e Yin il Ricettivo che simboleggia l'energia della Terra. E' dalla loro asimmetria di posizione e dalla loro attrazione reciproca che si origina il Moto, causa di tutte le trasformazioni che stanno tra Cielo e Terra"

Milano, una sera di primavera.
Ero al parco l'altro ieri. Non ci sono molti parchi in questa città ma tutto in fondo è relativo: per me che sono abituato ad averne tanti e grandi a portata di bici quelli milanesi sembrano pochi. 
Ero al parco l'altro ieri, al parco sempione che praticamente si trova in pieno centro cittadino. Erano le 20. Il sole tramontava come si mette in testa di fare a quest'ora a partire da marzo, giorno più giorno meno. Il cielo, di un arancione commovente, era in una combinazione cromatica spaziale col mondo che mi circondava. Il mondo intorno era farcito, sgocciolante, di note suonate a mezz'aria da strumenti e uomini di ogni dove guidati dalla sapienza unicornica di Einaudi. Poi c'erano altri uomini che a gruppi più o meno numerosi affollavano lo spazio davanti dietro di lato dovunque in un silenzioso stare che calmava le acque in superficie di un mare che in profondità invece era in balia di correnti sottomarine agitate come scilla e cariddi.

Una crisalide mi cade sul diario mentre sto scrivendo. Parliamo un po' insieme, mi racconta il suo mondo, giusto uno spiraglio perchè io dovevo andare ed anche lei aveva bisogno di qualcosa di più commestibile della mia mano. Così le faccio strada sul ramo di un albero. M'incammino ma mi accorgo di avere fame anche io. E quando finalmente trovo il mio ramo incontro un uomo anziano che mi parla di tre cose: del viaggio, delle donne, di Dio. Perchè? Lui mi parla e io ascolto. Io domando e lui risponde. Io parlo e lui ascolta. Non è una coincidenza. "Sono un paranormale" mi confida a un certo punto. Gli occhi di quell'uomo erano aperti e si lasciavano scandagliare, azione che io compivo senza soluzione di continuità. "Ricorda" mi dice prima di sparire "chi sa dica, chi ha dia". Non è una coincidenza.

sabato 10 maggio 2014

un racconto di Pasqua

Roma

E' la mattina di Pasqua. Sono le 7 e cammino verso l'auto per tornarmene a casa dopo la veglia e il battesimo di Ignacio Javier. La nebbia nebbia è così piena che non si vede nulla ma si vede, lo so, che il sole è alto e che si tratta di una di quelle luminose nebbie romane che spariscono d'un colpo. Salgo in auto, ora non più circondata dalla fitta vegetazione metallica nella quale l'avevo imboscata ieri notte: era talmente fitta che mancava poco che la parcheggiassi su un albero.

Accendo e prima anzi no perchè ha il cambio automatico, e lentamente mi inoltro nella nebbia nebbia cercando la strada per il raccordo. La nebbia nebbia bianca è sempre li davanti, dietro, di lato, dovunque ed è talmente densa che mi sorprendo di non riuscire a vedere i cartelli stradali se non a pochissimi metri di distanza.

Chiudo gli occhi. Un pensiero mi distoglie e d'un tratto mi accorgo che la nebbia nebbia era sparita o meglio che io ero uscito dal banco come fossi uscito da una stanza.

Di fronte il cielo sereno e il sole fresco colorano le case a destra e a sinistra dell'uscita del raccordo tordiquinto/flaminia. In fondo la cassia bis coperta da un banco di nebbia nebbia appoggiato sopra come una coperta, come un gatto bianco allungato sulle lenzuola appena messe.

Tutto bello, tutto nuovo.

domenica 9 marzo 2014

Spiragli

Per troppa vita che ho nel sangue tremo
(Antonia Pozzi)

La vita è fatta di spiragli.

Ieri ad esempio ero dal fruttarolo a fare un po' di scorte alimentare e tra una banana e una patata, una mela e un sedano irrompe nel negozio un uomo che sorridente interrompe le nostre negoziazioni evidentemente soggiogato dal tempo fugace e chiede "avete l'anguria?". Io lo guardo con il sopracciglio interrogativo e poi mi volto verso l'amico fruttarolo che dopo aver puntualizzato ed edotto tutti sulla stagionalità della frutta e della verdura in Italia con un lapidario "veramente non è stagione" si spertica per rassicurarlo che tuttavia le angurie può trovarle nei negozi di colleghi che vendono prodotti di stagione si ma di altri paesi e che pertanto girando un po' qui e un po' li potrà sicuramente trovare la sua anguria. Magari pagandola un po' più del normale. Rimaniamo così, io e il fruttarolo, sospesi a guardare quest'uomo sorridente che decide di confidarsi allargando le braccia e dicendo tra il divertito e l'amorevolmente vinto "sapete mia moglie è incinta e ha voglia di anguria... a marzo..".
Esce ringraziando il fruttarolo dei preziosi consigli ed io dal canto mio gli auguro una buona vita e intimamente ringraziandolo perché il suo amore si toccava con mano e perché è stato uno spiraglio che mi ha rapito, sorpreso e divertito che ancora rido. E' entrato come il sole in un cielo piovoso e nuvoloso e l'arcobaleno mi ha rasserenato. 

Posso rasserenarti, oh cielo uggioso? 

Posso fare di più. Posso amare di più. Certe emozioni sono così dense che ci potrei pranzare insieme.

domenica 8 dicembre 2013

il sacerdote e il macellaio



milano, domenica dell'Immacolata.

E' la mia seconda volta, anzi terza ad una Messa secondo il rito ambrosiano. Mi sono chiesto un giorno se cercare una Messa secondo il rito romano ovvero secondo le mie abitudini non potesse significare il rifiuto della realtà nella quale mi sono immerso da quasi un anno a questa parte. E' meglio non chiederlo a Maria Sole che mi rinfaccia questo mio atteggiamento respingente anche solo per la decisione di non avere una bicicletta: figuriamoci se affronto il discorso religioso che non sarebbe capace di tirarmi fuori. Quindi me ne sto zitto e prendo la via della chiesa per partecipare alla celebrazione ben sapendo che il mio piglio de "indovina le differenze" è giusto figlio oggi in particolare più di sempre di uno stato d'animo pervaso dalla nostalgia che questa mattina di domenica mi accompagna da quando mi sono svegliato. Mi dico che una celebrazione è solo un momento particolare, farcito di simboli e riti eseguiti all'unisono dalle persone -sebbene alle volte io mi separi dal resto della gente rispettando i tempi degli amici di Roma un po' per non dimenticare un po' perhè così mi è stato insegnato- durante il quale si accoglie la Parola e che la Parola è la Parola dovunque la si ascolti qualunque sia la bocca che la pronunci. "Va bene, lo so" mi dico ma oggi è nostalgia e anche un po' m'incazzo quando il sacerdote dice che oggi non si sarebbe dovuta celebrare l'Immacolata perchè "i cultori del rito ambrosiano sanno che oggi avremmo celebrato la quarta domenica d'avvento mentre l'Immacolata l'avremmo dovuta celebrare domani. Ma domani, che è lunedì, chi ci sarebbe venuto?" Ma come è dunque solo una questione di opportunità? "E comunque" continua il sacerdote "celebrare l'Immacolata fa parte dell'avvento". Grazie per la spiegazione. Mi mordo la lingua. Penso che sono strani questi milanesi che celebrano un rito tutto loro e che hanno ben 6 dico 6 domeniche d'avvento. Mi rapisce un bambino vivace che sorridente fa di tutto per allontanarsi da una situazione che si vede lo annoia da morire. Ci riesce costringendo il padre a prenderselo e a portarselo a spasso. Di lontano di tanto in tanto si sente l'eco di qualche lamentela del giovane. Oggi è nostalgia. Vado avanti e mi stringo nel cappotto visto che oggi come da un po' di tempo a questa parte fa freddo che più freddo non si può. E' tornato a splendere il grigio cielo del Nord oscurando il fastidioso sole che "spostiamoci di qui che questo sole mi da fastidio" mi fa un giorno Giorgio quando un bel sole finalmente ci riscaldava. Sono proprio strani 'sti milanesi. Oggi è nostalgia ed il tempo insomma non aiuta. Allora mano nella mano di questa nostalgia canaglia me ne esco e prendo la strada di casa. Ho deciso di cucinare forsennatamente questo pomeriggio. Ho già su il brodo di carne per il pranzo e poi mi aspettano la parmigiana, le ciambelline al vino e l'arrosto. Una volta ogni tanto infatti mi concedo della carne che vado a comprare al mercato coperto di piazza Prealpi. Entro e mi avvicino al bancone della macelleria che come al solito è affollato e ordinatamente i clienti uno dietro l'altro per tutta la lunghezza del bancone fanno la fila ed aspettano il proprio turno. Questa è Milano. Mi accodo anche io e pazientemente attendo. Mi distraggo come al solito pensando alle cose del mondo ma ad un tratto mi accorgo del silenzio con cui le signore, anzi le sciure, se ne stanno in piedi a guardare il macellaio. Zitte, qualcuna a bocca aperta, accompagnano con gli occhi e la testa i movimenti dell'uomo che con dita agili e precise recide tutto il grasso superfluo e con sicurezza arte e maestria taglia la loro carne esattamente come desiderano. Solo al termine della performance la tensione tra le donne scema e loro più rilassate si lasciano andare a qualche commento e a qualche risatina finchè non vengono nuovamente ipnotizzate dalla lama tagliente del macellaio. Che è un uomo corpulento e alto, considero la pedana un buon alleato, vestito con la classica divisa fatta di parannanza bianca e berretto blu. Magari il berretto blu è una sua personalizzazione ma a me sembra così d'ordinanza. Lui è di poche parole, dice quelle giuste e necessarie, nessuna omelia, non arringa le sciure ma ne ha tutta l'attenzione. Ad ognuno il suo mestiere.

venerdì 18 ottobre 2013

amarcord: il riordino della fila

Un anno fà, un giorno d'autunno, nella sala d'attesa del medico di base.
Le parole tra le persone presenti in sala d'attesa sono poche, concentrate in pochi attimi e ben selezionate. Nella maggior parte del tempo regna il silenzio rotto dal ciancicare della gomma tra i denti, dai fogli di giornali girati, da qualche colpo di tosse o qualche starnuto ma dipende dalla stagione, e dalle parole lontane del medico chiuso col paziente di turno dietro la porta del suo studio. Porta alla quale chi più chi meno butta lo sguardo con fare indifferente oppure infastidito oppure ancora col piglio di chi "ho un sacco di cose da fare non posso stare qui a perdere tutto sto tempo. e poi che c'avranno mai da dirsi!". insomma tutti, chi più chi meno - ritengo l'età un buon elemento discriminante - sperano che questa porta si apra il prima possibile. E quando finalmente questo accade tutti all'unisono si distraggono dai propri passatempo ed anche chi sonnecchiava si desta d'un tratto e puntano il mirino prima su chi esce e poi su chi entra. "Meno male che ha fatto presto" dice tra i denti una signora al marito "vedi di fare altrettanto altrimenti.." mi immagino che stia pensando scrutando l'eletto di turno con tale intensità da perforare il muro figuriamoci le orecchie del malcapitato. Mal comune mezzo gaudio vale solo quando c'è il mal comune. Entrato il paziente la sala è rigenerata, emozionata, vibrante. Il silenzio si romperà di lì a poco. Scatta il momento del riordino della fila. "Allora chi c'è dopo?" e poi "ma quante persone ci sono prima?" e ancora "chi è l'ultimo?". E' così ogni volta che il medico cambia paziente. Uno esce, un altro entra e chi aspetta automaticamente si occupa del riordino della fila d'attesa che monopolizza le parsimoniose conversazioni in sala, rianima gli astanti che si incontrano e scambiano parole, battute anche divertenti ma è un baleno perchè tutto si comsuma in 10 minuti poi di colpo si tornano a sentire le lontane parole del medico, il ciancicare della gomma tra i denti, il rumore dei fogli di giornale girati, i colpi di tosse o gli starnuti, ma dipende dalla stagione. e ora silenzio!

domenica 13 ottobre 2013

Istantanee: l'antiracconto del 25 aprile

Milano, un giorno d'autunno.

.. volevo, dovevo scrivere del 25 aprile anche quest'anno. "Mi raccomando scrivi!" mi dice Marco quest'estate a cena. E io "certo!" ho detto ma non sapevo quanto dura sarebbe stata la faccenda. D'estate è tutto più facile. Si può fare anzi dire di fare tutto ed anche di più. Tanto è estate, tanto è vacanza quindi mica si deve fare oggi. E' estate perbacco. Domani.. anzi no parliamone tra una settimana, anzi meglio tra due.
Vostro onore l'impegno e il tempo ce l'ho messo, glielo assicuro! Non sono rimasto con le mani in mano. Non è che mi ritrovo oggi come il giorno prima degli esami che uno sta li a maledirsi per non aver lavorato come una formica e per aver cantato come una cicala. Chi l'ha detto poi che la formica sia l'archetipo vincente! Si ho cantato! Ma mi sono dato anche da fare.

Ho pensato.

"Grazie! so' boni tutti! Che ce vo'.." direte voi. Eh non lo so ma io ho pensato e ripensato davvero a cosa scrivere ma sempre sempre sempre tornavano a galla le immagini e gli odori dei 25 aprile precedenti che si andavano ad infilare proprio negli spazi che quello recente non aveva riempito provocando un gran mischione avvolgente. Quindi? Quindi ho compreso oggi appunto solo dopo l'ennesimo tentativo che non potevo e non posso raccontare un'esperienza che ho vissuto solo un giorno. Non posso perchè se è vero che il 25 aprile è sempre, è anche vero soprattutto che il 25 aprile è tutti i giorni preparatori che lo precedono. Secondo me..
...non può esserci 25 aprile senza che Marco indaghi il tempo col suo telefono.
...non può esserci 25 aprile senza il montaggio dei gazebo in piazza nuccitelli meglio se sotto la pioggia.
...non può esserci 25 aprile senza passare ore nella cucina della SNIA a tagliare, sbucciare, impastare, ridere e poi ancora e ancora...
...non può esserci 25 aprile senza trascorrere ore sul campo di calcetto a fischiare correre discutere classificare fischiare di nuovo e stramazzare alla fine per la stanchezza che ti fa venire le visioni.
...non può esserci insomma 25 aprile senza ogni secondo trascorso in compagnia delle compagne e dei compagni della SNIA che sono per me il 25 aprile.
Confesso vostro onore, non posso raccontare. Ma posso solo ricordare il 25 aprile perchè quest'anno non l'ho vissuto ma l'ho pensato. A parte il torneo di calcetto naturalmente che ho vissuto, questo si posso ben dirlo perchè c'ero fino alla fine fino alle visioni, col cuore dei fratelli, col cuore di chi pensa che si giochi non per partecipare ma per vincere soprattutto e quando in palio praticamente c'è solo una vittoria umida e stanca.

Maledetta nostalgia canaglia!

"Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l'avara formica.
Io sto dalla parte della cicala,
che il più bel canto non vende, regala."
(G. Rodari)