lunedì 5 marzo 2012

un parcheggio val ben una gruccia

è domenica e sono a casa in faccende affaccendato quando la mia coinquilina si sente male. una serie infinita di telefonate tra parenti amici e fratelli la convincono ad alzarsi dal letto e recarsi al pronto soccorso del gemelli. mi preparo, si prepara, prendo la macchina, parcheggio, sale in macchina, risalgo a casa a prendere il cellulare dimenticato, rimonto, partiamo. sono le 17 quando l'infermiera del triage la accoglie. partono tutte le analisi del caso. Come per Moretti, non si capisce che cacchio abbia e poichè sta ancora male la tengono in osservazione. A mezzanotte la saluto e mestamente riprendo la strada di casa. Vado a pagare il parcheggio e cacchio devo sborsare 2 euro per ogni ora! Mica sono al supermercato, penso. Fossi andato a divertirmi forse avrei pagato meno. Allucinante, non mi capacito e borbotto. la donna che mi precedeva di fronte alla barra abbassata del parcheggio mi distrae dai miei piani assassini dicendomi "guardi, io non trovo più il biglietto e lo sto cercando. le conviene uscire dall'altra parte". "Quale altra parte?" le chiedo io. "La, non vede che c'è un'altra uscita colla sbarra alzata? Di norma non è così, cioè la sbarra è abbassata. Ha capito?" mi fa ed io "si come no, ho capito che ho pagato 10,50 euro mentre potevo risparmiarmele, accidenti". Lei mi guarda con fare schifato ma io ho già girato i tacchi, ripreso e diretto l'auto verso l'uscita aperta. già che avevo pagato, uso il biglietto per regolarizzare la mia visita di piacere. Sgrunt! Non mi fraintendete! L'assistenza che ha ricevuto la mia coinquilina ieri o anche quella che ho ricevuto gratuitamente io alcuni mesi fa è preziosa e importante. Io brontolo non per il sistema sanitario italiano ma perchè pensavo che per godere dell'assistenza sanitaria il prezzo da pagare fosse solamente il tempo di attesa. In effetti è così ma lo si paga due volte. Doppia tassazione anzi tripla perchè quando parcheggio l'auto sotto casa le strisce bianche sono un miraggio! Allora penso ai tagli alla sanità e che in un modo o nell'altro le tasse non bastano. Ed il parcheggio può diventare un'ottima fonte di ricavi. Ci penso e mi risuonano nella testa le parole della pubblicità con la quale si invitano i cittadini a pagare le tasse immaginando un futuro in cui gli evasori fiscali sono una razza estinta. Divertente. Mentre ero in attesa, 8 ore di attesa dico 8 e m'è andata bene perchè poteva andare peggio come per una signora con cui mi fermo a parlare. lei veneta, nata a salerno e romana da una vita è in attesa di fare la seconda tac ed è li già da 10 ore. oppure come per un'altra donna che cammina lentamente sulle grucce per entrare a farsi una visita alle 23. "ahò c'hai messo solo dodici'ore!" rimbomba in corsia la battuta di un uomo, paziente, oramai suo amico di avventura o sventura. dicevo mentre ero in attesa mi fermo a riflettere sul modo di fare di dottori, infermieri e volontari che incrocio. Li guardo e mi sembrano sereni, a loro agio nei propri panni, soddisfatti del lavoro che stanno svolgendo e per il quale hanno studiato, chi più chi meno. Ed in questi giorni di crisi che sta colpendo anche la mia azienda che mi ha già comunicato l'adozione di misure dedicate quali cassa integrazione, contratti di solidarietà e chi più ne ha più ne metta mi domando e mi chiedo cosa conti di più, la serenità mia o quella dei miei capi?

giovedì 3 novembre 2011

non deporre il libro che leggi, uomo. tanto il mondo non cambia

31 ottobre 2011. Halloween. E' una notte importata anzi adottata questa di halloween, copiata, imitata. Personalmente non la sostituirei mai con una sagra di paese. La sagra del fungo porcino a Bassano Romano, ad esempio: batte halloween almeno 5 a 0. Tuttavia mi sono divertito a fare zucche di cartone per i ragazzi del palazzo e a rendere concreto l'amletico "dolcetto o scherzetto". Sadicamente ho reso lo "scherzetto" appiccicoso e schifoso con uva marcia e pedalini vecchi e bucati. Mi butto poi al centro sociale. Oggi ho scuola. Non faccio in tempo ad arrivare che Giacomo mi chiama. Non c'erano in quel momento altri "vecchi" o "addetti ai lavori" del centro sociale nella palazzina della scuola all'infuori di me. "Quest'uomo vuole dormire qui" mi dice Giacomo. Io so quale risposta dare a Quest'uomo "non puoi rimanere a dormire alla snia". E così Gli dico e glielo ripeto come un pappagallo "non puoi rimanere a dormire qui", "non puoi rimanere a dormire qui", "non puoi rimanere a dormire qui". Mi risponde, ma forse non capisce e forse dice quello che ritiene opportuno in quel momento "esto cansado". Cansado, stanco. Non lo dice e basta. Lo vedo, lo sento, lo tocco. E' sderenato. "Non puoi rimanere a dormire qui" mi sforzo di ripeterglielo ma poi basta mi dico. E che cazzo. Giro le spalle e Gli dico "fai come credi". Lo vedo che si infila tra le impalcature della palazzina della scuola. Si incastra tra le travi di legno e i tubi. Stento a ritrovarlo quando torno li con Gina, Mariagrazia e Ibrahim. Dopo avergli girato le spalle infatti ho chiamato Alessandra. So come funziona al centro sociale e non potevo davvero pensare che Lui potesse rimanere a dormire alla snia, in quelle condizioni poi. E poi "fai come credi" non mi piace per niente. "Non può rimanere a dormire alla snia. Al forte prenestino c'è un dormitorio" mi spiega Alessandra. Lo so Ale, ma magari chissà forse speravo mi dicessi "vabbè per stanotte". Invece no, lo so, così funziona, così è e io ricomincio a ripetergli "non puoi rimanere a dormire qui" e così Gina e così Mariagrazia. "Vai al forte, lì c'è un dormitorio" gli ripeto come un giradischi. Lo accompagno alla fermata del tram insieme a Ibrahim. Continuo a ripetergli "Forte Prenestino" e Lui giù a ringraziarci. Ma di cosa porca miseria! Di cosa mi sta ringraziando? Che lo sto accompagnando fuori dalle scatole? Che non gli ho potuto nemmeno dare un po' di soldi perchè a parte due euro ero letteralmente al verde? Che gli sto suggerendo di andare al Forte? Che cazzo! Ma che cosa ringrazia Quest'uomo! Per giunta mi abbraccia. Capito!? Mi abbraccia e mi stringe. E io lì ad abbracciarlo e stringerlo a mia volta e poi giù a frignare. Ma di che mi ringrazia e che cazzo mi piango io. Tanto il mondo non cambia. Rabbia.

martedì 25 ottobre 2011

"siete molti, e loro sono pochi!": cronaca di una giornata fondante

"Levatevi come leoni dopo il riposo in numero invincibile! Scrollatevi di dosso le catene come la rugiada caduta su di voi durante il sonno. Siete molti, e loro sono pochi!" (Percy Bysshe Shelley)

23 ottobre 2011. cosa ex snia, via prenestina 173. "Scrivi!" mi dice Alessandra, "racconta quello che hai visto e sentito". Questo non lo dice ma gli occhi parlano chiaro. L'assemblea sta per finire ed io devo andare. Ho altre faccende da sbrigare ma sono calamitato dalle parole della gente che vi partecipa e non mi stacco. L'assemblea di oggi è necessaria per fare chiarezza su un punto. Il punto più importante perchè ne va della reputazione e della sopravvivenza del centro sociale e degli spazi autogestiti di via prenestina. La giornata è iniziata con decine di mani a lavoro nell'orto del centro sociale al quale il quartiere ha contribuito con energia e collaborazione. L'orto è un campo fertile sopraelevato di frutta e verdura sospeso cioè sul terreno mezzo inquinato e accolto dentro vecchie cassette di legno riciclate che oggi godono di una nuova primavera.  "Se avessimo fatto un forum sull'agricoltura sostenibile saremmo stati in 5 a parlarne! invece oggi eravamo 80 a fare!" si dice in assemblea. Ed io scrivo. Abbiamo pranzato insieme e non c'è mai stata nemmeno l'ombra degli spettri (spacciatori, siringhe e tossicodipendenti) descritti nel verbale del giorno 26 settembre 2011 della commissione consiliare VII e VI congiunte del municipio roma 6 del comune di roma. Il sole riscaldava la piazzetta all'aperto ed insieme, adulti e bambini, cittadini del quartiere pigneto-prenestino e non, ce lo godevamo. Ed io scrivo. Il gruppo della scuola popolare di italiano presenta la scuola al contrario: Youssouf, Saidou, Antonia, Sezgi, Selam raccontano agli italiani la loro cultura e gli insegnano le basi delle presentazioni nella loro lingua. "Ciao", "come ti chiami?", "come stai?" ed è un fiume in piena di parole scritte e dette che si perde nella mia testa dove rimangono aggrappati solo bambarà e bengalese ma perchè sono due anni che cerco di impararli. Vedo che ci sono studenti italiani organizzati con carta e penna. All'inizio della scuola al contrario avevamo accennato di portare in aula carta penna e calamaio. ma facevamo dell'ironia spicciola. Siamo stati però presi in parola. Italiani brava gente ma anche bravi studenti. Naturalmente l'aula era acchittata nella piazzetta all'aperto, "accanto alla zona pranzo" dice Roberta: come perdersi gli utlimi scampoli di sole?! Ed anche qui nemmeno l'ombra di tipi loschi e si che ce ne sarebbero stati di individui da perquisire secondo le regole sommarie ed arbitrarie adottate dalle guardie che hanno fatto irruzione nella snia l'altra sera. Ed io scrivo per raccontare e ribadire che non vogliamo la merda dei diffamatori addosso. Scrivo che la rispediamo al mittente. In assemblea è un susseguirsi di proposte, analisi del verbale, storie personali e rabbia generalizzata contro un "nemico" che si nasconde e mente sapendo di mentire per tutelare gli interessi dei grandi privati che lo muovono come un burattino. E delle proprie tasche naturalmente. Perchè da loro dipende il suo denaro e per tutelarsi protegge gli interessi dei suoi "papponi" e per proteggerli invade uno spazio goduto dai cittadini del quartiere. Coloro cioè che secondo il verbale si allontanerebbero a causa di spaccio e tossicodipendenti. Coloro che invece anzi normalmente riempiono il centro sociale durante iniziative, feste ed eventi come ieri oppure come nel caso di "Logos" una festa che il municipio non sarebbe mai riuscito ad organizzare, anzi non avrebbe voluto dal momento che "non aveva il denaro per farlo" dice Marco. No money (o martini?), no party! Mr Clooney ci ricorda, pedina anche lui del nuovo gioco initernazionale: il nuovo ordine mondiale. Qual'è? Il denaro, il soldo che paga e rende schiavi e per il quale si venderebbe anche l'anima purchè sia ben remunerata. Sento ancora Laura che grida via email "gliele farei prendere colla bocca le siringhe che abbiamo raccolto noi!" mentre Marco ci dice che l'AMA è stata contattata decine di volte affinchè venisse a pulire il parco delle energie. Niente soldi, niente pulizie in breve la risposta. L'ho già sentita ma mica c'era Clooney a recitarla. Sono stati i cittadini a rimboccarsi le maniche e a pulire colmando il vuoto lasciato dal comune forse chissà volutamente per rendere più efficace la leva su cui far pressione e diffamare per farsi i propri interessi. "Ma questi consiglieri sono stati veramente 8 ore per scrivere 'ste fregnacce?" si dice in assemblea e poi "siamo noi a pagare questa gente che tutto fa tranne che gli interessi dei cittadini del loro municipio!". Sembrerebbe che il mondo non cambi mai: gli interessi di pochi contro la dignità di molti. Siamo molti e loro sono pochi scrive Shelley. La moltitudine saprà gridare "bugiardi!" rendendo chiaro al municipio e ai consigllieri la "fregnaccia" che stanno diffondendo? Renderà pan per focaccia alle diffamazioni che stanno perpetrando ai danni del loro quartiere? Lo vogliamo, lo speriamo. E' tempo di difendere la SNIA e se stessi, Marisa, in tutti i modi pacifici e leciti che si conoscono. Altrimenti se ne inventeranno di nuovi. Io continuo a scrivere.

martedì 18 ottobre 2011

riflessioni di un ingenuo

E' ottobre. Alessandra scrive al gruppo scuola del centro sociale che "certa gente" (ossia il Municipio del quartiere Pigneto-Prenestino) vuole gettare merda sulla snia, anzi su altra gente (ossia le "formiche operaie" del CSOA EX SNIA) perchè vuole arraffare tutto l'arraffabile, perchè vuole diffamare chi invece cerca di rendere migliore la vita propria e quella degli altri. Ma loro sono ottusi e hanno una vista ombelicale anzi anale visto che vogliono solo salvare il proprio culo e chissenefrega di quello degli altri anzi quasi quasi ci prova pure gusto. "Certa gente" ci informa Alessandra "dice ufficialmente che vi sono numerosi problemi che lamentano i cittadini nel parco dell'Energia. In particolare, la vicinanza con il CSOA SNIA provocherebbe, a detta di molti, l'allontanamento dei cittadini dagli spazi verdi perchè spesso frequentati da spacciatori e tossicodipendenti". A detta di molti???!!! Nemmeno a scuola accettavano una giustificazione siffatta. Quanto meno mi dico ci vorrebbe un nome. Un cognome. Forse forse un soprannome. Accetterei anche un fischio di richiamo. Almeno si saprebbe con chi andare a parlare. E poi perchè non scrivono che a detta di molti invece è il contrario? Perchè non scrivono dell'impegno della gente della SNIA, a rischio della propria incolumità, nel ripulire il parco sostituendosi al servizio comunale che "certa gente" si è ben guardata dal prestare al quartiere? Perchè certa gente scrive solo quello che le fà più comodo? "Gliele farei prendere con la bocca le siringhe che abbiamo buttato noi!" dice Laura nel tam-tam suscitato dalle parole di "certa gente". Alessandra poi ci racconta che "tre guardie attratte dal buio si accaniscono in rincorsa su due lavoratori africani che aspettano l'inizio delle lezioni di italiano, al fresco su una panca fuori della porta della scuola. Li perquisiscono prendendoli alle spalle, impedendogli di parlare e gli chiedono poi i documenti. Le guardie dicono di essere state insospettite da quella gente di pelle scura che stava nella penombra". Ma come?? "Nessuna forza di polizia può entrare in un centro sociale senza una disposizione della magistratura o di qualche organo centrale, a meno che non ci sia un inseguimento o qualcosa del genere!!" incalza Daniele. Distratto dai fatti del centro sociale e pensieroso sono riportato sulla terra con forza poichè chiamato a partecipare ad una riunione tra capi in azienda. Vengo coinvolto per capire "con chi abbiamo a che fare" mi viene detto alla fine. Indovina un po'? Gente che butta merda consapevolmente su altra gente. L'ho già vissuta questa cosa ma guarda un po' di nuovo non mi capacito. Dico ad Alessandra "sai che non mi sono mai trovato in certe situazioni. Se vengono queste guardie in borghese che bisogna fare?". Io non c'ho voglia della loro merda addosso! Nè voglio che la loro merda cada addosso alla gente che stimo e in cui credo. Che bisogna fare? "Io sono pronta a difendere la nostra scuola con tutte le mie forze" dice con forza Marisa. E io? Mentre ci penso incontro Festos, nigeriano, che mi vuole vendere dei calzini. Gli dico "Festos, che fai chi sei che vuoi da me?". "1 euro per un caffè" mi dice lui. E certo. 1 euro per un caffè, 1 euro per quelli che ti vendono i calzini falsi, 1 euro per il caporale che ti sfrutta, 1 euro per mettermi la coscienza in pace perchè così ho fatto il mio dovere da buon cristiano che fa l'elemosina. Che palle! Parlo un giorno con Pablo dell'elemosina e lui mi dice "guarda che tutto dipende dalla consapevolezza con la quale compi i tuoi gesti quotidiani. Quali sono le tue motivazioni?" Già, quali sono le mie motivazioni? E cosa diventano se per vivere bisogna indossare un'armatura che protegga dalla gente che vuole gettare merda su altra gente? Ma perchè se c'è da arraffare o smerdare, "certa gente" non si fa scrupoli? E perchè ci si deve proteggere dalla gente? Non siamo forse tutti fratelli e amici? O lo siamo solamente quando non ci sono interessi economici e politici in gioco? Troppo facile così. Non mi piace! Non mi piace! Non mi piace!

giovedì 1 settembre 2011

il turista benpensante

E' estate, finalmente. Mi sono deciso a trascorrere la mia settimana di vacanza girovagando per la maremma laziale. Certo non è quello su cui ho rimuginato tutto l'anno, ovvero la Russia, ma tant'è il mio corpo ancora una volta ha puntato i piedi. Chi può farlo se non lui?
Come spesso mi accade quando ritorno nelle case che vivo solo per alcuni periodi dell'anno anche questa volta mi sono ritrovato a leggere i vecchi giornali lasciati dall'ultima vacanza. Leggerli mi dà un gusto dolce e amaro al contempo perchè penso alla tristezza provata alla fine dell'ultima vacanza e alla gioia che provo per averne una davanti tutta intera ancora. Programma della vacanza è prendere la macchina e girare, facendo il turista e visitare paesi mai visti prima. Che poi, mi dico, sarebbe un po' come scoprirli per la prima volta. E qualche volta mi sono sentito Colombo, elettrico per l'emozione della scoperta e pensieroso di fronte alle difficoltà di comunicazione cogli indigeni. Ma c'era ben poco da stare pensierosi. Sebbene associ il turismo con i paesi esteri, dove i problemi di comunicazione sono compresi nel prezzo, ho scoperto che posso essere turista anche in Italia ed ho scoperto che gli indigeni parlano italiano!
Allora prendo la macchina e mi piace passeggiare per le strade provinciali che sono spesso semideserte, da cui spesso si godono panorami mozzafiato e in cui spesso l'unico rumore che si sente oltre al motore dell'auto e dei pneumatici sull'asfalto, dove c'è, è quello della campagna tutt'intorno e del vento che entra dovunque parlando lingue sconosciute. Ed io a guidare sperando che ruote e tutto il resto tengano quanto meno fino al prossimo centro abitato perchè sennò coi panorami mozzafiato, i rumori della campagna, e le lingue del vento ci farei ben poco.
Sono in macchina dunque e i rumori nazionali li posso solo immaginare leggendo i giornali che in questo periodo sono allarmanti e catastrofici. Mi chiedo "davvero i rumori nazionali mi sono lontani solo perchè sono in vacanza?". "Ma dov'è 'sta crisi!?!" sento una sera confidarsi coi suoi amici un uomo appena rientrato colla moglie dalla sua vacanza in montagna. "Sono stato a Courmayeur" continua lui "ed era pieno così di gente! Ma dov'è 'sta crisi!" ed io pensavo "grazie al cazzo!".
Sono in macchina ancora e incrocio una ragazza africana sul ciglio della strada. "Passaggiooooo!" mi grida ma io proseguo. Già una volta avevo incrociato una coppia di ragazzi con zaino in spalla ma avevo tirato dritto e tanti saluti a solidarietà e fratellanza. E infatti c'ero rimasto di merda rimproverandomi di predicare bene e razzolare male. Mi fermo questa volta e torno indietro. La ragazza è ancora lì. "Dove vai? Io vado per di là" le dico. "Anche io" mi risponde lei e sale in macchina. "Avvertimi" mi raccomando "quando siamo arrivati". "Non c'è problema" mi dice e mi ringrazia "è un sacco che aspetto un passaggio". "Mi chiamo Gioia e vengo alla Nigeria" mi racconta col suo italiano incerto. Ne approfitto per parlare della SNIA, della scuola di italiano e dei ragazzi di Rosarno. Le spiego come arrivare e la invito a venire a trovarci. "Bello!" mi dice e poi "ma tu scopi?". "Scusa!?" faccio io e di colpo tutto diventa più chiaro. "Questo momento direi di no" le dico. "Ma perchè fa caldo e a tua moglie non và?" mi incalza lei. "Non è una questione di caldo nè di famiglia" le rispondo e mentre le dico questo Gioia mi dà una pacca sulla spalla e mi scuote un po' ridacchiando. Mi dice di accostare e di farla scendere. C'è un piccolo slargo sulla stradina provinciale. Metto la freccia e rallento ma dietro un auto si attacca al portabagagli e quando mi fermo il tipo alla guida indugia su di noi, ci guarda, ci scruta, ci schifa forse. Saluto Gioia. Riprendo la strada colla voglia di speronare quell'uomo ma altro mi frulla per la testa più potente della vendetta e di quell'uomo. Mi dico che la mia ingenuità non ha limiti perchè solo io avrei potuto credere che quella richiesta di passaggio fosse vera. Ma ringrazio la mia ingenuità perchè mi ha fatto fermare e mi ha fatto conoscere Gioia, nigeriana, forse chissà vittima dell'imbecillità degli uomini, ridotta ad essere una schiava del sesso, ostaggio di quella famigerata tratta di cui avevo solamente letto o ascoltato. La sua pacca che mi è sembrata così familiare è stata come una scossa "Svegliati Gianluca! Cazzo ma non lo vedi che mi prostituisco?". E poi quel tipo e il suo sguardo indagatore e giudicante. Ma che cazzo ne sa quello! Ma che cazzo ne so io se mi fermo alla superficie. Perchè se avessi riconosciuto subito Gioia, non mi sarei fermato. Pensavo di aver capito qualche cosa ma non ho capito un cazzo. Rabbia.

il pomodoro e il pescatore

Settembre. Camminnavo lungo il Tevere facendo ritorno a casa anche se avrei incrociato e parlato con diversi amici prima di metterci effettivamente piede. Insomma mentre camminavo lungo il Tevere incrocio lo sguardo con un pomodoro. Non era per terra. Non era uno di quelli che un fruttivendolo potrebbe aver buttato via perchè marcio. E non era un pomodoro di quelli che si portano ai picnic e che si lasciano perchè "tesoro, proprio questo pomodoro non mi va. Lo vuoi te (e qui scattano gli occhi dolci da cerbiatto) o lo diamo ai pesci ratto del Tevere?". Insomma non era un vegetale pronto per essere consumato. Era un pomodoro vivo! Appeso alla pianta da cui ha avuto origine e che continuava ad alimentarlo, ancora nel momento in cui lo stavo osservando. Era un pomodoro rosso e longilineo, come un sammarzano. Accanto ce n'era uno più piccolo ed ancora acerbo e poi ancora un altro ma era appena un'idea. La pianta madre del pomodoro rosso vivo si era appesa alla vita incastrandosi tra le pietre dell'argine (che per intederci è l'argine di sinistra avendo le spalle a San Pietro un po' dopo il ponte che porta a piazza Navona). "Pazzesco!" ho pensato e mi sono immaginato un pomodoro che cadeva da un barcone e fracassandosi sputacchiava i semi un po' qui e un po' li e uno di questi, forse grazie ad una giornata di piena del fiume, si andava ad infilare proprio nell'argine nel punto sopra cui stavo passando. Vedo questa piantina di pomodoro sbucare tra la variegata vegetazione teverina e penso che quel pomodoro mai avrebbe pensato di nascere proprio lì, in un posto tutto sommato scomodo, isolato e per niente fertile, insomma privo dell'ambiente ideale per crescere. Vallo a dire agli agricoltori! Ed invece era lì ed era un pomodoro meraviglioso e tutte le sue caratteristiche lo rendevano ancora più bello e illuminante. In un lampo la mente si è tuffata in un'altra storia. Quella di un pescatore che accetta un consiglio da un uomo che tutto sapeva fare tranne che pescare. "Non hai preso niente oggi eh?" dice l'uomo. E il pescatore bofonchia "eh no, sgrunt! le reti suono vuote. oggi i pesci non mangiano..bevono". Mi fermo un secondo per pensare a quando avevo già sentito dire questa battuta che si vede è comune tra i pescatori ma la storia continua e io non voglio perdermela. "Getta di nuovo le reti in mare e vedi che succede" fà l'uomo al pescatore. Ed il pescatore invece di mandarlo a quel paese, avendone tutto il diritto, s'è fidato e sebbene avesse lavorato infruttuosamente tutto il giorno ha ripreso le reti appena riordinate, ha ripreso la barca appena ormeggiata e si è rimesso a pescare nonostante fosse quasi sera. A stento pure lui credeva di aver potuto prendere così tanti pesci da far quasi affondare la barca in così breve tempo. Ha chiamato anche gli amici che stavano lì a bocca aperta meravigliati perchè condividessero questa meraviglia: "Aho! Che volemo fà? Aspettate che ve caschino in bocca o me venite a dà 'na mano? Daje!" mi immagino il pescatore colla bocca piena di felicità rivolgersi così agli amici. Sicuro io glielo avrei detto aggiungendo qualche "cazzo" qui e li. Penso e ci ripenso e mi chiedo "sono capace ad abbandonarmi ed affidarmi alle parole delle persone come ha fatto quel pescatore? Sono capace ad abbandonarmi e affidarmi alla vita come ha fatto quella meraviglia di pomodoro?". Mi chiedo se è davvero possibile abbandonarsi ed affidarsi in questo modo oggigiorno. E' davvero possibile essere pomodoro e pescatore?

mercoledì 17 agosto 2011

sguardi: istruzioni per l'uso

Una serata d'agosto. Youssouf ed io facciamo ripetizioni di aritmetica alla snia. Un etto di addizioni tagliate fine, mezzo litro di moltiplicazioni, qualche sottrazione per gradire, tabelline ed equivalenze q.b. e poi giriamo e facciamo cuocere a fuoco lento.
Youssouf mi dice che per fare le tabelline, ad esempio quella dell'8 che è "veramente difficile", lui e i suoi amici maliani quando ancora viveva in Mali erano abituati a scrivere tante sbarrette verticali sia per contare il numero da moltiplicare, in questo caso l'8, sia per calcolare la moltiplicazione da fare. Mi spiego meglio per calcolare 8 x 2 lui di solito scriveva su un quaderno questo: |||||||| ||||||||. Figuratevi se doveva farsi tutta la tabellina ci sarebbe potuto rimanere tutto il giorno. "Te lo scordi" gli dico "se pensi di metterti a scrivere tutte ste sbarrette come i carcerati. Devi imparare a fare i calcoli a mente!". E mi sorprende Youssouf perchè si trova un meccanismo tutto suo che mi sembra geniale: avere un punto di riferimento nel mare della tabellina. Ad esempio per la tabellina dell'8 sa con certezza e in fretta che 8 x 5 = 40. Le moltiplicazioni prima e dopo il 5 diventano semplici. Cioè non sempre ma mi sembra questa un'ottima intuizione.
Finiamo la rispetizione e ci dirigiamo verso il cancello che è chiuso. "E mo?" faccio io. "Chiamo Balablè!" risponde Youssouf. "Balable? Balà con gli occhi sempre semichiusi che non ti guarda mai in faccia?" chiedo io. "Si lui, Balable!" mi dice Youssouf. Infatti Balablè non mi guarda mai in faccia quando gli parlo anche dopo esserci stretti vicendevolmente e lungamente la mano con grandi pacche e sorrisi a contorno. Non c'è niente da fare: parliamo e lui mi schifa sempre, non mi guarda mai. Nemmeno a lezione! Poi mi accorgo che Balablè non guarda nemmeno Youssouf mentre scherzano e Youssouf gliene dice di tutti i colori per via della bicicletta e della sua pancia. C'è un vizio di forma allora! Chiedo a Youssouf come mai Balablè non guardi negli occhi i suoi interlocutori e Youssouf mi spiega che è normale in Africa che le persone non si guardino negli occhi. E' una questione di rispetto. Guardarsi negli occhi invece è sintomo di maleducazione o di provocazione. Dunque se due uomini si guardano dritto negli occhi si può stare sicuri che voleranno botte da orbi prima o poi. Mentre se avrete occasione di vedere un adulto suonarle ad un ragazzo apparentemente senza motivo allora potrete mettere in conto l'eventualità che il giovane abbia maleducatamente fissato l'adulto che risentito di tanta arroganza ha pensato bene di insegnarli le buone maniere. Buone almeno nel suo emisfero. "Dunque" gli chiedo "quando parliamo e io ti guardo negli occhi tu sei a disagio?". "Alcune volte si" mi confessa Youssouf. Allora io comincio a guardarlo fisso qualunque cosa mi dice o gli dica. E lui giù a ridere insieme a me, senza guardarmi però. "Sto imparando un po' a fare come voi" ammette Youssouf ma la prova del nove ancora deve arrivare: i saluti. Quando ci salutiamo infatti non possiamo fare a meno di provare ad imitare i costumi dell'altro. Allora Youssouf prova a guardarmi ma è più forte di lui non ci riesce e fissa il palo della luce che si trova alle mie spalle. Io provo a non guardarlo ma non gliela fò e sistematicamente guardo dritto negli occhi Youssouf che sta sempre sintonizzato sul palo alle mie spalle. Non smettiamo un secondo di ridere e ci salutiamo finalmente con l'augurio di risentirci e rivederci presto, io Youssouf e il palo della luce.