"Senti, non é che faccio la fila per lavoro!?" fa un signore in attesa del suo turno oggettivamente disturbato dalla mancanza di rispetto di un giovanotto. "E non spinga, accidenti, non vede che siamo già stretti?!" gli fa eco una signora che garbatamente mostrava il suo disappunto per la pressione delle persone in attesa dopo di lei. "Ma quanto ci mette quella li.." si lamenta un'anziana del quartiere che, chissà perché, come tutti gli anziani, soprattutto negli uffici postali, hanno sempre una gran mole di cose da sbrigare durante la giornata che inizia inesorabilmente di buon mattino. "Difendono i propri spazi" dice un tipo come a rispondere ad alta voce ad una domanda che tutti, intimamente, si sono fatti li, sotto la canicola che macera becchi e piume, e a cui lui, cogliendola dallo sguardo comune di tutti i presenti, ha provato a risolvere proponendo la sua visione. Alle strette, sotto pressione, ci becchiamo e abbiamo l'urgenza di dimostrare, anche aggressivamente, chi é che comanda. Guardate, me ne volerei volentieri via se non fosse che questa é l'unica fontana nei paraggi ed io ho davvero bisogno di rinfrescarmi. Non posso dire che siamo indisciplinati ma é cosí, ha ragione quel tipo lí.
Che io poi mi chiedo, no, come faccio a fare tutte 'ste riflessioni che faccio col cervello che mi ritrovo programmato appena il giusto per far bene, quasi sempre, tutte le cose che un piccione deve fare: becco il mangiabile, defeco in volo, viro di 180 gradi controvento senza andare in stallo e soprattutto mi sollevo da terra con una manovra di decollo verticale di cui, senza false modestie, sono un vero campione.. davvero! ho anche vinto un premio lo scorso solstizio.. Ecco ora che ci penso... in fondo in fondo... mi chiedo... come riesco a fare queste riflessioni? .. e niente, le faccio e basta, come il decollo verticale. Naturalmente, vengono e basta. Perché mi stupisco.. eh, già, perché.. che vuol dire "stupisco"? ah..é il mio turno..
i giacigli per la notte
viaggiare/per nave il corpo/il prossimo per porto
mercoledì 23 gennaio 2019
Riflessioni estive
lunedì 27 novembre 2017
Al suono delle sirene. Ogni giorno è uguale!
ogni giorno è uguale...
tram, nebbia, sirena, lavoro, puzza d'acidi, tram, nebbia, sirena, lavoro, puzza d'acidi, (ripeti un'altra volta - inizi a leggere lento e poi sempre più in fretta e sempre più ad alta voce...)
"Meglio questo che altro e altro è peggio, molto peggio" dice un uomo anziano che incontro sempre sur tranvetto che da casa mia, al Tiburtino, me porta a largo preneste dove lavoro. E' troppo presto, c'ho troppo sonno per ribatte a st'omo che puntualmente me ripete le stesse parole come l'orologio a pendolo de mi nonna. Pare che m'aspetta pe' sona' i rintocchi delle 5!
E poi c'è l'odore dell'acidi della viscosa, l'animaccia loro, che me porto dietro, fino nel letto. Eh si che
mi lavo oh... ma niente. La Viscosa mi dà il pane, grazie al Cielo, ma mi toglie pure la vita.La fabbrica, pare un paese, c'è pure lo spaccio,certo quello che trovi è poco ma è mejo che un calcio 'n culo ...cioè mejo de gnente.., insomma la fabbrica sembra un paese ma soprattutto l'infermeria che è sempre piena, principalmente de donne...Ma io non ce so mai annato all'infermeria, so de bona costituzione, me l'hanno sempre detto.. però st'odoraccio appiccicoso...te fa riconosce prima che arivi dove devi ariva'... "lavori alla viscosa eh!.. se sente..".. l'animaccia loro.. A largo preneste scenno la mattina presto per entrare in fabbrica, alla viscosa, insieme a na fiumana che non finisce più. Lo dovete vede largo preneste pieno come quanno se riempiva na piazza per via dei raduni, si quelli che ce facevano fa quanno c'era Lui che parlava.. Certo che "vede'" è 'n parolone: la mattina c'è 'na nebbia che sembra de sta' al Nord. Cioè così dicono, io mica ce so mai annato al nord. Li al nord, dicono, ce sta na nebbia che non vedi ad un palmo dal naso. proprio come qui la mattina presto, quanno scendi dal travetto a largo preneste. In mezzo a tutta sta fiumana de gente, come la metti come la giri ahò io incontro sempre le stesse persone non ce se crede. ma io so contento.. alla fine riesco a scambia' du' parole che poi so sempre le stesse eh, come quelle der vecchio der tranvetto: "'mmazza che umidità stamane.." faccio io "e' la marana qui dietro" fanno eco i compagni vicini. " 'Mmazza che nebbia..." fa uno vicino a me " è la maranaaaa" famo noi pe canzonallo "ma è pure er fumo della fabbrica".. lo sapemo tutti..
Sono un ingranaggio, mi sento un ingranaggio del sistema, che lavora a ciclo continuo.. quei pochi secondi che c'ho pe pensa me fanno sta male, è per questo che forse per sdrammatizzare ci diciamo sempre le stesse parole..ogni giorno è uguale volente o nolente, perchè è così o perchè vogliamo che sia così, basterebbe dicce altre parole, oltre alla nebbia e all'umidità, perchè de rabbia ne accumulamo tanta, e poi scoppiamo o col vicino in reparto o co le "maestre..."... punizioni su punizioni e stipendi decurtati. Qualche anziano del posto ce prova a raccontacce che all'apertura della fabbrica, quando i padroni volevano imporre il cottimo... gli operai e le operaie je l'hanno messa in quel posto... io non ce capisco tanto, non so 'nrivoluzionario, ma de rabbia.. quanta ne voi... e poi semo tanti... ce incontramo tutti i giorni... L'altro giorno un mio amico veneto, Franco, ha cominciato a strilla' "qua vacca de tu sorea.... Questa vita è un inferno. Gli orari, la paga, le condizioni di lavoro...abbiamo il diritto a una vita migliore, lo dobbiamo a noi stessi, ai nosti figli, e ai..."
C'ha ragione Franco Ma io non la so fa sta cosa rivoluzzionaria... e lui m'ha insultato "caprun....che cosa rivoluzzionaria, qua è la vita nostra! je la facciamo vede noi a sti padroni!!"..
Ma io me devo sbriga'.. manca poco che parte la sirena dell'inizio della giornata e il capo reparto è 'n fio de su madre.. ahò se segna tutti i ritardi che faccio, sia all'ingresso e pure quelli della produzione mia. E io lavoro sodo eh, non me fermo 'n attimo. Perchè so' io di mio un tipo responsabile e perchè semo sempre controllati. Hai da vede quanto so' severi questi qui che chiamamo controllori che poi so come me, mica so' capi. Basta che sgarri, te distrai n'attimo e.... zac! sei fregato e vieni ripreso...
è così che passo tutto il giorno, a fa' il lavoro mio. Senza distrarmi, poche parole ma nemmeno ce n'ho troppe da di'.. So' come isolato, io e il lavoro, il lavoro e io. E st'odore de acidi che te s'appiccica tutto addosso e te lo porti pure nel letto. L'animaccia loro... quanno la sirena suona la fine della giornata esco ch'è già buio. Puzzo come la fabbrica, puzzo de fabbrica, salgo sur tranvetto
che so rintronato peggio de quanno so entrato.. me devo lavà...c'ho sonno..
E ogni giorno è uguale...
c'ha raggione Franco....
[Ho scritto questo pezzo, insieme ad Alessandra, tanto tempo fa per il CSOA EX-SNIA Viscosa. Tanto tempo prima ancora ho salutato questo centro sociale romano per venire a Milano, lasciando amiche ed amici cari che faranno sempre parte di me]
tram, nebbia, sirena, lavoro, puzza d'acidi, tram, nebbia, sirena, lavoro, puzza d'acidi, (ripeti un'altra volta - inizi a leggere lento e poi sempre più in fretta e sempre più ad alta voce...)
"Meglio questo che altro e altro è peggio, molto peggio" dice un uomo anziano che incontro sempre sur tranvetto che da casa mia, al Tiburtino, me porta a largo preneste dove lavoro. E' troppo presto, c'ho troppo sonno per ribatte a st'omo che puntualmente me ripete le stesse parole come l'orologio a pendolo de mi nonna. Pare che m'aspetta pe' sona' i rintocchi delle 5!
E poi c'è l'odore dell'acidi della viscosa, l'animaccia loro, che me porto dietro, fino nel letto. Eh si che
mi lavo oh... ma niente. La Viscosa mi dà il pane, grazie al Cielo, ma mi toglie pure la vita.La fabbrica, pare un paese, c'è pure lo spaccio,certo quello che trovi è poco ma è mejo che un calcio 'n culo ...cioè mejo de gnente.., insomma la fabbrica sembra un paese ma soprattutto l'infermeria che è sempre piena, principalmente de donne...Ma io non ce so mai annato all'infermeria, so de bona costituzione, me l'hanno sempre detto.. però st'odoraccio appiccicoso...te fa riconosce prima che arivi dove devi ariva'... "lavori alla viscosa eh!.. se sente..".. l'animaccia loro.. A largo preneste scenno la mattina presto per entrare in fabbrica, alla viscosa, insieme a na fiumana che non finisce più. Lo dovete vede largo preneste pieno come quanno se riempiva na piazza per via dei raduni, si quelli che ce facevano fa quanno c'era Lui che parlava.. Certo che "vede'" è 'n parolone: la mattina c'è 'na nebbia che sembra de sta' al Nord. Cioè così dicono, io mica ce so mai annato al nord. Li al nord, dicono, ce sta na nebbia che non vedi ad un palmo dal naso. proprio come qui la mattina presto, quanno scendi dal travetto a largo preneste. In mezzo a tutta sta fiumana de gente, come la metti come la giri ahò io incontro sempre le stesse persone non ce se crede. ma io so contento.. alla fine riesco a scambia' du' parole che poi so sempre le stesse eh, come quelle der vecchio der tranvetto: "'mmazza che umidità stamane.." faccio io "e' la marana qui dietro" fanno eco i compagni vicini. " 'Mmazza che nebbia..." fa uno vicino a me " è la maranaaaa" famo noi pe canzonallo "ma è pure er fumo della fabbrica".. lo sapemo tutti..
Sono un ingranaggio, mi sento un ingranaggio del sistema, che lavora a ciclo continuo.. quei pochi secondi che c'ho pe pensa me fanno sta male, è per questo che forse per sdrammatizzare ci diciamo sempre le stesse parole..ogni giorno è uguale volente o nolente, perchè è così o perchè vogliamo che sia così, basterebbe dicce altre parole, oltre alla nebbia e all'umidità, perchè de rabbia ne accumulamo tanta, e poi scoppiamo o col vicino in reparto o co le "maestre..."... punizioni su punizioni e stipendi decurtati. Qualche anziano del posto ce prova a raccontacce che all'apertura della fabbrica, quando i padroni volevano imporre il cottimo... gli operai e le operaie je l'hanno messa in quel posto... io non ce capisco tanto, non so 'nrivoluzionario, ma de rabbia.. quanta ne voi... e poi semo tanti... ce incontramo tutti i giorni... L'altro giorno un mio amico veneto, Franco, ha cominciato a strilla' "qua vacca de tu sorea.... Questa vita è un inferno. Gli orari, la paga, le condizioni di lavoro...abbiamo il diritto a una vita migliore, lo dobbiamo a noi stessi, ai nosti figli, e ai..."
C'ha ragione Franco Ma io non la so fa sta cosa rivoluzzionaria... e lui m'ha insultato "caprun....che cosa rivoluzzionaria, qua è la vita nostra! je la facciamo vede noi a sti padroni!!"..
Ma io me devo sbriga'.. manca poco che parte la sirena dell'inizio della giornata e il capo reparto è 'n fio de su madre.. ahò se segna tutti i ritardi che faccio, sia all'ingresso e pure quelli della produzione mia. E io lavoro sodo eh, non me fermo 'n attimo. Perchè so' io di mio un tipo responsabile e perchè semo sempre controllati. Hai da vede quanto so' severi questi qui che chiamamo controllori che poi so come me, mica so' capi. Basta che sgarri, te distrai n'attimo e.... zac! sei fregato e vieni ripreso...
è così che passo tutto il giorno, a fa' il lavoro mio. Senza distrarmi, poche parole ma nemmeno ce n'ho troppe da di'.. So' come isolato, io e il lavoro, il lavoro e io. E st'odore de acidi che te s'appiccica tutto addosso e te lo porti pure nel letto. L'animaccia loro... quanno la sirena suona la fine della giornata esco ch'è già buio. Puzzo come la fabbrica, puzzo de fabbrica, salgo sur tranvetto
che so rintronato peggio de quanno so entrato.. me devo lavà...c'ho sonno..
E ogni giorno è uguale...
c'ha raggione Franco....
[Ho scritto questo pezzo, insieme ad Alessandra, tanto tempo fa per il CSOA EX-SNIA Viscosa. Tanto tempo prima ancora ho salutato questo centro sociale romano per venire a Milano, lasciando amiche ed amici cari che faranno sempre parte di me]
domenica 5 novembre 2017
il bruco e la simbiosi
Pioggia. Freddo. Non è per questo che dalla scarola, che avevo messo a bagno, è uscito un piccolo bruco. Uno di quelli verdi, un po' peloso, che lentamente si muove a volte alzandosi dritto aggrappato con la forse delle zampe posteriori. Il piccoletto si nutriva della pianta nella quale trovava ristoro e conforto finchè io non decido di cucinarla. Lui, che mal sopportava di essere stato messo a mollo nell'acqua con l'aggravante del bicarbonato, è a un bivio. Che fuori piova dunque non ha proprio nulla a che vedere con la decisione che ha preso il piccolo bruco ma fuori piove e fa freddo e lui si è dimostrato tanto forte da decidere di non affondare nel mare della simbiosi con la sua nave che non solo lo trasportava ma che lo alimentava e ne sosteneva l'esistenza. La sua forza di sopravvivenza l'ha portato a rompere questo schema, lui è sopravvissuto mentre la scarola è finita a bollire nell'acqua pronta per essere condita con mirtilli rossi, alici sott'olio e capperi per finire in una torta salata. Fuori piove, fa freddo ed io resto a casa. Questo è un fatto. Così come lo è che io sia grato alla Vita generosa che mi riscalda e mi dona immagini preziose.
giovedì 24 agosto 2017
Un cammino fecondo
Gli occhi di un cane senza guinzaglio mi guardano. Lui é fermo davanti a me ed io davanti a lui. Il passaggio sulla scogliera idruntina é stretto, appena per due piedi uno dietro l'altro, uno di quei cunicoli naturali che la vegetazione spontanea e libera crea insieme alle mani dell'uomo che la sistema alla meglio giusto giusto per passare. "Ehi tu" dico io. "Ah, sei te.." mi immagino che dica lui. Abbassa la testa e riprende a camminare col suo andare ciondolante. Faccio spazio. Scodinzolando mi supera a destra. Mi giro e lui ha già svoltato la curva. SEono trascorsi già molti giorni da quando ho lasciato La Verna, tappa finale del mio cammino, ma io continuo a camminare anche ora che sono centinaia di km lontano dalle montagne degli Appennini romagnoli e dai suoi sacri boschi di faggi. E mi ostino a salutare gente sconosciuta per il solo fatto di incrociarli sul mio sentiero. A volte il saluto mi ritorna, altre volte no e, una volta superato l'incrocio, sento ridacchiare e dire "ma tu lo conosci?". No, certo che non mi conosce e allora io che sono permaloso di primo acchitto ci resto male poi sorrido di me e comprendo che é invece molto bello che ci siano queste differenze di approccio e vado avanti pensando agli Appennini. La giornata in cammino veniva organizzata in base alle ore che ci sarebbero state di marcia per arrivare a destinazione: la sveglia, i rifornimenti di acqua e di cibo, il tipo di abbigliamento, lo zaino, la colazione. "Ricordati che domani per arrivare a Corniolo attraverserai un bosco pieno di tafani, meglio che ti prepari. Hai pantaloni lunghi?" mi disse premurosamente un pomeriggio un uomo che mi rifocilló con acqua fresca "é acqua buona, non é clorata questa!". Io avevo finito le mie riserve, la tappa dalla località Capannina a Premilcuore era stata lunga e senza punti di ristoro ed io avevo mal calibrato i rifornimenti. Stanco ed assetato ne incrocio lo sguardo e, naturalmente, lo saluto. Lui, appoggiato ad un Crocifisso piantato lungo la stradina in salita per casa sua, inizia a parlarmi, darmi suggerimenti, e gridando alla moglie di andare a prendere quell'acqua dolce che ho bevuto in abbondanza riempiendomi anche la borraccia per affrontare gli ultimi due km, sotto il sole e sull'asfalto, che mancavano per Premilcuore. Sono grato asjsai a quest'uomo: speravo di trovare una fontanella dove potermi rinfrescare ed eccolo apparire. E poi per arrivare a Cornioli io ho effettivamente usato i pantaloni lunghi mentre Mirco quelli corti e i tafani ci hanno circondato in un tratto di bosco, nei pressi delle grotte urlanti, proprio come mi aveva detto e solo Mirco é stato punto. Prontamente gli consegno lo stick di ammoniaca che le mie colleghe premurose mi avevano messo nella lista della spesa. In effetti Mirco ne giova ed io ci scherzo su dicendogli "abbiamo iniziato il cammino soli, ci siamo incontrati e chissà che non sia questo il motivo del nostro incontro..". Scopriró poi che il motivo del nostro incontro sarebbe stato ben altro e poco avremmo atteso per scoprirlo. Avevo cominciato il cammino da solo in effetti perché solo ero partito senza avere chiaro in mente le ragioni. Ero consapevole di aver sempre avuto questa aspirazione e poi volevo "sentirmi", cioé stare in ascolto di me in primo luogo del mio fisico e poi del mio cuore. Poi, strada facendo, ho capito di aver intrapreso il cammino anche per vivere un'esperienza comunitaria, vivere insieme ai pellegrini incontrati sulla strada o nei rifugi, io che per tutto l'anno vivo solo e che non voglio farmici il callo. A proposito di rifugi, gli occhi e le parole accoglienti e rassicuranti degli ospiti erano la cosa piú gradita che potessi desiderare dopo ore trascorse a guardarmi i piedi. Il sinistro, il destro, il sinistro, il destro, alternando le bacchette, la destra, la sinistra, la destra, la sinistra.. e poi le tracce di chi mi ha preceduto come una continua conferma della traiettoria presa quando non vedevo i segnali "istituzionali" nei confronti dei quali molto velocemente avevo fatto l'occhio: alberi, sassi, guard-rail, asfalto, pali, insegne. "Anche per questo ci siamo trovati Mirco, c'ho piú occhio di te..." sorrido e continuo a stuzzicarlo amichevolmente. Non é stata una coincidenza che due uomini sconosciuti si siano incontrati per camminare insieme: passo simile, argomentazioni simili, urgenza per il silenzio e la meditazione simile. L'ho scoperta, la ragione del nostro incontro, a Poggio Scali, 1.520 mslm, il punto piú alto del cammino di Assisi, sull'Appennino romagnolo. Ci siamo inerpicati da Corniolo colmando un dislivello di 900 mt e li in cima abbiamo camminato a lungo sul crinale dell'Appennino che ho ancora i brividi a pensarci.
Al rifugio di Camaldoli ci hanno accolto calorosamente Adriana e Gigliola ed ho incontrato tanti altri compagni di cammino con cui sarei arrivato fino a La Verna. Mirco, a causa di un problema ai tendini, lascia a Badia Prataglia. Ci salutiamo ma sento che di piú da questa esperienza non potevo avere: i km vissuti insieme con tanta intensità e densità mi hanno arricchito, saziato e il distacco é stato naturale. Da Badia Prataglia inizia un altro cammino. Mi aggrego insieme ad Ester, una pellegrina che viaggiava in compagnia della provvidenza, ad un gruppo di Forlí e Predappio ed insieme arriviamo prima a Biforco e poi a La Verna. Ne ammiro l'amore che li unisce e la premura che si scambiano vicendevolmente, essere tra di loro mi dà un senso piacevole di familiarità e di casa al di là che abbiamo condiviso km, cene in spazi poco adatti ad accogliere 12 persone e una notte in camerata. Penso che dopo l'esperienza cosí dura di Poggio Scali, non potessi ricevere dono migliore dello stare in un gruppo che cosí generosamente rappresentava l'accoglienza.
La Verna, destinazione del mio cammino. Mi sveglio alle 5:30, esco dalla camerata facendo attenzione a non svegliare gli altri 12 pellegrini addormentati. Mi siedo ed aspetto il sorgere del sole nella piazzetta del Santuario. Sono solo. Freddo. Silenzio. Sono stanco. Questi 6 giorni di cammino in cui ho percorso circa 120 km mi hanno provato. Ma sono felice perché ho ricevuto tanti doni durante questo tempo rivelatosi cosí fertile di cui sono intimamente grato a Dio.
domenica 20 novembre 2016
Il lago ghiacciato
"Che poi, scusa" continua il derelitto "non c'era indicazione, avviso o divieto. Nessun uomo ha avuto cura di dirmi: - attenzione! - Nessuna donna che m'abbia detto: - Cosa fa, non vede che è proibito? - Ed invece la gente sai che faceva? PASSEGGIAVA, che disgraziati! SI GODEVA IL SOLE, che parassiti! Mi sento afflitto"
"Ehh, ferma ferma.." irrompe l'amico indispettito "ora non esagerare! Anche tu te ne stavi al sole colla tua bella, o no? Anche tu te la spassavi mangiando bevendo e recitando versi per far colpo sulla giovin donzella!" gli pontificava con la destra sul fianco e la sinistra a fender l'aria con l'indice impettito!
"Ehi ehi rinfodera quel dito.. che mi spaventi! Mica sei Cyrano o D'Artagnan, Zorro o Peter Pan! E poi" continua con fare tra il contrito e il divertito "hai ragione, caro sceriffo, lo confesso. Quel giorno non é andato bene niente: il cibo, il vino, il sole e parlare d'amore? -Te lo scordi, sei proprio un fesso!- Mi fa lei, capisci? Così, me ne sono andato avvilito dimenticando le due ruote finché non l'ho riviste circondate da pesci e ricoperte di ghiaccio come un ricordo sbiadito".
domenica 25 settembre 2016
Sugli effetti dell'amore
Bellezza, eravamo
Luce, brillavamo
Gioia, emanavamo
Amore.
Avete toccato il cielo?
Ubriaco, non me lo ricordo.
Ancora una pinta.
Ci vediamo al pub!
Note
Queste parole le dedico a Cristina e ad Alessandro che ieri si sono sposati. E le dedico al coro della messa delle 19 della chiesa di Sant'Angelo di Milano. Coro con cui ieri ho animato il matrimonio dei due giovani sposi.
Luce, brillavamo
Gioia, emanavamo
Amore.
Avete toccato il cielo?
Ubriaco, non me lo ricordo.
Ancora una pinta.
Ci vediamo al pub!
Note
Queste parole le dedico a Cristina e ad Alessandro che ieri si sono sposati. E le dedico al coro della messa delle 19 della chiesa di Sant'Angelo di Milano. Coro con cui ieri ho animato il matrimonio dei due giovani sposi.
lunedì 29 agosto 2016
Immagini parlanti: il Falsopepe
Ma io me sento bene, c'ho le radici qui ben piantate nella terra fertile e dorce, so' pieno de rami che dapprima salischeno tutti su verso er cielo generoso e poi aricaleno verso er basso facenno ciondola' tutte 'ste foje che a vorte pareno piume che quanno che me sfioreno me fanno tutto er solletico, a vorte quanno che er sole è arto ner cielo me sbrilluccicheno tutte manco fossero orecchini de diamanti, artre vorte ancora quanno er cielo è pieno de nuvoloni che pare che debba piove tutta l'acqua der monno da un momento all'artro me sembreno come gocce piene e gonfie de na pioggia d'autunno. Lucia, quanno che poggia l'occhi su de me tra er tanto traffica' che l'impegna tutta la giornata, io lo vedo quant'è fiera de me ma me sento che è ancora un po' scettica e che se chiede "io che me ne faccio dei semini tui rossi e piccoli che sembreno pepe..?" Poi un giorno me confida "sai che c'è, Falsopepe mio? Ho deciso che li pijo e li faccio secca'. Faremo conosce a tutti quanti quanto so bboni i semi tui perchè secondo me tu sei pure bbono mica sei solo bello!".
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