Visualizzazione post con etichetta Cammino di Assisi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cammino di Assisi. Mostra tutti i post

giovedì 24 agosto 2017

Un cammino fecondo


Gli occhi di un cane senza guinzaglio mi guardano. Lui é fermo davanti a me ed io davanti a lui. Il passaggio sulla scogliera idruntina é stretto, appena per due piedi uno dietro l'altro, uno di quei cunicoli naturali che la vegetazione spontanea e libera crea insieme alle mani dell'uomo che la sistema alla meglio giusto giusto per passare. "Ehi tu" dico io. "Ah, sei te.." mi immagino che dica lui. Abbassa la testa e riprende a camminare col suo andare ciondolante. Faccio spazio. Scodinzolando mi supera a destra. Mi giro e lui ha già svoltato la curva. SEono trascorsi già molti giorni da quando ho lasciato La Verna, tappa finale del mio cammino, ma io continuo a camminare anche ora che sono centinaia di km lontano dalle montagne degli Appennini romagnoli e dai suoi sacri boschi di faggi. E mi ostino a salutare gente sconosciuta per il solo fatto di incrociarli sul mio sentiero. A volte il saluto mi ritorna, altre volte no e, una volta superato l'incrocio, sento ridacchiare e dire "ma tu lo conosci?". No, certo che non mi conosce e allora io che sono permaloso di primo acchitto ci resto male poi sorrido di me e comprendo che é invece molto bello che ci siano queste differenze di approccio e vado avanti pensando agli Appennini. La giornata in cammino veniva organizzata in base alle ore che ci sarebbero state di marcia per arrivare a destinazione: la sveglia, i rifornimenti di acqua e di cibo, il tipo di abbigliamento, lo zaino, la colazione. "Ricordati che domani per arrivare a Corniolo attraverserai un bosco pieno di tafani, meglio che ti prepari. Hai pantaloni lunghi?" mi disse premurosamente un pomeriggio un uomo che mi rifocilló con acqua fresca "é acqua buona, non é clorata questa!". Io avevo finito le mie riserve, la tappa dalla località Capannina a Premilcuore era stata lunga e senza punti di ristoro ed io avevo mal calibrato i rifornimenti. Stanco ed assetato ne incrocio lo sguardo e, naturalmente, lo saluto. Lui, appoggiato ad un Crocifisso piantato lungo la stradina in salita per casa sua, inizia a parlarmi, darmi suggerimenti, e gridando alla moglie di andare a prendere quell'acqua dolce che ho bevuto in abbondanza riempiendomi anche la borraccia per affrontare gli ultimi due km, sotto il sole e sull'asfalto, che mancavano per Premilcuore. Sono grato asjsai a quest'uomo: speravo di trovare una fontanella dove potermi rinfrescare ed eccolo apparire. E poi per arrivare a Cornioli io ho effettivamente usato i pantaloni lunghi mentre Mirco quelli corti e i tafani ci hanno circondato in un tratto di bosco, nei pressi delle grotte urlanti, proprio come mi aveva detto e solo Mirco é stato punto. Prontamente gli consegno lo stick di ammoniaca che le mie colleghe premurose mi avevano messo nella lista della spesa. In effetti Mirco ne giova ed io ci scherzo su dicendogli "abbiamo iniziato il cammino soli, ci siamo incontrati e chissà che non sia questo il motivo del nostro incontro..". Scopriró poi che il motivo del nostro incontro sarebbe stato ben altro e poco avremmo atteso per scoprirlo. Avevo cominciato il cammino da solo in effetti perché solo ero partito senza avere chiaro in mente le ragioni. Ero consapevole di aver sempre avuto questa aspirazione e poi volevo "sentirmi", cioé stare in ascolto di me in primo luogo del mio fisico e poi del mio cuore. Poi, strada facendo, ho capito di aver intrapreso il cammino anche per vivere un'esperienza comunitaria, vivere insieme ai pellegrini incontrati sulla strada o nei rifugi, io che per tutto l'anno vivo solo e che non voglio farmici il callo. A proposito di rifugi, gli occhi e le parole accoglienti e rassicuranti degli ospiti erano la cosa piú gradita che potessi desiderare dopo ore trascorse a guardarmi i piedi. Il sinistro, il destro, il sinistro, il destro, alternando le bacchette, la destra, la sinistra, la destra, la sinistra.. e poi le tracce di chi mi ha preceduto come una continua conferma della traiettoria presa quando non vedevo i segnali "istituzionali" nei confronti dei quali molto velocemente avevo fatto l'occhio: alberi, sassi, guard-rail, asfalto, pali, insegne. "Anche per questo ci siamo trovati Mirco, c'ho piú occhio di te..." sorrido e continuo a stuzzicarlo amichevolmente. Non é stata una coincidenza che due uomini sconosciuti si siano incontrati per camminare insieme: passo simile, argomentazioni simili, urgenza per il silenzio e la meditazione simile. L'ho scoperta, la ragione del nostro incontro, a Poggio Scali, 1.520 mslm, il punto piú alto del cammino di Assisi, sull'Appennino romagnolo. Ci siamo inerpicati da Corniolo colmando un dislivello di 900 mt e li in cima abbiamo camminato a lungo sul crinale dell'Appennino che ho ancora i brividi a pensarci.

Velocemente il tempo é cambiato, una massa di nuvole nere si é spostata sopra di noi, il vento era potente e scuoteva con violenza i faggi alti, sacri, che fino ad allora ci avevano accompagnato nell'ascesa in silenzio. Sentivamo i tuoni vicini come mai c'era capitato. I bagliori dei fulmini erano spaventosamente prossimi e mi ero preparato a vederne uno cadere proprio li dove stavamo. Mirco prudentemente camminava con le bacchette sollevate da terra "sai, sono di carbonio.. non vorrei diventare un'antenna..". La pioggia incessante, abbondante e fredda ci bagnava dovunque entrandoci in ogni direzione e colpendoci in testa quando a tratti si faceva solida tramutata in grandine. Lo sguardo era fisso, concentrato sul terreno reso scivoloso e pericoloso dai torrenti d'acqua che la tempesta stava creando e che modellavano piccoli sentieri tra le foglie cadute, intorno alle pietre scivolose come scogli ricoperti di alghe. Al contempo ero concentrato anche sui rami dei faggi. Avevo infatti timore che il vento potesse staccarli e scagliarceli addosso tanto era potente, tanto violentemente agitava le cime di quegli alberi maestosi e li fletteva di continuo, senza tregua e passando tra le foglie tese era come se urlasse tutta la sua forza, tutta la sua libertà. Eravamo completamente in balia della tempesta. In quel momento di difficoltà abbiamo avuto la stessa intuizione che ci siamo condivisi una volta arrivati all'eremo di Camaldoli sotto un cielo finalmente rasserenato e mentre ci svuotavamo le scarpe dall'acqua (ah, il goretex!): in mezzo a una tempesta, in cammino sul crinale appenninico, impauriti dalla forza della natura, non potevamo fermarci, potevamo solo andare avanti con coraggio ed insieme. Dal fatto alla riflessione il passo é stato rapido: quando nella vita incontriamo una crisi che ci spaventa possiamo solo andare avanti con coraggio insieme al partner con cui stiamo vivendo quel momento. Questo cammino é stato continuamente una lente sulla vita, fonte abbondante di riflessioni come questo episodio che mi ha fatto sentire parte del tutto, che mi ha commosso e mi ha fatto gridare la mia gratitudine per avermi fatto vivere una prova di questo genere. 

Al rifugio di Camaldoli ci hanno accolto calorosamente Adriana e Gigliola ed ho incontrato tanti altri compagni di cammino con cui sarei arrivato fino a La Verna. Mirco, a causa di un problema ai tendini, lascia a Badia Prataglia. Ci salutiamo ma sento che di piú da questa esperienza non potevo avere: i km vissuti insieme con tanta intensità e densità mi hanno arricchito, saziato e il distacco é stato naturale. Da Badia Prataglia inizia un altro cammino. Mi aggrego insieme ad Ester, una pellegrina che viaggiava in compagnia della provvidenza, ad un gruppo di Forlí e Predappio ed insieme arriviamo prima a Biforco e poi a La Verna. Ne ammiro l'amore che li unisce e la premura che si scambiano vicendevolmente, essere tra di loro mi dà un senso piacevole di familiarità e di casa al di là che abbiamo condiviso km, cene in spazi poco adatti ad accogliere 12 persone e una notte in camerata. Penso che dopo l'esperienza cosí dura di Poggio Scali, non potessi ricevere dono migliore dello stare in un gruppo che cosí generosamente rappresentava l'accoglienza.

La Verna, destinazione del mio cammino. Mi sveglio alle 5:30, esco dalla camerata facendo attenzione a non svegliare gli altri 12 pellegrini addormentati. Mi siedo ed aspetto il sorgere del sole nella piazzetta del Santuario. Sono solo. Freddo. Silenzio. Sono stanco. Questi 6 giorni di cammino in cui ho percorso circa 120 km mi hanno provato. Ma sono felice perché ho ricevuto tanti doni durante questo tempo rivelatosi cosí fertile di cui sono intimamente grato a Dio.