Nebbia, nebbia, nebbia. Così questa mattina la giornata è spuntata al di là delle mie finestre. Apro. Chiudo. Riapro. C'è sempre lo stesso muro d'acqua vaporizzato. Nebbia, nebbia, nebbia. Che non basta dirlo solo una volta. Nebbia, nebbia, nebbia che una volta pensavo che la sua presenza e densità dipendessero da quanto buone erano le persone. Più sono buone e meno nebbia vedono la mattina quando aprono le finestre, mi dicevo. Vai a capire perchè.
Mentre mangio i biscotti oswego che ho comprato a Milano mi dico che non hanno per niente il sapore degli oswego che mangiavo a Roma eppure hanno la medesima forma e il medesimo nome. Sarà la nebbia penso.
M'incammino direzione stazione e so che ad attendermi ci sarà il popolo delle gru dai colli lunghi e mi preparo vestendo i panni dell'esploratore. I membri di questo popolo hanno sempre la testa china sulle mani con un'angolazione variabile. Come se pregasse ognuno regge tra le mani un libro, sia in piedi sia seduto. Ma c'è anche chi, ed è qualcuno di più alto nella loro gerarchia sociale ne sono certo, non solo prega ma è anche direttamente in contatto audio con il suo qualcuno e dunque oltre a leggere ascolta la voce direttamente nelle orecchie in un vortice estatico audio-visivo. Nel tragitto che mi porta al treno la nebbia nebbia nebbia è molto fitta che non vedo a venti metri da me tuttavia c'è qualcosa che mi porta a pensare che oggi sarà una bella giornata. Proprio come so che splenderà il sole quando la mattina Monte Mario è completamente coperto dalla nebbia così questa nebbia nebbia nebbia di Milano si lascia osservare e semina qualche indizio. Io sto al gioco, curioso. Allora quando la nebbia brilla di luce scommetto che ci sarà il sole. Viceversa, caro me, non c'è speranza. Oggi ci sarà il sole, penso. E mentre mi gusto questo pensiero e l'attesa del bel tempo mi desto sentendo il rumore inconfondibile di chi sta raccogliendo le energie liquide da tutti i propri cavi orali. Il rumore di chi è quasi pronto a mollare una bella cozza sul marciapiede. Il rumore per intenderci che è molto simile a quello di una caffettiera ma super concentrato, rapido ed intenso. Il tempo che mi separa dal vederlo dipende naturalmente da quanto lui vorrà conservarselo giocherellandoci. Guardo quel poco che si riconosce intorno a me cercando di capire chi è l'uomo che sta per sganciare ma niente. D'un tratto vedo una donna avvicinarsi ad un secchione ed elegantemente sputacchiare 'sto figlio mucoso. Sarà la nebbia, penso.
giovedì 31 gennaio 2013
sabato 19 gennaio 2013
istantanee: l'uomo onderadioblu
Milano. Una mattina di gennaio. Sono le 8:50 e sono in stazione perchè a quest'ora passa il treno. Potrebbe essere qualunque altra ora ma il treno a quell'ora non passerebbe ed io non mi troverei in stazione ad aspettarlo. Intanto si son già fatte le 8:55 a pensare alle cose del mondo e salgo sul treno che nel frattempo è arrivato e aspetta a braccia conserte che io mi desti sbuffando e battendo i piedi sulle rotaie. Chiude le porte e salutiamo una splendida giornata di sole, finalmente dopo tanti giorni in cui uno dice mica può esserci sempre 'sta massa compatta di nuvole ed invece alla fine ci credi pure che potrebbe essere così lineare colla sola eventualità che invece di piovere nevichi a fiocchi tripli. Ed invece ecco la giornata che non ti aspetti, la giornata che ti accompagna luminosa e azzurra e anche se sono in ufficio uno sguardo alla finestra ed every little things gonna be all right. Sono sul treno e c'è sempre un fiume di gente che sale e scende. Posso far parte del fiume che sale o del fiume che scende. E finchè sono sul treno faccio parte del treno e sono come una sedia, il bagno, il controllore, il biglietto stretto nelle mani. Io sono in piedi insieme a decine di altre persone facendo effetto stalla riscaldandoci reciprocamente. Prendendo il treno sempre alla stessa ora condivido il viaggio più o meno con le stesse persone, ne vedo i cambiamenti giornalieri e gli umori e, poichè non ho altro di meglio da fare, mi immagino la vita che possono fare e un po' mi ci affeziono.
C'è un giovane uomo colla barba e il zuccotto di lana calato sugli occhi sempre solo sempre colla musica alta puntata dritta nei timpani concentrato sguardo fisso sul suo mondo di note. Oggi però era con la madre che gli parlava o meglio cercava di farlo perchè il figlio stava li assente come se ascoltasse anzi cercasse la sua musica che non c'era immaginandosene le note sintonizzando le sue antenne onderadioblu. Allora la madre gli passa una mano davanti alla faccia su e giù cercando di cogliere quell'attimo di presenza o esistenza dal figlio per rincuorarla che non sia diventato uno zombi. Il figlio invece forse non aspetta altro che arrivi la fermata della madre per infilarsi nuovamente il casco alienatore e ritornare a casa. E così come inevitabilmente accade quando sei su un treno la fermata della madre arriva. Lei scende. Lui calza le cuffie spaziali e sparisce con soddisfazione guardandosi intorno come se proprio quel gesto paradossalmente gli abbia permesso di accorgersi della gente che ha intorno giusto il tempo che basta per dirle "state bene così. Nano nano!". Nano nano uomo spaziale, piatto messicano molto piccante.
C'è un giovane uomo colla barba e il zuccotto di lana calato sugli occhi sempre solo sempre colla musica alta puntata dritta nei timpani concentrato sguardo fisso sul suo mondo di note. Oggi però era con la madre che gli parlava o meglio cercava di farlo perchè il figlio stava li assente come se ascoltasse anzi cercasse la sua musica che non c'era immaginandosene le note sintonizzando le sue antenne onderadioblu. Allora la madre gli passa una mano davanti alla faccia su e giù cercando di cogliere quell'attimo di presenza o esistenza dal figlio per rincuorarla che non sia diventato uno zombi. Il figlio invece forse non aspetta altro che arrivi la fermata della madre per infilarsi nuovamente il casco alienatore e ritornare a casa. E così come inevitabilmente accade quando sei su un treno la fermata della madre arriva. Lei scende. Lui calza le cuffie spaziali e sparisce con soddisfazione guardandosi intorno come se proprio quel gesto paradossalmente gli abbia permesso di accorgersi della gente che ha intorno giusto il tempo che basta per dirle "state bene così. Nano nano!". Nano nano uomo spaziale, piatto messicano molto piccante.
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