Nebbia, nebbia, nebbia. Così questa mattina la giornata è spuntata al di là delle mie finestre. Apro. Chiudo. Riapro. C'è sempre lo stesso muro d'acqua vaporizzato. Nebbia, nebbia, nebbia. Che non basta dirlo solo una volta. Nebbia, nebbia, nebbia che una volta pensavo che la sua presenza e densità dipendessero da quanto buone erano le persone. Più sono buone e meno nebbia vedono la mattina quando aprono le finestre, mi dicevo. Vai a capire perchè.
Mentre mangio i biscotti oswego che ho comprato a Milano mi dico che non hanno per niente il sapore degli oswego che mangiavo a Roma eppure hanno la medesima forma e il medesimo nome. Sarà la nebbia penso.
M'incammino direzione stazione e so che ad attendermi ci sarà il popolo delle gru dai colli lunghi e mi preparo vestendo i panni dell'esploratore. I membri di questo popolo hanno sempre la testa china sulle mani con un'angolazione variabile. Come se pregasse ognuno regge tra le mani un libro, sia in piedi sia seduto. Ma c'è anche chi, ed è qualcuno di più alto nella loro gerarchia sociale ne sono certo, non solo prega ma è anche direttamente in contatto audio con il suo qualcuno e dunque oltre a leggere ascolta la voce direttamente nelle orecchie in un vortice estatico audio-visivo. Nel tragitto che mi porta al treno la nebbia nebbia nebbia è molto fitta che non vedo a venti metri da me tuttavia c'è qualcosa che mi porta a pensare che oggi sarà una bella giornata. Proprio come so che splenderà il sole quando la mattina Monte Mario è completamente coperto dalla nebbia così questa nebbia nebbia nebbia di Milano si lascia osservare e semina qualche indizio. Io sto al gioco, curioso. Allora quando la nebbia brilla di luce scommetto che ci sarà il sole. Viceversa, caro me, non c'è speranza. Oggi ci sarà il sole, penso. E mentre mi gusto questo pensiero e l'attesa del bel tempo mi desto sentendo il rumore inconfondibile di chi sta raccogliendo le energie liquide da tutti i propri cavi orali. Il rumore di chi è quasi pronto a mollare una bella cozza sul marciapiede. Il rumore per intenderci che è molto simile a quello di una caffettiera ma super concentrato, rapido ed intenso. Il tempo che mi separa dal vederlo dipende naturalmente da quanto lui vorrà conservarselo giocherellandoci. Guardo quel poco che si riconosce intorno a me cercando di capire chi è l'uomo che sta per sganciare ma niente. D'un tratto vedo una donna avvicinarsi ad un secchione ed elegantemente sputacchiare 'sto figlio mucoso. Sarà la nebbia, penso.
...ed io che pensavo che a Milano le sciure fossero scic!
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