sabato 19 gennaio 2013

istantanee: l'uomo onderadioblu

Milano. Una mattina di gennaio. Sono le 8:50 e sono in stazione perchè a quest'ora passa il treno. Potrebbe essere qualunque altra ora ma il treno a quell'ora non passerebbe ed io non mi troverei in stazione ad aspettarlo. Intanto si son già fatte le 8:55 a pensare alle cose del mondo e salgo sul treno che nel frattempo è arrivato e aspetta a braccia conserte che io mi desti sbuffando e battendo i piedi sulle rotaie. Chiude le porte e salutiamo una splendida giornata di sole, finalmente dopo tanti giorni in cui uno dice mica può esserci sempre 'sta massa compatta di nuvole ed invece alla fine ci credi pure che potrebbe essere così lineare colla sola eventualità che invece di piovere nevichi a fiocchi tripli. Ed invece ecco la giornata che non ti aspetti, la giornata che ti accompagna luminosa e azzurra e anche se sono in ufficio uno sguardo alla finestra ed every little things gonna be all right. Sono sul treno e c'è sempre un fiume di gente che sale e scende. Posso far parte del fiume che sale o del fiume che scende. E finchè sono sul treno faccio parte del treno e sono come una sedia, il bagno, il controllore, il biglietto stretto nelle mani. Io sono in piedi insieme a decine di altre persone facendo effetto stalla riscaldandoci reciprocamente. Prendendo il treno sempre alla stessa ora condivido il viaggio più o meno con le stesse persone, ne vedo i cambiamenti giornalieri e gli umori e, poichè non ho altro di meglio da fare, mi immagino la vita che possono fare e un po' mi ci affeziono.
C'è un giovane uomo colla barba e il zuccotto di lana calato sugli occhi sempre solo sempre colla musica alta puntata dritta nei timpani concentrato sguardo fisso sul suo mondo di note. Oggi però era con la madre che gli parlava o meglio cercava di farlo perchè il figlio stava li assente come se ascoltasse anzi cercasse la sua musica che non c'era immaginandosene le note sintonizzando le sue antenne onderadioblu. Allora la madre gli passa una mano davanti alla faccia su e giù cercando di cogliere quell'attimo di presenza o esistenza dal figlio per rincuorarla che non sia diventato uno zombi. Il figlio invece forse non aspetta altro che arrivi la fermata della madre per infilarsi nuovamente il casco alienatore e ritornare a casa. E così come inevitabilmente accade quando sei su un treno la fermata della madre arriva. Lei scende. Lui calza le cuffie spaziali e sparisce con soddisfazione guardandosi intorno come se proprio quel gesto paradossalmente gli abbia permesso di accorgersi della gente che ha intorno giusto il tempo che basta per dirle "state bene così. Nano nano!". Nano nano uomo spaziale, piatto messicano molto piccante.

1 commento:

  1. Finalmente sei tornato!!!

    Si direbbe che la vita a Milano è ricca di spunti fin dal mattino!

    Aspettiamo racconti sugli aperitivi che là sono un must!!!!

    Dài dài dài dài

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