Novembre 2015
Ci risiamo. Lo so che vivo a Milano e che la nebbia è un ospite che bussa spesso alla porta di casa ma la speranza di vedere un po' di sole è inguaribile. Così ogni mattina la luce che attraversa le persiane di casa mi fa sperare che la giornata sarà abbracciata dai raggi del sole. Apro la finestra e il bianco denso e umido della nebbia entra in casa. "Me certo, si accomodi. Vuole un tè? Una tisana?" faccio alla compagna del mio vicino che, spuntando dalla nebbia sulla mia ringhiera, per non disturbare lui alle 7 di mattina suona alla mia porta presentandosi come la sua amica. "Si va bene una tisana. Sai, ho appena fatto colazione con cappuccino e cornetto. Scusami se ti disturbo ma non voglio farlo arrabbiare" e invece di me non ti curi. Ma io accolgo tutti, le compagne dei vicini che si spacciano per loro amiche, la nebbia e i testimoni di Geova e con uno in particolare ho legato e frequentemente viene a trovarmi. Per farlo ogni volta si inerpica per i cinque piani senza ascensore del mio palazzo trovandosi la porta spalancata, un bicchiere d'acqua naturalmente come Domindika mi ha insegnato, e le mie storie che a volte mi sembro io il testimone di Geova e non lui.
Ci risiamo dunque e oggi, ancora oggi per l'ennesima volta, la giornata meteorologicamente parlando è segnata. Inforco la bici e prendo la strada per il teatro, direzione Lambrate. Colle prime pedalate dimentico i fatti della mattina e mi immergo nel pensiero degli attacchi terroristici compiuti a Parigi la notte scorsa. Ogni pedalata è un pensiero: paura, disgrazia, impotenza, collera, intolleranza, morte tutte insieme a formare un puzzle intorno alla tragedia appena consumata. Questa mattina i giornali erano pieni di immagini e di promesse. Ma questo terrorismo ideologico è difficile da combattere perchè è come un virus penso e rischia di minare profondamente i rapporti tra cristiani e musulmani sebbene questi terroristi abbiano ben poco a che vedere con la religione. Mi fermo al semaforo: è rosso e la luce spicca nel bianco che lo avvolge. La gente passa e uno mi fissa o forse sono io che lo fisso restando incantato. Dice, almeno mi immagino così "ti sembra normale che tutto l'occidente si mobilita per i fatti di Parigi quando nessuno ha detto o fatto nulla per i morti in Libano di nemmeno una settimana fa? Ipocriti!". Verde. Riprendo la strada continuando a guardare il tipo con la coda dell'occhio. Ancora uno stop, ancora tanta nebbia dalla quale sbuca una donna che mi mostra un articolo di un quotidiano, ma temo che il tempo mi stia dando alla testa: "non avrete il mio odio" grida un uomo sopravvisuto alla moglie agli attentati di ieri.
"Non avrete il mio odio nè quello di mio figlio" ripete.
"Non avrete il mio odio nè quello di mio figlio" insiste" perchè significherebbe darvela vinta".
Non avrete il mio odio.
Sono arrivato. Prove a oltranza.
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