Milano. Sono al mercato rionale del mio quartiere. Finora popolato da extraterrestri parlanti una lingua incomprensibile, oggi al mercato c'era la gente che conosco, incontro e saluto. Riesco a scambiare battute comprese e ribattute che si muovono sul ponte della comunicazione.
D'accordo, so dove sono: anche puntando il dito sul prodotto riuscirei a portarmelo a casa. E poi basta pagare. Ma oggi è diverso.
C'è il sole.
Non nascondo la mia cadenza finora timidamente coperta pensando di far bene così per farmi capire. Una delicatezza di cui solo io m'accorgo. Artefice involontario perchè si sà paese che vai usanze che trovi.
"Me darebbe un po' de costa de sedano?"
Le labbra, i denti, la bocca, tutto il corpo, lo sento lo percepisco, all'unisono accompagnano e si mescolano alla cadenza che è mia. Mi appartiene. Sebbene a Roma chi mi conosce mi dica che non sembro per niente romano, e pure a Milano me lo dicono, pazienza. A me piace così.
Sento, non rappresento, non voglio essere una caricatura. Mi paro di fronte alla gente, non mi nascondo, il più spontaneamente romano possibile. Il daimon dialettale si manifesta.
"Imparerai a parlare romano" mi ha detto Alessandra una volta. Non avevo capito a cosa mi sarebbe servito. Faccio ancora pratica.
E non dimentico
sabato 16 febbraio 2013
giovedì 31 gennaio 2013
istantanee: sugli effetti della nebbia
Nebbia, nebbia, nebbia. Così questa mattina la giornata è spuntata al di là delle mie finestre. Apro. Chiudo. Riapro. C'è sempre lo stesso muro d'acqua vaporizzato. Nebbia, nebbia, nebbia. Che non basta dirlo solo una volta. Nebbia, nebbia, nebbia che una volta pensavo che la sua presenza e densità dipendessero da quanto buone erano le persone. Più sono buone e meno nebbia vedono la mattina quando aprono le finestre, mi dicevo. Vai a capire perchè.
Mentre mangio i biscotti oswego che ho comprato a Milano mi dico che non hanno per niente il sapore degli oswego che mangiavo a Roma eppure hanno la medesima forma e il medesimo nome. Sarà la nebbia penso.
M'incammino direzione stazione e so che ad attendermi ci sarà il popolo delle gru dai colli lunghi e mi preparo vestendo i panni dell'esploratore. I membri di questo popolo hanno sempre la testa china sulle mani con un'angolazione variabile. Come se pregasse ognuno regge tra le mani un libro, sia in piedi sia seduto. Ma c'è anche chi, ed è qualcuno di più alto nella loro gerarchia sociale ne sono certo, non solo prega ma è anche direttamente in contatto audio con il suo qualcuno e dunque oltre a leggere ascolta la voce direttamente nelle orecchie in un vortice estatico audio-visivo. Nel tragitto che mi porta al treno la nebbia nebbia nebbia è molto fitta che non vedo a venti metri da me tuttavia c'è qualcosa che mi porta a pensare che oggi sarà una bella giornata. Proprio come so che splenderà il sole quando la mattina Monte Mario è completamente coperto dalla nebbia così questa nebbia nebbia nebbia di Milano si lascia osservare e semina qualche indizio. Io sto al gioco, curioso. Allora quando la nebbia brilla di luce scommetto che ci sarà il sole. Viceversa, caro me, non c'è speranza. Oggi ci sarà il sole, penso. E mentre mi gusto questo pensiero e l'attesa del bel tempo mi desto sentendo il rumore inconfondibile di chi sta raccogliendo le energie liquide da tutti i propri cavi orali. Il rumore di chi è quasi pronto a mollare una bella cozza sul marciapiede. Il rumore per intenderci che è molto simile a quello di una caffettiera ma super concentrato, rapido ed intenso. Il tempo che mi separa dal vederlo dipende naturalmente da quanto lui vorrà conservarselo giocherellandoci. Guardo quel poco che si riconosce intorno a me cercando di capire chi è l'uomo che sta per sganciare ma niente. D'un tratto vedo una donna avvicinarsi ad un secchione ed elegantemente sputacchiare 'sto figlio mucoso. Sarà la nebbia, penso.
Mentre mangio i biscotti oswego che ho comprato a Milano mi dico che non hanno per niente il sapore degli oswego che mangiavo a Roma eppure hanno la medesima forma e il medesimo nome. Sarà la nebbia penso.
M'incammino direzione stazione e so che ad attendermi ci sarà il popolo delle gru dai colli lunghi e mi preparo vestendo i panni dell'esploratore. I membri di questo popolo hanno sempre la testa china sulle mani con un'angolazione variabile. Come se pregasse ognuno regge tra le mani un libro, sia in piedi sia seduto. Ma c'è anche chi, ed è qualcuno di più alto nella loro gerarchia sociale ne sono certo, non solo prega ma è anche direttamente in contatto audio con il suo qualcuno e dunque oltre a leggere ascolta la voce direttamente nelle orecchie in un vortice estatico audio-visivo. Nel tragitto che mi porta al treno la nebbia nebbia nebbia è molto fitta che non vedo a venti metri da me tuttavia c'è qualcosa che mi porta a pensare che oggi sarà una bella giornata. Proprio come so che splenderà il sole quando la mattina Monte Mario è completamente coperto dalla nebbia così questa nebbia nebbia nebbia di Milano si lascia osservare e semina qualche indizio. Io sto al gioco, curioso. Allora quando la nebbia brilla di luce scommetto che ci sarà il sole. Viceversa, caro me, non c'è speranza. Oggi ci sarà il sole, penso. E mentre mi gusto questo pensiero e l'attesa del bel tempo mi desto sentendo il rumore inconfondibile di chi sta raccogliendo le energie liquide da tutti i propri cavi orali. Il rumore di chi è quasi pronto a mollare una bella cozza sul marciapiede. Il rumore per intenderci che è molto simile a quello di una caffettiera ma super concentrato, rapido ed intenso. Il tempo che mi separa dal vederlo dipende naturalmente da quanto lui vorrà conservarselo giocherellandoci. Guardo quel poco che si riconosce intorno a me cercando di capire chi è l'uomo che sta per sganciare ma niente. D'un tratto vedo una donna avvicinarsi ad un secchione ed elegantemente sputacchiare 'sto figlio mucoso. Sarà la nebbia, penso.
sabato 19 gennaio 2013
istantanee: l'uomo onderadioblu
Milano. Una mattina di gennaio. Sono le 8:50 e sono in stazione perchè a quest'ora passa il treno. Potrebbe essere qualunque altra ora ma il treno a quell'ora non passerebbe ed io non mi troverei in stazione ad aspettarlo. Intanto si son già fatte le 8:55 a pensare alle cose del mondo e salgo sul treno che nel frattempo è arrivato e aspetta a braccia conserte che io mi desti sbuffando e battendo i piedi sulle rotaie. Chiude le porte e salutiamo una splendida giornata di sole, finalmente dopo tanti giorni in cui uno dice mica può esserci sempre 'sta massa compatta di nuvole ed invece alla fine ci credi pure che potrebbe essere così lineare colla sola eventualità che invece di piovere nevichi a fiocchi tripli. Ed invece ecco la giornata che non ti aspetti, la giornata che ti accompagna luminosa e azzurra e anche se sono in ufficio uno sguardo alla finestra ed every little things gonna be all right. Sono sul treno e c'è sempre un fiume di gente che sale e scende. Posso far parte del fiume che sale o del fiume che scende. E finchè sono sul treno faccio parte del treno e sono come una sedia, il bagno, il controllore, il biglietto stretto nelle mani. Io sono in piedi insieme a decine di altre persone facendo effetto stalla riscaldandoci reciprocamente. Prendendo il treno sempre alla stessa ora condivido il viaggio più o meno con le stesse persone, ne vedo i cambiamenti giornalieri e gli umori e, poichè non ho altro di meglio da fare, mi immagino la vita che possono fare e un po' mi ci affeziono.
C'è un giovane uomo colla barba e il zuccotto di lana calato sugli occhi sempre solo sempre colla musica alta puntata dritta nei timpani concentrato sguardo fisso sul suo mondo di note. Oggi però era con la madre che gli parlava o meglio cercava di farlo perchè il figlio stava li assente come se ascoltasse anzi cercasse la sua musica che non c'era immaginandosene le note sintonizzando le sue antenne onderadioblu. Allora la madre gli passa una mano davanti alla faccia su e giù cercando di cogliere quell'attimo di presenza o esistenza dal figlio per rincuorarla che non sia diventato uno zombi. Il figlio invece forse non aspetta altro che arrivi la fermata della madre per infilarsi nuovamente il casco alienatore e ritornare a casa. E così come inevitabilmente accade quando sei su un treno la fermata della madre arriva. Lei scende. Lui calza le cuffie spaziali e sparisce con soddisfazione guardandosi intorno come se proprio quel gesto paradossalmente gli abbia permesso di accorgersi della gente che ha intorno giusto il tempo che basta per dirle "state bene così. Nano nano!". Nano nano uomo spaziale, piatto messicano molto piccante.
C'è un giovane uomo colla barba e il zuccotto di lana calato sugli occhi sempre solo sempre colla musica alta puntata dritta nei timpani concentrato sguardo fisso sul suo mondo di note. Oggi però era con la madre che gli parlava o meglio cercava di farlo perchè il figlio stava li assente come se ascoltasse anzi cercasse la sua musica che non c'era immaginandosene le note sintonizzando le sue antenne onderadioblu. Allora la madre gli passa una mano davanti alla faccia su e giù cercando di cogliere quell'attimo di presenza o esistenza dal figlio per rincuorarla che non sia diventato uno zombi. Il figlio invece forse non aspetta altro che arrivi la fermata della madre per infilarsi nuovamente il casco alienatore e ritornare a casa. E così come inevitabilmente accade quando sei su un treno la fermata della madre arriva. Lei scende. Lui calza le cuffie spaziali e sparisce con soddisfazione guardandosi intorno come se proprio quel gesto paradossalmente gli abbia permesso di accorgersi della gente che ha intorno giusto il tempo che basta per dirle "state bene così. Nano nano!". Nano nano uomo spaziale, piatto messicano molto piccante.
mercoledì 12 settembre 2012
il paese dei ventilatori
Fuori piove, anzi pioveva quando ho pensato che avrei voluto iniziare così questo racconto. Fuori piove e il paese dei gatti e dei piccioni si scopre impreparato ad accogliere questa pioggia. Si perchè nel paese, in ogni paese, ci trovo gatti e piccioni, piccioni e gatti. Sono così tanti che andrebbero censiti e nei pannelli informativi che si incontrano al confine, quelli che ti dicono "benvenuti al paese tal dei tali, gemellato con il paese pinco palla che è sempre o francese o tedesco, il paese di questo o quel prodotto tipico, ecc ecc" insomma su questi pannelli informativi il sindaco del paese dovrebbe indicare anche come è composta la popolazione "in questo paese convivono 1000 donne, 700 uomini, 500 gatti e 800 piccioni. Si prega di notare che il censimento soprattutto per i piccioni è suscettibile di continue variazioni data la natura volatile e antipatica del soggetto". Insomma nel paese dei gatti e dei piccioni piove e le "sore", solitamente comode a chiacchierare tra loro sulle loro sedie nei vicoli del paese, si ritrovano a mandare accidenti alla pioggia all'unisono. Le sore sono le donne del paese che nel loro tempo libero si incontrano e scambiano opinioni, osservazioni, pettegolezzi, ricette e chi più ne ha ne mette. Per vostra informazione il tempo libero e dunque il tempo di stazionamento nei vicoletti è direttamente proporzionale all'età. Se non le conosco, quando ci passo in mezzo si zittiscono e aspettano che mi allontani per ricominciare a chiacchierare. Se invece le conosco il mio passaggio non invade la loro riservatezza e posso anche permettermi di fermarmi ad ascoltarle "perchè quest'anno non ci sono i soldi nemmeno per i ventilatori" fa una donna anziana "macchè ventilatori, gli sbandieratori. non ci sono i soldi nemmeno per gli sbandieratori" la riprende la nuora.
Fuori continua a piovere e le sore si lamentano correndo, chi può, per ripararsi. "Certo che quando fà caldo perchè fà caldo, quando piove perchè piove, me sto sempre a lamentà!" confessa una donna ridendosela divertita sotto una novità attesa da tanto tempo soprattutto dagli agricoltori. E sul tema sono molto ben informato. Infatti quando esco dal negozio di prodotti tipici locali sò tutto delle noci e delle nocciole. L'impiegata del negozio, un po' annoiata credo per l'assenza di clienti è stata infatti molto contenta e prolissa nel raccontarmene tutta la filiera agricola senza dimenticarsi nemmeno una virgola. E tra le tante altre cose mi confida che "la noce è così, un anno si e un anno no. L'anno scorso c'è gente che ha fatto centinaia di migliaia di euro. Quest'anno invece è proprio andata male. E' tutto secco. Per non parlare delle castagne infettate da quest'insetto cinese!". " 'Sti cinesi! stanno dappertutto. Mo pure nell'agricoltura!" si arrabbia facendole eco l'uomo che ho raccattato per la strada a diverse decine di km da dove poi l'ho lasciato che mi chiedo ancora che ci stesse facendo così lontano. A piedi per giunta. "E' tutto secco" rincara quest'uomo fissandomi cogli occhi piccoli dietro due fondi di bottiglia "E' tutto secco e a Roma costa tutto caro!" me lo ripete così tante volte che mi convinco del fatto che quest'uomo lo usi come un intercalare come il mio "in verità". Strada facendo mi chiede "quanto costa a Roma una casa? quanto costa a Roma la terra? Ehhh.. a Roma costa tutto caro!" ma soprattutto valla a trovare la terra a Roma. Cerco di spiegargli che bisogna andare in periferia a cercarla ma poi in verità costa tutto caro a Roma e mi arrendo. Lo lascio alla stazione. Ho appena finito di ripetergli il mio ennesimo rifiuto ad una ricompensa che lui si ostinava a volermi pagare per il passaggio ricevuto che mi saltano in mente le parole lapidarie con cui un uomo si è rivolto alla moglie rea forse di aver battuto cassa una volta di più "i soldi è il padre dei vizi!" le fa lui con un sorriso tra il serio e il divertito. Forza la chiusura della portiera e si allontana colla sua panda rossa sgangherata lasciando ai posteri una nuvola di terra. In effetti le strade provinciali tagliano grandi distese di campi coltivati e mi capita spesso di attraversare banchi di terra alzati dai trattori intenti a dissodare i terreni secchi, quest'anno più che mai. Non mi sono sorpreso dunque del dito di terra sotto cui ho trovato la mia auto dopo uno sterrato fatto, con molte preoccupazioni sulla compatibilità terreno-auto, alla ricerca di un lago tascabile infrattato là dove devi proprio volerci andare perchè altrimenti nemmeno a perdercisi ci si arriva. "Non farti far paura dagli occhi!" diceva un operaio al collega ed io ci pensavo mentre sfidavo il fuori pista con la mia auto da città fidandomi e forse incoraggiandola ad essere anche qualcosa di diverso da ciò per cui è stata concepita. O forse mi autoincoraggiavo. Comunque ora sono a mangiare una pizza a distanza di km e di giorni. So far so good.
Fuori continua a piovere e le sore si lamentano correndo, chi può, per ripararsi. "Certo che quando fà caldo perchè fà caldo, quando piove perchè piove, me sto sempre a lamentà!" confessa una donna ridendosela divertita sotto una novità attesa da tanto tempo soprattutto dagli agricoltori. E sul tema sono molto ben informato. Infatti quando esco dal negozio di prodotti tipici locali sò tutto delle noci e delle nocciole. L'impiegata del negozio, un po' annoiata credo per l'assenza di clienti è stata infatti molto contenta e prolissa nel raccontarmene tutta la filiera agricola senza dimenticarsi nemmeno una virgola. E tra le tante altre cose mi confida che "la noce è così, un anno si e un anno no. L'anno scorso c'è gente che ha fatto centinaia di migliaia di euro. Quest'anno invece è proprio andata male. E' tutto secco. Per non parlare delle castagne infettate da quest'insetto cinese!". " 'Sti cinesi! stanno dappertutto. Mo pure nell'agricoltura!" si arrabbia facendole eco l'uomo che ho raccattato per la strada a diverse decine di km da dove poi l'ho lasciato che mi chiedo ancora che ci stesse facendo così lontano. A piedi per giunta. "E' tutto secco" rincara quest'uomo fissandomi cogli occhi piccoli dietro due fondi di bottiglia "E' tutto secco e a Roma costa tutto caro!" me lo ripete così tante volte che mi convinco del fatto che quest'uomo lo usi come un intercalare come il mio "in verità". Strada facendo mi chiede "quanto costa a Roma una casa? quanto costa a Roma la terra? Ehhh.. a Roma costa tutto caro!" ma soprattutto valla a trovare la terra a Roma. Cerco di spiegargli che bisogna andare in periferia a cercarla ma poi in verità costa tutto caro a Roma e mi arrendo. Lo lascio alla stazione. Ho appena finito di ripetergli il mio ennesimo rifiuto ad una ricompensa che lui si ostinava a volermi pagare per il passaggio ricevuto che mi saltano in mente le parole lapidarie con cui un uomo si è rivolto alla moglie rea forse di aver battuto cassa una volta di più "i soldi è il padre dei vizi!" le fa lui con un sorriso tra il serio e il divertito. Forza la chiusura della portiera e si allontana colla sua panda rossa sgangherata lasciando ai posteri una nuvola di terra. In effetti le strade provinciali tagliano grandi distese di campi coltivati e mi capita spesso di attraversare banchi di terra alzati dai trattori intenti a dissodare i terreni secchi, quest'anno più che mai. Non mi sono sorpreso dunque del dito di terra sotto cui ho trovato la mia auto dopo uno sterrato fatto, con molte preoccupazioni sulla compatibilità terreno-auto, alla ricerca di un lago tascabile infrattato là dove devi proprio volerci andare perchè altrimenti nemmeno a perdercisi ci si arriva. "Non farti far paura dagli occhi!" diceva un operaio al collega ed io ci pensavo mentre sfidavo il fuori pista con la mia auto da città fidandomi e forse incoraggiandola ad essere anche qualcosa di diverso da ciò per cui è stata concepita. O forse mi autoincoraggiavo. Comunque ora sono a mangiare una pizza a distanza di km e di giorni. So far so good.
domenica 12 agosto 2012
il piccione e il colombo
"Io sono piccione, guardami!
Sono grigio e nero, a volte celeste e blu
ma sono i più fornutati, quelli che vanno in tv.
Mangio sassi, è un continuo sberleffo
dimmi tu che vita da reietto!
Invece tu, caro colombo, sei alto e bello, veloce e snello
tutti ti guardano, tutti ti ammirano
e tu con grazia e leggiadria
orni, rallegri, regali pace ed armonia".
"E' vero siamo diversi" risponde il colombo
"ma non per le ragioni che tu pensi.
In verità siamo simili anzi fratelli.
Stessi colori, stessi onori, stessi fardelli
solo che tu non vedi quanto sei bello e ti lamenti
mentre io si e ne sono contento".
Sono grigio e nero, a volte celeste e blu
ma sono i più fornutati, quelli che vanno in tv.
Mangio sassi, è un continuo sberleffo
dimmi tu che vita da reietto!
Invece tu, caro colombo, sei alto e bello, veloce e snello
tutti ti guardano, tutti ti ammirano
e tu con grazia e leggiadria
orni, rallegri, regali pace ed armonia".
"E' vero siamo diversi" risponde il colombo
"ma non per le ragioni che tu pensi.
In verità siamo simili anzi fratelli.
Stessi colori, stessi onori, stessi fardelli
solo che tu non vedi quanto sei bello e ti lamenti
mentre io si e ne sono contento".
l'uomo
non ricordo quando s'è chiusa in camera
"eppure andava tutto così bene.." fa il marito
pover'uomo rincitrullito
"eppure andava tutto così bene.." fa il marito
pover'uomo rincitrullito
venerdì 10 agosto 2012
la formica sindacalista
"ma guarda quella la!" fa una formica indispettita
"sta sempre a cantare. ma che c'avrà tanto da cantà dico io!?"
le fa eco una sua compagna, quella che la precede nella lunga fila verso casa
"bisognerebbe darle una bella lezione!", "si si così capirebbe!" e giù condanne in un lungo ronzio.
"smettetela di chiacchierare!" grida la formica guardafila,
"continuate a camminare e attente ai piedi umani,
agli uccelli e ai ratti ma non a quell'oca giuliva.
staremo a vedere d'inverno chi canta" tuona infine con aria di sfida.
Giunte ste parole alle sue antenne una formica sindacalista rompe la fila
"ohhhh, ma sei pazza! torna dentro" gridano sconcertate le compagne
"è una terrorista. Chiamate la polizia portatela via!
va ricoverata va arrestata! ci distrugge il ritmo della fila e l'armonia".
Colle antenne sui fianchi grida battagliera "Formiche, compagne!
Non vi rendete conto che siamo state sempre ingannate?
camminiamo e lavoriamo col sogno di un inverno caldo e sicuro
e d'inverno c'impapocchiano coi problemi di spread, iva, bond e che ve piasse un siluro
e io e voi non smettiamo mai. lavoriamo e camminiamo
finchè non muoriamo perchè vecchie o calpestate
e allora tutte li a piangerci addosso ma siamo frustrate
e allora unò due, unò due, unò due, unò due..marciamo e non pensiamo.
A noi ci rode una cifra perchè siamo gelose
lei così libera e spontanea ci ruba la verità
e noi giù a darle addosso, sputandole veleno a più non posso.
il problema è nostro! sintonizzate quelle antenne pelose.
Vi dico che anche noi possiamo cantare
senza l'ansia di una condanna morale.
Anche noi siamo libere!
addirittura di essere cicale"
"sta sempre a cantare. ma che c'avrà tanto da cantà dico io!?"
le fa eco una sua compagna, quella che la precede nella lunga fila verso casa
"bisognerebbe darle una bella lezione!", "si si così capirebbe!" e giù condanne in un lungo ronzio.
"smettetela di chiacchierare!" grida la formica guardafila,
"continuate a camminare e attente ai piedi umani,
agli uccelli e ai ratti ma non a quell'oca giuliva.
staremo a vedere d'inverno chi canta" tuona infine con aria di sfida.
Giunte ste parole alle sue antenne una formica sindacalista rompe la fila
"ohhhh, ma sei pazza! torna dentro" gridano sconcertate le compagne
"è una terrorista. Chiamate la polizia portatela via!
va ricoverata va arrestata! ci distrugge il ritmo della fila e l'armonia".
Colle antenne sui fianchi grida battagliera "Formiche, compagne!
Non vi rendete conto che siamo state sempre ingannate?
camminiamo e lavoriamo col sogno di un inverno caldo e sicuro
e d'inverno c'impapocchiano coi problemi di spread, iva, bond e che ve piasse un siluro
e io e voi non smettiamo mai. lavoriamo e camminiamo
finchè non muoriamo perchè vecchie o calpestate
e allora tutte li a piangerci addosso ma siamo frustrate
e allora unò due, unò due, unò due, unò due..marciamo e non pensiamo.
A noi ci rode una cifra perchè siamo gelose
lei così libera e spontanea ci ruba la verità
e noi giù a darle addosso, sputandole veleno a più non posso.
il problema è nostro! sintonizzate quelle antenne pelose.
Vi dico che anche noi possiamo cantare
senza l'ansia di una condanna morale.
Anche noi siamo libere!
addirittura di essere cicale"
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