venerdì 12 agosto 2016

Immagini parlanti: il guardone.


"Lei è proprio uno screanzato!" fa scocciata la sora picciona, decana del quartiere medioevale San Pellegrino a Viterbo "si vergogni a importunare le vecchie signore sbirciandone le preziosità tra le piume!"
Sono sorpreso perchè mai m'era accaduta una reazione del genere. "Ma signora.. Si calmi.. Io non volevo.. Mi creda.. Non sono un guardone.. È una questione artistica di immagini parlanti e..." 
"..Questione artistica un corno!" tuona la compare, picciona del quartiere limitrofo Sant'Andrea che aveva visto tutto, " lei è un guardone bell'e buono sa!"
"No.. allora signore.. Io volevo solo raccontare la morbidezza che mostrate quando vi accovacciate. Mi date l'impressione di essere soffici come l'ovatta.."
"Dice davvero?.. Mmm.. Forse abbiamo esagerato.. sa questi tempi per noi piccione non sono felici.. Senta, facciamo così: in cambio delle sue inmagini parlanti le chiedo una cosa, che dice?"
"Certo sora picciona, mi dica. Cosa posso fare per lei?" le dico felice diq uesta sua apertura.
"Me faccia er piacere, c'ho 'n prurito.. me dia na grattatina..."

martedì 9 agosto 2016

Immagini parlanti: la politica dell'integrazione


"Se solo le tue lunghe dita" sospira l'ultima foglia dell'estremità destra della lega autonoma Alba di Passiflora "fossero come foglie longilinee delicate io non ne avrei paura". E poi, dopo aver atteso il necessario tempo teatrale e aver fatto mandar giù l'immagine alla platea di foglie e insetti che stava li ad ascoltarla rapita dalla sua retorica, prosegue assestando un altro colpo che pensava "con questo cadranno tutte ai miei piedi nemmeno fosse autunno". Disse "se tu solo fossi come me potresti adagiarti sulle mie radici, sentire il battito del mio cuore, il solletico delle api, le risate delle coccinelle, potresti intrecciarti con me per sempre.. Se solo tu fossi come me". Di nuovo, con l'emozione in gola di chi sa di aver suscitato un'emozione unica, crea di nuovo il silenzio, resta in attesa dell'ovazione e degli applausi che ne è certa esploderanno all'unisono. E si prepara inchinandosi a riceverli. La platea è li che la guarda, rintronata da tanta bellezza che stenta a capire cosa fare e resta a bocca aperta finchè una foglia, compagna del gruppo anarchico di foglie dell'estremità sinistra si alza in piedi e urla "M'anvedila! eh brava la nostra populista!" Fa tutta indispettita "ce voi impapocchia'! Ma che nu llo vedi che è già così! Che s'è già intrecciata!? Te e le tue storie conservatrici.. Ma valle a racconta ar circolo delle ghirlande!" Allora si che un boato si levó assordante e  fischi e urla e oggetti che volavano tra le fila.. C'era così tanta confusione che nemmeno più le api operaie s'avvicinavano a raccogliere il polline. Svolazzando e scuotendo testa e ali decisero ciondolanti di farsi una pinta di sambuco al bar stelo 40..

sabato 23 luglio 2016

nemmeno una goccia. Ma io già lo sapevo..

Già lo sapevo che eri margherita
dai lunghi petali bianchi
tutti slanciati per non far cadere
del sole nemmeno una goccia.

Allora ti immagino riccia e rossa
come l'amore che ti circonda
le mani aperte rivolte al cielo
ancora inesperte per esplorarlo.

Gli occhi tondi, la faccia raggiante,
un carattere esondante da rendere
fin troppo piccola già la pancia di tua madre,
da rendere folle già il cuore di tuo padre.

Ma io già lo sapevo che eri margherita
tutta riccia e divertita
con le mani aperte e gli occhi tondi
per non perdere del mondo nemmeno una goccia.


[Margherita è nata nel 2010. Lei è figlia di Jenni e Simone che è fratello di Federica che conosco da sempre e anche prima. Ho scritto questa poesia per Margherita prima che Margherita nascesse, prima di sapere che si sarebbe chiamata proprio così come avevo immaginato. E prima di sapere se sarebbe stata veramente riccia e rossa..]

mercoledì 27 aprile 2016

25 aprile 2016


"No, senti Ale, io quest'anno non me la sento. Mi sembra di essere un colonizzatore. Sento che è il momento di fare un passo indietro e di lasciare questo riconoscimento a chi vive di più la snia perchè questo per me è un riconoscimento mi fa sentire parte della snia anche se sono lontano mi sento ogni anno accolto come un fratello.. " così le ho detto impegnandomi in un pensiero articolato, intimo e definito che avevo elaborato con tanta convinzione che non poteva essere smontato ed invece sono bastate queste poche parole "non dire fregnacce. Viecce a da' 'na mano. T'aspettamo" per farmi crollare tutta la torre che la testa aveva costruito e ridar voce al cuore che scalpitava per esserci, per prendere posizione, parteggiare a favore cioè di una vita senza frontiere, regolamentata si e piena delle ricchezze che solo la multiculturalità e l'integrazione possono offrire. E poi esserci vuol dire "calcio" lo sport che, se ne sei appassionato, non puoi fare a meno di vedere e di praticare. Verità lapalissiana? Forse ma solo in supericie perchè sono convinto che il calcio sia molto di più di una affermazione scontata: tutti sono allenatori tutti sono giocatori tutti sono tifosi e tutti, chi più chi meno, sono proseliti di una religione pagana 2.0. E se hai l'opportunità di praticarlo allora il calcio rende grande anzi divino colui che compie un gesto perfetto per esecuzione efficacia e bellezza e rende invincibile il team che trama con sapienza e coordinazione un movimento che compie come fosse un solo corpo. Tanto rende speciali il calcio che i giocatori fanno i salti mortali per essere il 25 aprile al campetto della piazza del pigneto intitolata a due uomini, Persiani e Nuccitelli, partigiani esponenti della resistenza contro la ferocia, la violenza e l'oppressione nazi-fascista che li ha travolti restandone vittime. Così succede che Marco s'incastra i tempi della sua reperibilità e s'organizza con la moglie per gestire il plotone di figlie. Enrico scende in campo sebbene abbia finito alle 5 di mattina di lavorare. Jordi viene dalla Barcellona spagnola per giocarsi la chance di entrare nella storia anche fosse per il secondo di gioia esplosiva che solo un gol puó consegnare al giocatore che lo sigla. E poi Emiliano, dovevate vederlo alle 12 tutto imbacuccato colla voce cavernosa dire "ah Giallù, c'ho le placche, la gola me fa male nun ce la fo" e poi incontrarlo alle 15 confessare a se stesso a e al mondo "non ce la faccio a non giocare": indossa i suoi pantaloncini, scende in campo, corre, rincorre, si vive questa giornata di sport anzi di calcio proprio come ha fatto il cielo che ha illuminato questo palcoscenico sgombrando le nuvole e facendo spazio al sole grande e caldo. In questo contesto di attese, emozioni, immagini ed aspettative ha inizio il torneo di calcetto della liberazione 2016. cominciamo a giocare e come al solito inanelliamo una partita via l'altra senza soluzione di continuità. Per me è un privilegio poterci essere ogni partita: come arbitro me le vedo tutte e ne curo l'armonia, mi becco i ringraziamenti ma anche gli urli di chi non ci sta a vedersi negato o assegnato un fallo ingiustamente a suo dire ma per quanto io possa essermi sbagliato è sempre bene che la condotta arbitrale sia ben precisa e sul fischio non si torna indietro a meno che tutti i giocatori in campo unanimamente non mi facciano cambiare idea. Quando accade sono ben contento di farlo perchè la competitività smaliziata del voglio vincere a tutti i costi lascia il posto all'agonismo positivo del voglio vincere ma correttamente. Perchè non si creda che ad un torneo così si partecipi per la gloria del volemose bene. Certo si gioca per stare insieme, per godersi una giornata di sole, birra e salsiccia o soja, per giocare allo sport che c'appassiona e ci rende più vicini ai calciatori professionisti che seguiamo con devozione ma anche, e dico io SOPRATTUTTO, per poter dire a chiunque, caro e meno caro, e con orgoglio "oggi ho vinto io!". Daje!

domenica 13 dicembre 2015

una mattina vera per metà

Una mattina.
In bicicletta. 
Brrr, freddo freddo.
Sono al semaforo rosso nè in ritardo nè in anticipo per la mia meta, un tempo giusto che mi permette di scendere dalla sella e guardarmi intorno. Ti vedo: sei lì in attesa di attraversare la strada coi tuoi lunghi capelli rossi, il tuo sguardo accigliato e la bocca leggermente di traverso come a dire "coraggio, non ci puoi far nulla se non accettarlo". Mi avvicino, tutto imbacuccato come un ladro, e la donna che credevo di conoscere si spaventa e stringe la borsetta al petto. Capisco d'aver preso un granchio. Sorrido e mi scuso. Mi allontano da te, che poi non sei te, dal tuo sguardo ora non più spaventato, dalla tua bocca ora non più di traverso, dai tuoi capelli rossi. Tutto imbacuccato come un ladro, ritorno al semaforo per riprendere la strada verso la mia meta. È verde.
Brr, freddo freddo.
In bicicletta.
Una mattina.


martedì 8 dicembre 2015

nella nebbia un raggio di coraggio

Novembre 2015

Ci risiamo. Lo so che vivo a Milano e che la nebbia è un ospite che bussa spesso alla porta di casa ma la speranza di vedere un po' di sole è inguaribile. Così ogni mattina la luce che attraversa le persiane di casa mi fa sperare che la giornata sarà abbracciata dai raggi del sole. Apro la finestra e il bianco denso e umido della nebbia entra in casa. "Me certo, si accomodi. Vuole un tè? Una tisana?" faccio alla compagna del mio vicino che, spuntando dalla nebbia sulla mia ringhiera, per non disturbare lui alle 7 di mattina suona alla mia porta presentandosi come la sua amica. "Si va bene una tisana. Sai, ho appena fatto colazione con cappuccino e cornetto. Scusami se ti disturbo ma non voglio farlo arrabbiare" e invece di me non ti curi. Ma io accolgo tutti, le compagne dei vicini che si spacciano per loro amiche, la nebbia e i testimoni di Geova e con uno in particolare ho legato e frequentemente viene a trovarmi. Per farlo ogni volta si inerpica per i cinque piani senza ascensore del mio palazzo trovandosi la porta spalancata, un bicchiere d'acqua naturalmente come Domindika mi ha insegnato, e le mie storie che a volte mi sembro io il testimone di Geova e non lui.
Ci risiamo dunque e oggi, ancora oggi per l'ennesima volta, la giornata meteorologicamente parlando è segnata. Inforco la bici e prendo la strada per il teatro, direzione Lambrate. Colle prime pedalate dimentico i fatti della mattina e mi immergo nel pensiero degli attacchi terroristici compiuti a Parigi la notte scorsa. Ogni pedalata è un pensiero: paura, disgrazia, impotenza, collera, intolleranza, morte tutte insieme a formare un puzzle intorno alla tragedia appena consumata. Questa mattina i giornali erano pieni di immagini e di promesse. Ma questo terrorismo ideologico è difficile da combattere perchè è come un virus penso e rischia di minare profondamente i rapporti tra cristiani e musulmani sebbene questi terroristi abbiano ben poco a che vedere con la religione. Mi fermo al semaforo: è rosso e la luce spicca nel bianco che lo avvolge. La gente passa e uno mi fissa o forse sono io che lo fisso restando incantato. Dice, almeno mi immagino così "ti sembra normale che tutto l'occidente si mobilita per i fatti di Parigi quando nessuno ha detto o fatto nulla per i morti in Libano di nemmeno una settimana fa? Ipocriti!". Verde. Riprendo la strada continuando a guardare il tipo con la coda dell'occhio. Ancora uno stop, ancora tanta nebbia dalla quale sbuca una donna che mi mostra un articolo di un quotidiano, ma temo che il tempo mi stia dando alla testa: "non avrete il mio odio" grida un uomo sopravvisuto alla moglie agli attentati di ieri.
"Non avrete il mio odio nè quello di mio figlio" ripete.
"Non avrete il mio odio nè quello di mio figlio" insiste" perchè significherebbe darvela vinta".
Non avrete il mio odio.
Sono arrivato. Prove a oltranza.

lunedì 7 dicembre 2015

Storia di Adele ed Ivo


I° atto: i manifestanti. Settembre 2010.

(In sottofondo ci sono Bella Ciao e il rumore della folla di una manifestazione. Voce fuori campo: settembre 2010, durante una manifestazione, alcuni uomini scambiano opinioni).

LA FOLLA (grida a squarciagola, come un mantra): "il popolo è sovrano", "noi non paghiamo i vostri errori", "la crisi siete voi", "ve ne dovete andare a fanculo", "incazzatevi insieme a noi! Votateci votateci!"

UN UOMO: "Te l’avevo detto! Siamo alle solite… Ti fidi, pensi di aver puntato sul cavallo giusto, per anni credi che vada tutto bene e poi scopri che invece di pulirla la sporcizia era stata buttata sotto il tappeto. Alzi il tappeto, lo riabbassi. Lo rialzi perché non ci credi e lo riabbassi…. Macchè! Non serve a niente… Ahò te ricordi la battuta della sora Lella? “perché a quello l’hanno da caccià via!”. No Sora Lè, quello lì non lo cacciamo. Sembra la gramigna. Cerchi di toglierla ma quella sta sempre là. Per giunta la gramigna non è un uomo ma è una categoria: i politici! E oggi ci va bene perché prima, quando c’era lui e tu sai di chi parlo.. lui… mica ci chiedevano solo voti e tasse.. altro che... il dazio era la vita!

(Fuori campo. Audio della dichiarazione di guerra dell'Italia declamata da Mussolini a piazza Venezia, Roma)

II° atto: Adele ed Ivo. Settembre 1942

IVO: Mi chiamo Ivo, ho 20 anni, e sono un soldato della regia fanteria italiana.

TENENTE (rivolto a IVO): Soldato Moretti! Partirai per la Russia

IVO: Per la Russia?? E che ci vado a fare in Russia?!?

TENENTE: Soldato! non devi domandare. Un soldato deve OBBEDIRE! La Russia è tutti i luoghi in cui c’è da difendere l’onore e l’integrità della madre patria

IVO: Signorsì TENENTE. Ma perché proprio in Russia?

TENENTE: Perché i russi stanno minacciando l’integrità e l’onore della nostra madre patria! Per questo dobbiamo, anzi DOVETE annientare il nemico

IVO: Signorsì TENENTE.. scusi TENENTE non capisco. i russi non hanno mai fatto niente né a me e né all’Italia, per quanto io ne sappia, perché dovrei invaderli ed ucciderli?

TENENTE: Ecco soldato! Tu non sai! Io si e il nemico va annientato PREVENTIVAMENTE per difendere l’integrità e l’onore della madre patria e per difendere le vostre famiglie! Dobbiamo, anzi DOVETE combattere per l’onore e l’integrità dell’Italia e dei suoi figli! Questi sono gli ordini e un soldato deve OBBEDIRE!

IVO: Signorsì TENENTE. Obbedisco per l’integrità e l’onore della madre patria e dell’Italia e per difendere la mia Adele partirò per la Russia e annienterò il nemico che ci minaccia!.

TENENTE: Bravo soldato!

IVO: TENENTE, signorsì signore, di voi mi fido perchè so che avete a cuore la vita dei vostri soldati che sono figli dell’Italia e della madre patria. Dico bene signore?... TENENTE? Dico bene TENENTE?.... TENENTE, ma dove va?... Le ho fatto una domanda..

(Rivolto al pubblico) A volte è davvero maleducato…

(IVO cammina come un soldato sul posto-immagine del tempo che passa-unò duè unò duè)

IVO (rivolto al pubblico): Tra un mese parto per il fronte. Ed oggi sono stato in magazzino a ritirare il mio equipaggiamento. Ma ho un dubbio e voglio chiederlo al TENENTE.

(Rivolto al TENENTE): Signorsì TENENTE. ho ritirato una divisa verde, un elmetto verde, uno zaino verde - pesantissimo TENENTE è pieno di roba -, gli scarponi marroni, un fucile.. verde

(IVO rid3 ma subito torna serio perché il TENENTE non risponde alla sua risata. Rivolto al pubblico): che modi..

(Rivolto al TENENTE): TENENTE mi scusi..

TENENTE: Che altro vuoi Moretti?

IVO: TENENTE mi scusi ho sentito che farà freddo in Russia. Faccio richiesta di un cappotto pesante

TENENTE: Soldato Moretti! non avrai tempo di sentire freddo in Russia. E poi non ci sono cappotti. Fattelo mandare da casa!

IVO: Signorsì TENENTE, agli ordini. Me lo farò spedire da casa….. TENENTE?

TENENTE: Che c’è ancora, soldato?

IVO: Ma se non abbiamo nemmeno i soldi per comprare i cappotti pesanti come faremo a vincere questa guerra?

TENENTE: (si schiarisce la voce, e fa per scansare Ivo col braccio) …e tu soldato Persichetti, i mutandoni di lana fatteli mandare da casa. E comunque non avrai tempo di sentirne la mancanza. Eehh Moretti, per favore, stai sempre qui a fare domande. Te l’abbiamo già detto no?, un soldato non fa domande, obbedisce. E allora obbedisci. Smammare!

(IVO cammino come un soldato sul posto - unò duè unò duè)

IVO (rivolto verso il pubblico): Domani parto per la Russia. Sono a casa, seduto a tavola, ma dopo cena devo tornare in caserma. Mia madre ha cucinato una cena deliziosa, e tutti sono ben vestiti e profumati. Voglio bene ai miei genitori e Adele, la mia Adele, la mia sorellina, la adoro ma lei non smette di guardarmi e di piangere…

IVO (rivolto ad Adele): Adele! Basta, smettila di piangere. Io sono adulto oramai, ho quasi 22 anni. sono un soldato e domani parto per la Russia. Avrò cura di me. I nostri ufficiali sono persone sicure, forti e hanno a cuore la nostra vita. Oh Adele … che ti ho detto! Smettila di piangere.. Pensa, ci hanno detto che è una guerra praticamente vinta. Nel giro di un anno, al massimo due, sarò di ritorno più forte e più uomo di prima … magari pieno di medaglie … Vedrai sarai orgogliosa di me.

(Rivolto al pubblico) Lei mi dice che già lo è e non c’è bisogno di partire in Russia.

(Rivolto ad Adele. Ivo si toglie il tovagliolo dal collo, si alzo dal tavolo ..) Ti scriverò tutti i giorni e ti racconterò le mie avventure. Sai che ridere! Ma ora smettila di piangere per favore. Piuttosto fai la brava col tuo Giulio!

(Rivolto al pubblico) Sto per andare via, saluto i miei genitori e Adele mi salta al collo. Mi bacia e mi stringe tanto da farmi male. Mi bagna la divisa nuova di lacrime

(Rivolto ad ADELE): ma Adele! Ora che figura ci faccio coi commilitoni! Con tutta la divisa bagnata

(Rivolto al pubblico): Rido, ride e finalmente Adele non piange più. La stacco da me e la riconsegno ai nostri genitori. Ma in verità non volevo che lei si staccasse dal mio collo. Non volevo andar via da casa. Non avrei mai lasciato sola Adele, la mia sorellina. Questa guerra, questa vita non mi è mai appartenuta. Non c’ho mai creduto…

III.epilogo

(Rumori di sottofondo di guerra. Rumore artiglieria pesante (insieme))

IO (Rivolto verso il pubblico): Ivo Moretti, il fratello di mia nonna Adele, è morto nel campo di prigionia n.188 di Tambov, nella regione di Tambov, in Russia, il 28 febbraio 1943. Aveva 21 anni. Tutto ciò che lo stato italiano ha restituito alla sua sorellina è una lettera con allegata una cartina dove è stato evidenziato in giallo il presunto luogo di sepoltura di Ivo.

Io andrò a trovarlo, prima o poi. Non so bene spiegarvi perché ma sento che è importante che io lo faccia. Importante per Ivo e per mia nonna Adele. Nel frattempo mi permetto di raccontare la sua storia per non dimenticare.

Buio