E' estate, finalmente. Mi sono deciso a trascorrere la mia settimana di vacanza girovagando per la maremma laziale. Certo non è quello su cui ho rimuginato tutto l'anno, ovvero la Russia, ma tant'è il mio corpo ancora una volta ha puntato i piedi. Chi può farlo se non lui?
Come spesso mi accade quando ritorno nelle case che vivo solo per alcuni periodi dell'anno anche questa volta mi sono ritrovato a leggere i vecchi giornali lasciati dall'ultima vacanza. Leggerli mi dà un gusto dolce e amaro al contempo perchè penso alla tristezza provata alla fine dell'ultima vacanza e alla gioia che provo per averne una davanti tutta intera ancora. Programma della vacanza è prendere la macchina e girare, facendo il turista e visitare paesi mai visti prima. Che poi, mi dico, sarebbe un po' come scoprirli per la prima volta. E qualche volta mi sono sentito Colombo, elettrico per l'emozione della scoperta e pensieroso di fronte alle difficoltà di comunicazione cogli indigeni. Ma c'era ben poco da stare pensierosi. Sebbene associ il turismo con i paesi esteri, dove i problemi di comunicazione sono compresi nel prezzo, ho scoperto che posso essere turista anche in Italia ed ho scoperto che gli indigeni parlano italiano!
Allora prendo la macchina e mi piace passeggiare per le strade provinciali che sono spesso semideserte, da cui spesso si godono panorami mozzafiato e in cui spesso l'unico rumore che si sente oltre al motore dell'auto e dei pneumatici sull'asfalto, dove c'è, è quello della campagna tutt'intorno e del vento che entra dovunque parlando lingue sconosciute. Ed io a guidare sperando che ruote e tutto il resto tengano quanto meno fino al prossimo centro abitato perchè sennò coi panorami mozzafiato, i rumori della campagna, e le lingue del vento ci farei ben poco.
Sono in macchina dunque e i rumori nazionali li posso solo immaginare leggendo i giornali che in questo periodo sono allarmanti e catastrofici. Mi chiedo "davvero i rumori nazionali mi sono lontani solo perchè sono in vacanza?". "Ma dov'è 'sta crisi!?!" sento una sera confidarsi coi suoi amici un uomo appena rientrato colla moglie dalla sua vacanza in montagna. "Sono stato a Courmayeur" continua lui "ed era pieno così di gente! Ma dov'è 'sta crisi!" ed io pensavo "grazie al cazzo!".
Sono in macchina ancora e incrocio una ragazza africana sul ciglio della strada. "Passaggiooooo!" mi grida ma io proseguo. Già una volta avevo incrociato una coppia di ragazzi con zaino in spalla ma avevo tirato dritto e tanti saluti a solidarietà e fratellanza. E infatti c'ero rimasto di merda rimproverandomi di predicare bene e razzolare male. Mi fermo questa volta e torno indietro. La ragazza è ancora lì. "Dove vai? Io vado per di là" le dico. "Anche io" mi risponde lei e sale in macchina. "Avvertimi" mi raccomando "quando siamo arrivati". "Non c'è problema" mi dice e mi ringrazia "è un sacco che aspetto un passaggio". "Mi chiamo Gioia e vengo alla Nigeria" mi racconta col suo italiano incerto. Ne approfitto per parlare della SNIA, della scuola di italiano e dei ragazzi di Rosarno. Le spiego come arrivare e la invito a venire a trovarci. "Bello!" mi dice e poi "ma tu scopi?". "Scusa!?" faccio io e di colpo tutto diventa più chiaro. "Questo momento direi di no" le dico. "Ma perchè fa caldo e a tua moglie non và?" mi incalza lei. "Non è una questione di caldo nè di famiglia" le rispondo e mentre le dico questo Gioia mi dà una pacca sulla spalla e mi scuote un po' ridacchiando. Mi dice di accostare e di farla scendere. C'è un piccolo slargo sulla stradina provinciale. Metto la freccia e rallento ma dietro un auto si attacca al portabagagli e quando mi fermo il tipo alla guida indugia su di noi, ci guarda, ci scruta, ci schifa forse. Saluto Gioia. Riprendo la strada colla voglia di speronare quell'uomo ma altro mi frulla per la testa più potente della vendetta e di quell'uomo. Mi dico che la mia ingenuità non ha limiti perchè solo io avrei potuto credere che quella richiesta di passaggio fosse vera. Ma ringrazio la mia ingenuità perchè mi ha fatto fermare e mi ha fatto conoscere Gioia, nigeriana, forse chissà vittima dell'imbecillità degli uomini, ridotta ad essere una schiava del sesso, ostaggio di quella famigerata tratta di cui avevo solamente letto o ascoltato. La sua pacca che mi è sembrata così familiare è stata come una scossa "Svegliati Gianluca! Cazzo ma non lo vedi che mi prostituisco?". E poi quel tipo e il suo sguardo indagatore e giudicante. Ma che cazzo ne sa quello! Ma che cazzo ne so io se mi fermo alla superficie. Perchè se avessi riconosciuto subito Gioia, non mi sarei fermato. Pensavo di aver capito qualche cosa ma non ho capito un cazzo. Rabbia.
giovedì 1 settembre 2011
il pomodoro e il pescatore
Settembre. Camminnavo lungo il Tevere facendo ritorno a casa anche se avrei incrociato e parlato con diversi amici prima di metterci effettivamente piede. Insomma mentre camminavo lungo il Tevere incrocio lo sguardo con un pomodoro. Non era per terra. Non era uno di quelli che un fruttivendolo potrebbe aver buttato via perchè marcio. E non era un pomodoro di quelli che si portano ai picnic e che si lasciano perchè "tesoro, proprio questo pomodoro non mi va. Lo vuoi te (e qui scattano gli occhi dolci da cerbiatto) o lo diamo ai pesci ratto del Tevere?". Insomma non era un vegetale pronto per essere consumato. Era un pomodoro vivo! Appeso alla pianta da cui ha avuto origine e che continuava ad alimentarlo, ancora nel momento in cui lo stavo osservando. Era un pomodoro rosso e longilineo, come un sammarzano. Accanto ce n'era uno più piccolo ed ancora acerbo e poi ancora un altro ma era appena un'idea. La pianta madre del pomodoro rosso vivo si era appesa alla vita incastrandosi tra le pietre dell'argine (che per intederci è l'argine di sinistra avendo le spalle a San Pietro un po' dopo il ponte che porta a piazza Navona). "Pazzesco!" ho pensato e mi sono immaginato un pomodoro che cadeva da un barcone e fracassandosi sputacchiava i semi un po' qui e un po' li e uno di questi, forse grazie ad una giornata di piena del fiume, si andava ad infilare proprio nell'argine nel punto sopra cui stavo passando. Vedo questa piantina di pomodoro sbucare tra la variegata vegetazione teverina e penso che quel pomodoro mai avrebbe pensato di nascere proprio lì, in un posto tutto sommato scomodo, isolato e per niente fertile, insomma privo dell'ambiente ideale per crescere. Vallo a dire agli agricoltori! Ed invece era lì ed era un pomodoro meraviglioso e tutte le sue caratteristiche lo rendevano ancora più bello e illuminante. In un lampo la mente si è tuffata in un'altra storia. Quella di un pescatore che accetta un consiglio da un uomo che tutto sapeva fare tranne che pescare. "Non hai preso niente oggi eh?" dice l'uomo. E il pescatore bofonchia "eh no, sgrunt! le reti suono vuote. oggi i pesci non mangiano..bevono". Mi fermo un secondo per pensare a quando avevo già sentito dire questa battuta che si vede è comune tra i pescatori ma la storia continua e io non voglio perdermela. "Getta di nuovo le reti in mare e vedi che succede" fà l'uomo al pescatore. Ed il pescatore invece di mandarlo a quel paese, avendone tutto il diritto, s'è fidato e sebbene avesse lavorato infruttuosamente tutto il giorno ha ripreso le reti appena riordinate, ha ripreso la barca appena ormeggiata e si è rimesso a pescare nonostante fosse quasi sera. A stento pure lui credeva di aver potuto prendere così tanti pesci da far quasi affondare la barca in così breve tempo. Ha chiamato anche gli amici che stavano lì a bocca aperta meravigliati perchè condividessero questa meraviglia: "Aho! Che volemo fà? Aspettate che ve caschino in bocca o me venite a dà 'na mano? Daje!" mi immagino il pescatore colla bocca piena di felicità rivolgersi così agli amici. Sicuro io glielo avrei detto aggiungendo qualche "cazzo" qui e li. Penso e ci ripenso e mi chiedo "sono capace ad abbandonarmi ed affidarmi alle parole delle persone come ha fatto quel pescatore? Sono capace ad abbandonarmi e affidarmi alla vita come ha fatto quella meraviglia di pomodoro?". Mi chiedo se è davvero possibile abbandonarsi ed affidarsi in questo modo oggigiorno. E' davvero possibile essere pomodoro e pescatore?
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