giovedì 1 settembre 2011

il turista benpensante

E' estate, finalmente. Mi sono deciso a trascorrere la mia settimana di vacanza girovagando per la maremma laziale. Certo non è quello su cui ho rimuginato tutto l'anno, ovvero la Russia, ma tant'è il mio corpo ancora una volta ha puntato i piedi. Chi può farlo se non lui?
Come spesso mi accade quando ritorno nelle case che vivo solo per alcuni periodi dell'anno anche questa volta mi sono ritrovato a leggere i vecchi giornali lasciati dall'ultima vacanza. Leggerli mi dà un gusto dolce e amaro al contempo perchè penso alla tristezza provata alla fine dell'ultima vacanza e alla gioia che provo per averne una davanti tutta intera ancora. Programma della vacanza è prendere la macchina e girare, facendo il turista e visitare paesi mai visti prima. Che poi, mi dico, sarebbe un po' come scoprirli per la prima volta. E qualche volta mi sono sentito Colombo, elettrico per l'emozione della scoperta e pensieroso di fronte alle difficoltà di comunicazione cogli indigeni. Ma c'era ben poco da stare pensierosi. Sebbene associ il turismo con i paesi esteri, dove i problemi di comunicazione sono compresi nel prezzo, ho scoperto che posso essere turista anche in Italia ed ho scoperto che gli indigeni parlano italiano!
Allora prendo la macchina e mi piace passeggiare per le strade provinciali che sono spesso semideserte, da cui spesso si godono panorami mozzafiato e in cui spesso l'unico rumore che si sente oltre al motore dell'auto e dei pneumatici sull'asfalto, dove c'è, è quello della campagna tutt'intorno e del vento che entra dovunque parlando lingue sconosciute. Ed io a guidare sperando che ruote e tutto il resto tengano quanto meno fino al prossimo centro abitato perchè sennò coi panorami mozzafiato, i rumori della campagna, e le lingue del vento ci farei ben poco.
Sono in macchina dunque e i rumori nazionali li posso solo immaginare leggendo i giornali che in questo periodo sono allarmanti e catastrofici. Mi chiedo "davvero i rumori nazionali mi sono lontani solo perchè sono in vacanza?". "Ma dov'è 'sta crisi!?!" sento una sera confidarsi coi suoi amici un uomo appena rientrato colla moglie dalla sua vacanza in montagna. "Sono stato a Courmayeur" continua lui "ed era pieno così di gente! Ma dov'è 'sta crisi!" ed io pensavo "grazie al cazzo!".
Sono in macchina ancora e incrocio una ragazza africana sul ciglio della strada. "Passaggiooooo!" mi grida ma io proseguo. Già una volta avevo incrociato una coppia di ragazzi con zaino in spalla ma avevo tirato dritto e tanti saluti a solidarietà e fratellanza. E infatti c'ero rimasto di merda rimproverandomi di predicare bene e razzolare male. Mi fermo questa volta e torno indietro. La ragazza è ancora lì. "Dove vai? Io vado per di là" le dico. "Anche io" mi risponde lei e sale in macchina. "Avvertimi" mi raccomando "quando siamo arrivati". "Non c'è problema" mi dice e mi ringrazia "è un sacco che aspetto un passaggio". "Mi chiamo Gioia e vengo alla Nigeria" mi racconta col suo italiano incerto. Ne approfitto per parlare della SNIA, della scuola di italiano e dei ragazzi di Rosarno. Le spiego come arrivare e la invito a venire a trovarci. "Bello!" mi dice e poi "ma tu scopi?". "Scusa!?" faccio io e di colpo tutto diventa più chiaro. "Questo momento direi di no" le dico. "Ma perchè fa caldo e a tua moglie non và?" mi incalza lei. "Non è una questione di caldo nè di famiglia" le rispondo e mentre le dico questo Gioia mi dà una pacca sulla spalla e mi scuote un po' ridacchiando. Mi dice di accostare e di farla scendere. C'è un piccolo slargo sulla stradina provinciale. Metto la freccia e rallento ma dietro un auto si attacca al portabagagli e quando mi fermo il tipo alla guida indugia su di noi, ci guarda, ci scruta, ci schifa forse. Saluto Gioia. Riprendo la strada colla voglia di speronare quell'uomo ma altro mi frulla per la testa più potente della vendetta e di quell'uomo. Mi dico che la mia ingenuità non ha limiti perchè solo io avrei potuto credere che quella richiesta di passaggio fosse vera. Ma ringrazio la mia ingenuità perchè mi ha fatto fermare e mi ha fatto conoscere Gioia, nigeriana, forse chissà vittima dell'imbecillità degli uomini, ridotta ad essere una schiava del sesso, ostaggio di quella famigerata tratta di cui avevo solamente letto o ascoltato. La sua pacca che mi è sembrata così familiare è stata come una scossa "Svegliati Gianluca! Cazzo ma non lo vedi che mi prostituisco?". E poi quel tipo e il suo sguardo indagatore e giudicante. Ma che cazzo ne sa quello! Ma che cazzo ne so io se mi fermo alla superficie. Perchè se avessi riconosciuto subito Gioia, non mi sarei fermato. Pensavo di aver capito qualche cosa ma non ho capito un cazzo. Rabbia.

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