giovedì 1 settembre 2011
il pomodoro e il pescatore
Settembre. Camminnavo lungo il Tevere facendo ritorno a casa anche se avrei incrociato e parlato con diversi amici prima di metterci effettivamente piede. Insomma mentre camminavo lungo il Tevere incrocio lo sguardo con un pomodoro. Non era per terra. Non era uno di quelli che un fruttivendolo potrebbe aver buttato via perchè marcio. E non era un pomodoro di quelli che si portano ai picnic e che si lasciano perchè "tesoro, proprio questo pomodoro non mi va. Lo vuoi te (e qui scattano gli occhi dolci da cerbiatto) o lo diamo ai pesci ratto del Tevere?". Insomma non era un vegetale pronto per essere consumato. Era un pomodoro vivo! Appeso alla pianta da cui ha avuto origine e che continuava ad alimentarlo, ancora nel momento in cui lo stavo osservando. Era un pomodoro rosso e longilineo, come un sammarzano. Accanto ce n'era uno più piccolo ed ancora acerbo e poi ancora un altro ma era appena un'idea. La pianta madre del pomodoro rosso vivo si era appesa alla vita incastrandosi tra le pietre dell'argine (che per intederci è l'argine di sinistra avendo le spalle a San Pietro un po' dopo il ponte che porta a piazza Navona). "Pazzesco!" ho pensato e mi sono immaginato un pomodoro che cadeva da un barcone e fracassandosi sputacchiava i semi un po' qui e un po' li e uno di questi, forse grazie ad una giornata di piena del fiume, si andava ad infilare proprio nell'argine nel punto sopra cui stavo passando. Vedo questa piantina di pomodoro sbucare tra la variegata vegetazione teverina e penso che quel pomodoro mai avrebbe pensato di nascere proprio lì, in un posto tutto sommato scomodo, isolato e per niente fertile, insomma privo dell'ambiente ideale per crescere. Vallo a dire agli agricoltori! Ed invece era lì ed era un pomodoro meraviglioso e tutte le sue caratteristiche lo rendevano ancora più bello e illuminante. In un lampo la mente si è tuffata in un'altra storia. Quella di un pescatore che accetta un consiglio da un uomo che tutto sapeva fare tranne che pescare. "Non hai preso niente oggi eh?" dice l'uomo. E il pescatore bofonchia "eh no, sgrunt! le reti suono vuote. oggi i pesci non mangiano..bevono". Mi fermo un secondo per pensare a quando avevo già sentito dire questa battuta che si vede è comune tra i pescatori ma la storia continua e io non voglio perdermela. "Getta di nuovo le reti in mare e vedi che succede" fà l'uomo al pescatore. Ed il pescatore invece di mandarlo a quel paese, avendone tutto il diritto, s'è fidato e sebbene avesse lavorato infruttuosamente tutto il giorno ha ripreso le reti appena riordinate, ha ripreso la barca appena ormeggiata e si è rimesso a pescare nonostante fosse quasi sera. A stento pure lui credeva di aver potuto prendere così tanti pesci da far quasi affondare la barca in così breve tempo. Ha chiamato anche gli amici che stavano lì a bocca aperta meravigliati perchè condividessero questa meraviglia: "Aho! Che volemo fà? Aspettate che ve caschino in bocca o me venite a dà 'na mano? Daje!" mi immagino il pescatore colla bocca piena di felicità rivolgersi così agli amici. Sicuro io glielo avrei detto aggiungendo qualche "cazzo" qui e li. Penso e ci ripenso e mi chiedo "sono capace ad abbandonarmi ed affidarmi alle parole delle persone come ha fatto quel pescatore? Sono capace ad abbandonarmi e affidarmi alla vita come ha fatto quella meraviglia di pomodoro?". Mi chiedo se è davvero possibile abbandonarsi ed affidarsi in questo modo oggigiorno. E' davvero possibile essere pomodoro e pescatore?
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