Di sabato pomeriggio d'estate scendo le scale del mio palazzo
dal quinto piano al piano terra. Senza ascensore s'intende!
Ma non pensiate che io sia uno sportivo assatanato o addirittura un pazzo
perchè dove vivo, ve lo dico, solo a piedi si sale e solo a piedi si scende.
Dunque a piedi scendo di un piano ed incontro un plotone di bambini scalmanati
sono chiassosi, colorati, sudati, sorridenti, a tratti disperati
fa assai caldo oggi, si fatica a respirare e la madre li rincorre per bagnarli
"buongiorno" gli dico passando. D'un tratto il silenzio e il buongiorno mi ridanno
scendo ancora coi loro occhi puntati, la madre li ha calmati, ma io me li dimentico
perchè sono rapito dalla musica di uno stereo mezzo rotto
che incantato riproduce a ripetizione un ritornello, sempre lo stesso, identico.
Mi sembra tutto surreale come un sogno, ma dal sapore antico e familiare, già vissuto, già visto.
Scendo ancora e al secondo sono steso dall'odore di cibo speziato
proveniente dalle cucine di ogni dove che si riuniscono in questo stretto pianerottolo.
Bangla, equadoregni, cingalesi, egiziani, filippini,
è ancora un sogno, si, quello stavolta di un mondo senza confini.
Arrivo al primo ma giro sui tacchi, "accindenti la testa!", devo ritornare.
Entro in silenzio, lei è ancora addormentata,
mi risiedo per terra, accanto al letto e la guardo sognare.
"Resto così un altro po' " penso. Amo questo istante di vita sognata.
Nessun commento:
Posta un commento