domenica 5 giugno 2011

25 aprile 2011: uguali, amici e fratelli.

24 aprile 2011, è la domenica di Pasqua. Si cucina alla SNIA ininterrottamente da sabato. Si montano i palchi e si allestiscono i tavoli in piazza giardini Nuccitelli. Tutto è in movimento, tutto è un fermento. Tranne il campo di calcetto, lisciato dall'operosità delle donne e degli uomini del quartiere, che all'apparenza sornione è li che ci guarda e ci aspetta. Ma grandi manovre politiche e fitte trame diplomatiche sono in corso. Tutto si fà e tutto si dice per la sua gestione contesa da pochi ma desiderata da molti anzi moltissimi. I nodi si sciolgono all'ultimo come nelle migliori tragedie greche. Possiamo giocare, lunedì mattina avremo le chiavi per entrare in campo. Olè.
25 aprile 2011, lunedì dell'Angelo e giorno della liberazione. Arrivo al campo che è già mezzogiorno. Per fortuna ha smesso di piovere ed anche il cielo siede curioso paziente. Comincio a ricevere le prime iscrizioni appena poggio le borse a terra. C'è Jac, che mi ha sorpreso per l'impegno con cui ha preso la sua partecipazione, con la sua squadra di italo-africani. Ci sono Marcello ed Enrico che giocano con i ragazzi nomadi del campo Riserva Nuova. C'è la compagine curda, disciplinata e organizzata. Ci sono i rom del casilino 900 fracassoni e numerosissimi. Ci sono i nostri amici africani, c'è Youssuf, Soma, i 2 Saidu. Li conto, ci conto. Siamo 8 squadre. Bene, facile, il gioco è fatto: 2 gironi da 4, poi semifinali e finali. E' deciso. Finalmente arrivano le chiavi. Il cancello si apre. Si apre una diga, tutti dentro adulti e bambini, risucchiati dal campo che in un attimo si riempie. Vedo che tutti strillano e corrono a prendere a calci i palloni per tirare giù altri palloni rimasti sulle reti di protezione. Mi siedo. Faccio i gironi. Elenco le partite. 15 minuti ciascuna e finiamo alle 20. Perfetto. Con Marco cerchiamo di ordinare il caos. Come se fosse facile. La regola? In campo solo le squadre che giocano, tutti gli altri fuori! Come se fosse facile. Fischio! L'ordine è riportato magicamente. Si inizia, finalmente. Mi aspetta, ci aspetta un lungo pomeriggio ma è divertente e amo il calcio giocato come tutte le persone che mi sono intorno. "Controllare le scarpe" è un comandamento che mi sono ripetuto decine di volte. Scherzo con Marco dicendo che giocheranno solo quelli coi tacchetti. Mi guarda con fare torvo. Rido, ride. Non voglio creare un casus belli. Faccio un primo giro di controlli. Accidenti sono tanti che indossano scarpe coi tacchetti assolutamente vietatie. Gli dico che devono tirarle via altrimenti non possono giocare. Alcuni bofonchiano ma le tolgono scambiandole con quelle dei propri compagni. Altri proprio questa cosa non la accettano e si offendono. Altri ancora ci provano e sistematicamente li vedo in campo colle scarpe coi tacchetti e sistematicamente fermo la partita in corso per fargliele cambiare. Fischio! Si gioca con passione e veemenza fin troppa. All'inizio interrompo in continuazione per ricordarci che siamo fatti di carne e ossa e rischiamo di farci male. Spero abbiano capito mi dico. Fischio! Riprendiamo, si corre, si segna, segnalo falli e concedo rigori. Tutto senza soluzione di continuità. Arrivano altre 4 squadre. Nabil porta i suoi connazionali egiziani e gli avvocati dello sportello progetto diritti sono pronti a tutto. E ora? Un altro girone, altre 6 partite, il tempo non basta e comincia a piovere. Cazzo! Diminuisco il tempo per partita a 10 minuti. Mi impressionano i curdi della Ararat, mi sorprendono i rom di Riserva Nuova e Mustafa, l'egiziano della squadra di Nabil. Fischio! Ricominciamo, maciniamo partite e risultati e la pioggia non smette di scendere. "In campo le squadre Riserva Nuova e International Rom per favore, tutti gli altri fuori dal campo". Macchè. I ragazzi africani sempre in campo ad occupare la panchina di sinistra. vabbè. Cominciamo. Fischio! Ed è subito bagarre. Sono forti. Indossano tutti maglie diverse ed è un grosso problema per l'arbitro. Ogni azione termina con una discussione, ogni fischio è una contestazione ed ogni minuto è lunghissimo. Finisce 1 a 1, un pareggio che accontenta tutti. E la pioggia si fà insistente. Penso, dico "ok, sospendiamo". Ma non faccio in tempo a finire che le squadre sono in campo, tutti già fradici, pronti a continuare. D'altra parta anche io amavo giocare sotto l'acqua. Dunque? "d'accordo giochiamo!" e Fischio! con l'ombrello in mano. E continuiamo a giocare finchè non finiscono tutte le partite e finchè la finale non è vinta dai curdi dell'Ararat. Memet, curdo e miglior giocatore del torneo, sul palco della premiazione si augura che la pace che oggi ha regnato sul campo sia un giorno un bene goduto da tutto il mondo. Grazie Memet. La pace ha veramente regnato tra di noi e la passione per lo sport ci ha reso tutti uguali, amici, fratelli. Fischio!

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