domenica 20 novembre 2016

Il lago ghiacciato


"Son certo che quando l'avevo parcheggiata" disse lo sprovveduto all'amico che l'ascoltava "era domenica che avevamo organizzato un picnic. Che bel tempo c'era.. Il sole e l'arietta di primavera, la tovaglia a quadri, formaggio, pomodori e quell'ottima insalata. Chi lo avrebbe mai detto che un fiume passasse proprio di li".
"Che poi, scusa" continua il derelitto "non c'era indicazione, avviso o divieto. Nessun uomo ha avuto cura di dirmi: - attenzione! - Nessuna donna che m'abbia detto: - Cosa fa, non vede che è proibito? - Ed invece la gente sai che faceva? PASSEGGIAVA, che disgraziati! SI GODEVA IL SOLE, che parassiti! Mi sento afflitto"

"Ehh, ferma ferma.." irrompe l'amico indispettito "ora non esagerare! Anche tu te ne stavi al sole colla tua bella, o no? Anche tu te la spassavi mangiando bevendo e recitando versi per far colpo sulla giovin donzella!" gli pontificava con la destra sul fianco e la sinistra a fender l'aria con l'indice impettito!
"Ehi ehi rinfodera quel dito.. che mi spaventi! Mica sei Cyrano o D'Artagnan, Zorro o Peter Pan! E poi" continua con fare tra il contrito e il divertito "hai ragione, caro sceriffo, lo confesso. Quel giorno non é andato bene niente: il cibo, il vino, il sole e parlare d'amore? -Te lo scordi, sei proprio un fesso!- Mi fa lei, capisci? Così, me ne sono andato avvilito dimenticando le due ruote finché non l'ho riviste circondate da pesci e ricoperte di ghiaccio come un ricordo sbiadito".

domenica 25 settembre 2016

Sugli effetti dell'amore

Bellezza, eravamo
Luce, brillavamo
Gioia, emanavamo
Amore.
Avete toccato il cielo?
Ubriaco, non me lo ricordo.
Ancora una pinta.
Ci vediamo al pub!



Note
Queste parole le dedico a Cristina e ad Alessandro che ieri si sono sposati. E le dedico al coro della messa delle 19 della chiesa di Sant'Angelo di Milano. Coro con cui ieri ho animato il matrimonio dei due giovani sposi.

lunedì 29 agosto 2016

Immagini parlanti: il Falsopepe


Io nu llo sapevo propio che sarei diventato il giorno che m'hanno messo nelle mano de 'sta donna, Lucia la chiameno qui quelli della specie sua, che curiosa e determinata è stata a volemme ar fianco suo e m'ha piantato e m'ha cresciuto senza sape' bene nemmeno lei che je sarei diventato, che fiori j'avrei fatto, che frutti j'avrei dato. E si che l'omo accanto a lei, Leonardo se chiama, non me ce voleva pe' gnente tra le cose sua. E ll'artri du' fratelli mia non l'ha mica curati, nu lla mica dissetati, nun c'ha mica parlato insomma nun l'ha curati come Lucia ha fatto co' me. Oggi so grande e robusto ma a vedemme la gente der posto nun ce se raccapezza, nun capischeno a che razza appartengo.


Ma io me sento bene, c'ho le radici qui ben piantate nella terra fertile e dorce, so' pieno de rami che dapprima salischeno tutti su verso er cielo generoso e poi aricaleno verso er basso facenno ciondola' tutte 'ste foje che a vorte pareno piume che quanno che me sfioreno me fanno tutto er solletico, a vorte quanno che er sole è arto ner cielo me sbrilluccicheno tutte manco fossero orecchini de diamanti, artre vorte ancora quanno er cielo è pieno de nuvoloni che pare che debba piove tutta l'acqua der monno da un momento all'artro me sembreno come gocce piene e gonfie de na pioggia d'autunno. Lucia, quanno che poggia l'occhi su de me tra er tanto traffica' che l'impegna tutta la giornata, io lo vedo quant'è fiera de me ma me sento che è ancora un po' scettica e che se chiede "io che me ne faccio dei semini tui rossi e piccoli che sembreno pepe..?" Poi un giorno me confida "sai che c'è, Falsopepe mio? Ho deciso che li pijo e li faccio secca'. Faremo conosce a tutti quanti quanto so bboni i semi tui perchè secondo me tu sei pure bbono mica sei solo bello!".


venerdì 26 agosto 2016

Radici nella Tuscia

Il viterbese è pieno di paesetti.
"E grazie al ciupero!" sento l'eco di pensieri nascosti dietro
nemmeno troppo ironici sorrisetti.
Ma io lo dico e lo ripeto: il viterbese è pieno di paesi 
che in comune hanno l'obbligo di dover esser visitati 
a partire dalle ore diciotto.
A quest'ora, infatti, il verde e l'arancione 
fanno bella mostra di se stessi,
certo solo agli occhi della gente 
che si prende il tempo per coglierne i riflessi.
A ben guardare essi, cioé il verde e l'arancione dico, 
sciorinano un'infinita declinazione di sfumature 
che nemmeno l'arcobaleno, non ne son certo al 100% 
ma ora glielo chiedo, ne ha cognizione.
Ma io inizio il mio giro di buon mattino 
raggiungendo Montefiascone, 
paese noto per il vino si ma anche, per me, 
per il punto privilegiato d'osservazione 
che si ha affacciandosi su in cima alla torre 
che è il punto più alto della collina 
dov'è sorto secoli prima.
Da qui, come una sentinella, 
scorgo e controllo tutta la Tuscia, 
da Viterbo distesa sulla valle 
a Bolsena appollaiata sul lago 
e poi Marta e ancora la bella Vetralla e..
"Se vabbè, Vetralla.. Nu lla vedi mica quella!" 
sento di nuovo l'eco di pensieri 
ora fin troppo rumorosi. 
Ma si, lo so, non c'è bisogno che s'agitino 
troppo solo perchè ho raccontato 
quanto gustosa sia la vista da la sopra. 
Facinorosi!
"Allora scendo e me ne vado a Capodimonte. 
La prima volta l'ho visitato con lentezza, 
cioè con il tempo giusto per farci amicizia, 
scoprirne abitudini che ancora oggi conservo 
e di esse l'intima bellezza.
Come quando faccio scorta per l'inverno 
di rosmarino e di lavanda 
e con le mani ancora unte dei loro odori 
mi mangio un gelato assistendo 
ad una gara dei signori bocciatori.
A malincuore lo saluto ma solo perchè 
voglio raggiungere la vicina Marta 
dove m'accoglie il ricordo di Ella, 
delle more e di lonza e melone.
Da li a Tuscania poi é una ventina di minuti: 
prendo la strada provinciale polverosa, 
attraverso campi di grano, 
m'infilo in tunnel naturali sospesi 
tra platani e arbusti di tipo vario. 
La sequenza di chiaroscuri è semplicemente meravigliosa 
e da sola basterebbe alla giornata 
se non fosse che alla fine mi ritrovo a Tuscania.
Che gioiello! mi sembra di entrare nel salotto di casa mia, 
cioè non ne ho uno ma se lo avessi lo vorrei così bello. 
Tuscania m'incanta colle mura, l'odore dell'erba tagliata, 
la chiesetta della Madonna delle nevi 
e la storiella dell'"Ultima Pecetta".
Quando riprendo la strada del mio giro 
già pregusto il dolce ammollo nell'acqua termale sulfurosa, 
col sole e la terra zolfosa che mi butto in testa 
pensando che mi faccia (più) bello!
Pieno di immagini e colori torno al paese in cui vivo, 
Capranica, che m'incanta con dettagli sempre nuovi: 
la luce e i gatti, l'odor di legna e i tetti, 
le sagre e le sore che affollano i vicoletti. 
È così che questo paese mi riempie ogni giorno 
ed inesorabilmente il cuore.

sabato 20 agosto 2016

Diviso a metà





"Non è uno scherzo" dice ironico il capitano dell'imbarcazione che mi porta, insieme ad altre 15 persone, a visitare le grotte naturali " qui è lo Ionio" prosegue lui aggiungendo dettagli utili alla sua tesi "siamo a 10 metri dalla costa e la profondità del mare va dai 10 ai 20 metri". Poi dà un'accelerata e tutti noi, concentrati ad ascoltarlo come tanti Ulisse ascoltano le sirene, veniamo presi d'incontro come i pugili e sobbalziamo vittime della gravità e delle onde. Soddisfatto dell'effetto il capitano ferma l'imbarcazione dopo pochi metri e pontifica "qui siamo nell'Adriatico alla stessa distanza dalla costa ma la profondità va dai 35 ai 90 metri". Restiamo così sospesi tra il sentire di trovarci in un luogo unico e la voglia di proseguire il giro ed ascoltare altre amenità simili. "Ah ah.. C'abbiamo l'Adriatico personalizzato!" chiude la sua arringa il capitanoe con una battuta che distende tutto e ci fa ridere. E la linea che divide i due mari, di cui avevo finora solo sentito parlare, esiste davvero e si vede per bene soprattutto dall'alto del promontorio dove c'è il faro. Salgo, mi affaccio ed è li, la vedo. La vedo anche quando mi guardo in foto, la linea. Ora, io non sono fotogenico e perchè una foto che mi ritrae sia bella ci vogliono determinate condizioni emotive e climatiche. Tuttavia per quello che mi serve in questo momento è sufficiente una qualunque foto purchè sia chiara e veritiera perchè io possa vedere la mia faccia e la linea che la divide in due. Copro con un dito metà volto e vedo un uomo. Copro con lo stesso dito l'altra metà dello stesso volto e vedo un altro uomo: sulla stessa faccia ci sono due espressioni, due modi di guardare e di sorridere. "Ma anche di sentire e di pensare" mi dico. Sono doppio, anzi sono uno ma diviso a metà e ció mi spaventa un po': più mi conosco e più mi rilasso perchè rilassato mi accolgo questo è vero ma non mi conosco del tutto e, soprattutto nei momenti di debolezza, cado vittima di vecchie dinamiche che oggi riconosco, a cui oggi dó nome e cognome, ma non basta ancora per evitarle. "You don't know.." dice Francesco ai figli sapendo pregustando il piacere che avrà nel sentirli finire l'aforisma del signor George Lucas "..the dark side of the power".

martedì 16 agosto 2016

Immagini parlanti: la loggica dell'invasione


"È stato avvistato un'alieno! 
Si! Nei pressi, vicino, giù di lì.
Di bellaspetto, piaciente, ma temo incompatibbile co gli omini di qui". Nervoso il comunicato dell'impiegato con cui proclama la notizia dell'invasione. 
"Restate in casa! e fate attenzzione: 
Ha 4 dita, una mano e un dorso tutto bucato!" 
Un passante, maestro di professione, lo ascolta irritato per i tanti errori.
"Si calmi e faccia lei attenzione! 
È certo che un sospetto meriti siffatta deturpazione?  
La guardi meglio e sia obiettivo, sono umane, dita e anello, non venusiane!" 
"Eh, si, eh.. non faccia il sapientone!" 
Replica piccato l'impiegato 
"Voglio vedere: quando busseranno alla sua porta, provi a convincerli con l'analisi loggica!"


Nota. Questa immagine mi ha ispirato il desiderio di tentar di omaggiare il signor Rodari. 

venerdì 12 agosto 2016

Immagini parlanti: il guardone.


"Lei è proprio uno screanzato!" fa scocciata la sora picciona, decana del quartiere medioevale San Pellegrino a Viterbo "si vergogni a importunare le vecchie signore sbirciandone le preziosità tra le piume!"
Sono sorpreso perchè mai m'era accaduta una reazione del genere. "Ma signora.. Si calmi.. Io non volevo.. Mi creda.. Non sono un guardone.. È una questione artistica di immagini parlanti e..." 
"..Questione artistica un corno!" tuona la compare, picciona del quartiere limitrofo Sant'Andrea che aveva visto tutto, " lei è un guardone bell'e buono sa!"
"No.. allora signore.. Io volevo solo raccontare la morbidezza che mostrate quando vi accovacciate. Mi date l'impressione di essere soffici come l'ovatta.."
"Dice davvero?.. Mmm.. Forse abbiamo esagerato.. sa questi tempi per noi piccione non sono felici.. Senta, facciamo così: in cambio delle sue inmagini parlanti le chiedo una cosa, che dice?"
"Certo sora picciona, mi dica. Cosa posso fare per lei?" le dico felice diq uesta sua apertura.
"Me faccia er piacere, c'ho 'n prurito.. me dia na grattatina..."

martedì 9 agosto 2016

Immagini parlanti: la politica dell'integrazione


"Se solo le tue lunghe dita" sospira l'ultima foglia dell'estremità destra della lega autonoma Alba di Passiflora "fossero come foglie longilinee delicate io non ne avrei paura". E poi, dopo aver atteso il necessario tempo teatrale e aver fatto mandar giù l'immagine alla platea di foglie e insetti che stava li ad ascoltarla rapita dalla sua retorica, prosegue assestando un altro colpo che pensava "con questo cadranno tutte ai miei piedi nemmeno fosse autunno". Disse "se tu solo fossi come me potresti adagiarti sulle mie radici, sentire il battito del mio cuore, il solletico delle api, le risate delle coccinelle, potresti intrecciarti con me per sempre.. Se solo tu fossi come me". Di nuovo, con l'emozione in gola di chi sa di aver suscitato un'emozione unica, crea di nuovo il silenzio, resta in attesa dell'ovazione e degli applausi che ne è certa esploderanno all'unisono. E si prepara inchinandosi a riceverli. La platea è li che la guarda, rintronata da tanta bellezza che stenta a capire cosa fare e resta a bocca aperta finchè una foglia, compagna del gruppo anarchico di foglie dell'estremità sinistra si alza in piedi e urla "M'anvedila! eh brava la nostra populista!" Fa tutta indispettita "ce voi impapocchia'! Ma che nu llo vedi che è già così! Che s'è già intrecciata!? Te e le tue storie conservatrici.. Ma valle a racconta ar circolo delle ghirlande!" Allora si che un boato si levó assordante e  fischi e urla e oggetti che volavano tra le fila.. C'era così tanta confusione che nemmeno più le api operaie s'avvicinavano a raccogliere il polline. Svolazzando e scuotendo testa e ali decisero ciondolanti di farsi una pinta di sambuco al bar stelo 40..

sabato 23 luglio 2016

nemmeno una goccia. Ma io già lo sapevo..

Già lo sapevo che eri margherita
dai lunghi petali bianchi
tutti slanciati per non far cadere
del sole nemmeno una goccia.

Allora ti immagino riccia e rossa
come l'amore che ti circonda
le mani aperte rivolte al cielo
ancora inesperte per esplorarlo.

Gli occhi tondi, la faccia raggiante,
un carattere esondante da rendere
fin troppo piccola già la pancia di tua madre,
da rendere folle già il cuore di tuo padre.

Ma io già lo sapevo che eri margherita
tutta riccia e divertita
con le mani aperte e gli occhi tondi
per non perdere del mondo nemmeno una goccia.


[Margherita è nata nel 2010. Lei è figlia di Jenni e Simone che è fratello di Federica che conosco da sempre e anche prima. Ho scritto questa poesia per Margherita prima che Margherita nascesse, prima di sapere che si sarebbe chiamata proprio così come avevo immaginato. E prima di sapere se sarebbe stata veramente riccia e rossa..]

mercoledì 27 aprile 2016

25 aprile 2016


"No, senti Ale, io quest'anno non me la sento. Mi sembra di essere un colonizzatore. Sento che è il momento di fare un passo indietro e di lasciare questo riconoscimento a chi vive di più la snia perchè questo per me è un riconoscimento mi fa sentire parte della snia anche se sono lontano mi sento ogni anno accolto come un fratello.. " così le ho detto impegnandomi in un pensiero articolato, intimo e definito che avevo elaborato con tanta convinzione che non poteva essere smontato ed invece sono bastate queste poche parole "non dire fregnacce. Viecce a da' 'na mano. T'aspettamo" per farmi crollare tutta la torre che la testa aveva costruito e ridar voce al cuore che scalpitava per esserci, per prendere posizione, parteggiare a favore cioè di una vita senza frontiere, regolamentata si e piena delle ricchezze che solo la multiculturalità e l'integrazione possono offrire. E poi esserci vuol dire "calcio" lo sport che, se ne sei appassionato, non puoi fare a meno di vedere e di praticare. Verità lapalissiana? Forse ma solo in supericie perchè sono convinto che il calcio sia molto di più di una affermazione scontata: tutti sono allenatori tutti sono giocatori tutti sono tifosi e tutti, chi più chi meno, sono proseliti di una religione pagana 2.0. E se hai l'opportunità di praticarlo allora il calcio rende grande anzi divino colui che compie un gesto perfetto per esecuzione efficacia e bellezza e rende invincibile il team che trama con sapienza e coordinazione un movimento che compie come fosse un solo corpo. Tanto rende speciali il calcio che i giocatori fanno i salti mortali per essere il 25 aprile al campetto della piazza del pigneto intitolata a due uomini, Persiani e Nuccitelli, partigiani esponenti della resistenza contro la ferocia, la violenza e l'oppressione nazi-fascista che li ha travolti restandone vittime. Così succede che Marco s'incastra i tempi della sua reperibilità e s'organizza con la moglie per gestire il plotone di figlie. Enrico scende in campo sebbene abbia finito alle 5 di mattina di lavorare. Jordi viene dalla Barcellona spagnola per giocarsi la chance di entrare nella storia anche fosse per il secondo di gioia esplosiva che solo un gol puó consegnare al giocatore che lo sigla. E poi Emiliano, dovevate vederlo alle 12 tutto imbacuccato colla voce cavernosa dire "ah Giallù, c'ho le placche, la gola me fa male nun ce la fo" e poi incontrarlo alle 15 confessare a se stesso a e al mondo "non ce la faccio a non giocare": indossa i suoi pantaloncini, scende in campo, corre, rincorre, si vive questa giornata di sport anzi di calcio proprio come ha fatto il cielo che ha illuminato questo palcoscenico sgombrando le nuvole e facendo spazio al sole grande e caldo. In questo contesto di attese, emozioni, immagini ed aspettative ha inizio il torneo di calcetto della liberazione 2016. cominciamo a giocare e come al solito inanelliamo una partita via l'altra senza soluzione di continuità. Per me è un privilegio poterci essere ogni partita: come arbitro me le vedo tutte e ne curo l'armonia, mi becco i ringraziamenti ma anche gli urli di chi non ci sta a vedersi negato o assegnato un fallo ingiustamente a suo dire ma per quanto io possa essermi sbagliato è sempre bene che la condotta arbitrale sia ben precisa e sul fischio non si torna indietro a meno che tutti i giocatori in campo unanimamente non mi facciano cambiare idea. Quando accade sono ben contento di farlo perchè la competitività smaliziata del voglio vincere a tutti i costi lascia il posto all'agonismo positivo del voglio vincere ma correttamente. Perchè non si creda che ad un torneo così si partecipi per la gloria del volemose bene. Certo si gioca per stare insieme, per godersi una giornata di sole, birra e salsiccia o soja, per giocare allo sport che c'appassiona e ci rende più vicini ai calciatori professionisti che seguiamo con devozione ma anche, e dico io SOPRATTUTTO, per poter dire a chiunque, caro e meno caro, e con orgoglio "oggi ho vinto io!". Daje!